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La Rai e la sostituzione del telecronista, Nesti: "Capitò a me con Pizzul, vi racconto"


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Pubblicato nella sezione Interviste
La Rai e la sostituzione del telecronista, Nesti: Capitò a me con Pizzul, vi racconto

Carlo Nesti ha raccontato un aneddoto che lo riguarda: "Avevo sempre sognato sin da bambino un mondo dove tutti fossero collegati in movimento".


Carlo Nesti, storico giornalista della Rai, ha raccontato un aneddoto sulla telecronaca Rai che lo vide coinvolto nel 1994, attraverso il sito tuttomercatoweb.com: "Avevo sempre sognato, sin da quando usavo le radiotrasmittenti da bambino, un mondo nel quale tutti fossero collegati in movimento, e potessero fare ciò che oggi consentono i cellulari. Il 17 luglio 1994 è la prima volta in cui la telefonia mobile mi permette un grande scoop, e questo avviene il mattino della finale dei Mondiali statunitensi: Brasile-Italia. Chiamata per Antonello Valentini (Federcalcio), dall'auto che mi porta allo stadio: non solo Baggio giocherà, ma scenderà in campo anche Baresi, a 15 giorni dall'intervento di menisco. Avrò l'onore di essere la “spalla” di Bruno Pizzul durante la telecronaca: io, meticoloso all'esasperazione, con la tabella fitta di appunti, e lui decisamente più spontaneo e disincantato. Raccatta un foglio in terra per annotare le formazioni, e per me è come se Riccardo Muti andasse a dirigere il concerto della vita con lo spartito scritto su carta da focaccia. A 30 minuti dall'avvio, giunge notizia che Irene Pivetti, Presidente della Camera, deve consegnare a Pizzul un messaggio, da parte del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. A mio giudizio, siamo troppo a ridosso dell'inizio del match, in una tribuna-stampa stipata all'inverosimile, perché sia Bruno a riceverlo, ma si alza, e scende in tribuna d'onore. Passano i minuti, meno 25, 20, 15 dal fischio d'inizio, mi guardo attorno, e da Roma, resisi conto che Pizzul non è in impostazione, arriva l'ordine: “Nesti, stai pronto a cominciare tu...”.


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"Prendo la tabella degli appunti, e decido che il primo dei teorici interventi da opinionista diventerà l'introduzione della telecronaca: 2 minuti, 1 minuto, 30 secondi, si parte! Mai come questa volta, forse, sento le orecchie puntate addosso di 30 milioni di persone, e, invece di agitarmi, mi carico di energia, sino a quando non giunge il momento di fermarmi. Pizzul, avendo dimenticato il biglietto della finale in postazione, era stato bloccato dalla polizia, che, solo in seguito a molte insistenze, si era convinta a lasciarlo tornare in tribuna-stampa. L'orgoglio di Pagliuca, Maldini, Albertini, Dino Baggio, Donadoni e Massaro sfida uomini scaricati dal nostro calcio, Taffarel, Branco e Dunga, al servizio di Romario e Bebeto. Per 120 minuti, raccontiamo la sofferenza di Baggio, che cammina, frenato da uno stiramento, e lo stoicismo di Baresi, stupendo, ai limiti dell'impossibile, nello sbarazzarsi delle stampelle. Poi, al momento dei rigori, saranno proprio loro a versare le lacrime della sconfitta, sbagliando dal dischetto come Massaro: 3-2 per il Brasile, vincitore dopo 24 anni. Quando vedo i sudamericani festeggiare, esprimo un pensiero sincero: “Abbiamo perso, ma lassù c'è qualcuno che esulta, e dobbiamo esserne contenti anche noi: Ayrton Senna". Conclude il noto giornalista.


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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