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Malgioglio: "Aiutavo bambini disabili, il calcio non mi sopportava. Striscione terribile dei laziali"

"Nel 1983 Liedholm mi chiamò come vice di Tancredi, era l'anno dopo la vittoria dello scudetto. La Roma mi è sempre venuta incontro", le parole di Malgioglio.


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

14/11/2021 12:13 - Interviste
Malgioglio: Aiutavo bambini disabili, il calcio non mi sopportava. Striscione terribile dei laziali
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Astutillo Malgioglio, ex portiere di Brescia, Roma, Lazio, Inter e Atalanta, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Quando giocava in Serie A, dopo una visita ad un centro per disabili che lo toccò profondamente, decise di impiegare il primo ingaggio per fondare l’associazione ERA 77 per il recupero motorio dei bambini colpiti da distrofia muscolare. Aveva 19 anni: "Nel calcio sono sempre stato un sopportato. È un mondo che gira solo intorno a se stesso e ai suoi piccoli drammi della domenica; ogni voce fuori dal coro è un pericolo. In tutta la carriera non ho mai saltato un allenamento. Ero uno di quelli che si definiscono “professionisti esemplari”. Eppure, spesso, non bastava. Qualsiasi altro interesse diverso dal pallone viene visto come una pericolosa distrazione, anche quando aiuti dei ragazzi disabili. Avevo sempre gli occhi di tutti puntati addosso. Dovevo rendere al 110% per non sentire le chiacchiere odiose di chi davanti a un errore in campo magari commentava «Quello pensa agli handicappati invece che a parare…». Per anni ho fatto la spola tra il campo d’allenamento e la mia palestra a Piacenza: nessuno stress, nessuna distrazione, solo la sensazione di essere un uomo migliore".

Sulla Roma: "Nel 1983 Liedholm mi chiamò come vice di Tancredi, era l’anno dopo la vittoria dello scudetto. La Roma mi è sempre venuta incontro, portavo i bambini disabili a Trigoria per la rieducazione, usavo la palestra della squadra dopo l’allenamento".

La Lazio: "Lì non furono certo rose e fiori. La squadra non andava bene e i tifosi lo criticavano per l’impegno fuori dal campo. Mi sono sempre chiesto il perché di tanta ostilità; non ho mai preteso applausi, solo un po’di rispetto. In una partita persa in casa, fui fischiato per 90 minuti, poi in curva comparve uno striscione terribile: "Tornatene dai tuoi mostri". A fine partita mi sfilai la maglia, ci sputai sopra e la tirai ai tifosi. Mi fa male tornare su questo episodio. Non rifarei quel gesto. Solo io e la mia famiglia sappiamo la sofferenza provata. Quello che mi ferì di più non furono le cattiverie nei miei confronti ma la mancanza di rispetto, di solidarietà, di umanità per quei bambini sfortunati che non c’entravano niente. Il giorno dopo a Piacenza rividi i genitori di quei bimbi. Incrociando i loro occhi, non sapevo cosa dire. Molti di quei bambini non sono riusciti a diventare adulti".


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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