Lo Monaco: "Napoli, una lampadina si accende su una miriade di problemi"
La telenovela estiva ed il grande teatro: Aurelio De Laurentiis è come il Marchese del Grillo, secondo Pietro Lo Moanco.

Pietro Lo Monaco è intervenuto ai microfoni di 1 Football Club, programma condotto da Luca Cerchione sulle frequenze di 1 Station Radio. "Più fragoroso il 2-2 del Napoli o il 5-1 del Milan? Il 5-1 rimediato dai rossoneri fa scalpore per l’entità del punteggio. Al di là di quanto ampiamente meritato dall’Inter, è un punteggio che mi pare esagerato per le dinamiche del match. Una volta che si perdono le misure, ci sta tornare a casa con 4 o 5 gol sul groppone. Quello del Napoli fa, a mio avviso, più fragore in quanto potrebbe essere la lampadina che si accende su una miriade di problemi, figli di un certo comportamento che va ravvisato già dalla fine dello scorso campionato. C’erano state delle avvisaglie che si sono trasferite nei fatti accaduti oggi. Il Napoli, infatti, pur avendo vinto scudetto dopo trentatré anni, e con un autostrada per confermarsi e crescere ulteriormente, vede andar via l’allenatore, il direttore sportivo, il preparatore atletico, il responsabile marketing, colui che era stato designato come miglior difensore centrale della Serie A. Sono cose che fanno sorgere grandi dubbi…".
"Poi - aggiunge Lo Monaco - c’è stata una telenovela estiva dove abbiamo assistito a quel che chiamo ‘il grande palcoscenico’ di teatro, in cui il grande protagonista è stato il 'Marchese del Grillo', un nomignolo simpatico che descrive i comportamenti e gli atteggiamenti del presidente De Laurentiis. Con l’addio dell’allenatore, da inesperto, si è sminuito il suo addio e la sua importanza, pensando di potervi sopperire facilmente. Si è dichiarato, inoltre, che il direttore sportivo, in un club, non conta niente, salvo sostituirlo in un certo modo".
"Per sopperire all’addio di Kim si è fatto leva su tutta la forza dello scouting per individuare un calciatore che, ad oggi, non ha ancora svolto un minuto, e mi pare non goda delle simpatie del tecnico. La scelta dell’allenatore, poi, dopo i tanti nomi delle prime settimane, è ricaduta su un tecnico lontano dal calcio che conta da tanto tempo. Sono scelte che, alla fine, si pagano. Lo stesso Garcia pensava di potersi inventare qualcosa di nuovo. Il Napoli però era una macchina perfetta, con effettivi che si muovevano all’unisono nell’espressione di un calcio straordinario".
"Come si fa a non capire che, se altero determinati equilibri, spostando un elemento della catena, come Zielinski, in fase avanzata, gli effetti saranno deleteri? Il Napoli è stato messo a disagio nell’espressione del suo calcio! Se da campione in carica mi presento al Marassi con la coppia Ostigard-Juan Jesus, comprimari della scorsa stagione, qualche domanda da porsi c’è… Naturalmente sussistono anche problemi atletici. Ciononostante, dopo quattro gare i punti di distanza dalla capolista sono già cinque. Se non è un campanello d’allarme questo…”.
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