Lotito: "Quello del tifoso non è un mestiere per fare soldi". Poi rivela: "Incontrai Diabolik, gli dissi..."

Claudio Lotito, presidente della Lazio, ha parlato nel corso di un evento che si è svolto a Mugnano in Teverina soffermandosi sul mondo ultrà.
Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di un incontro a Mugnano in Teverina soffermandosi, tra le altre cose, sulla sua lotta aperta contro gli ultras del club bianconceleste nei primi anni dal suo insediamento alla guida del club. Ecco le parole del patron dei biancocelesti riportare da Tusciaweb: "Il tifoso non si può fare di professione per guadagnare soldi. Tifoso significa appassionato e la passione si persegue sempre nel rispetto delle regole. Quando non ci sono delle regole, e nessuno cerca di farle rispettare, è come un torrente che esonda e si confondono i ruoli. Il tifoso deve fare il tifoso, può anche criticare nell’accezione semantica. Ma quando si vuole condizionare l’operato delle persone per fini personali si può finire in logiche perseguite anche dal codice penale".
Lotito ha poi aggiunto: "Quando diventai presidente l’allora direttore Giuseppe De Mita, figlio del leader democristiano Ciriaco, mi disse che avrei dovuto incontrare una delegazione di tifosi. Pensavo fossero i sindacati. Mi disse anche “dove li vuoi incontrare? Qui o fuori?”. Decisi di incontrarli dandogli appuntamento a Piazza Cavour, davanti al cinema Adriano, a Roma. Si presentarono quattro persone e uno di questi, pace alla sua anima, era Diabolik (l'ultrà ucciso a sangue freddo lo scorso 7 agosto, ndr). Piscitelli si presentò e mi disse “presidè, buonasera, io sono Diabolik. Lo guardai e gli risposi “buonasera, ispettore Ginko”. Diabolik mi chiese se stavo scherzando. No, gli risposi. E dissi “io sto dalla parte delle guardie”. Devo però dire che Diabolik, rispetto agli altri, era una persona che aveva capito con chi si scontrava. Percepii subito che c’era qualcuno che utilizzava il calcio per altri fini e amavo dire “mi porti la carta d’identità, mica c’è scritto professione tifoso”. Sono contro i soprusi, è una mia indole, fa parte del mio DNA, per l’educazione cattolica, rigorosa, che ho avuto. Mi ribello con tutti i mezzi legali che ho a disposizione. Probabilmente i miei colleghi in passato non l’hanno fatto perché era più comodo assecondare certe situazioni... Vincere per merito ha una sensazione completamente diversa".







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