L'ex arbitro Chiesa: "Dumfries? Vi spiego perché era rigore per il Napoli"
Massimo Chiesa, ex arbitro di Serie A, ha parlato del discusso caso del mancato rigore assegnato al Napoli nella gara contro l'Inter".

Massimo Chiesa, ex arbitro di Serie A, è intervenuto a "1 Football Club" su 1 Station Radio. "Sono tra coloro che ritengono che il posticipo del lunedì sia sempre una gara particolare per l'arbitro, magari perché arriva dopo le polemiche arbitrali del weekend? In generale direi di no, ma sono contrario a questi spezzatini che vanno dal venerdì al lunedì. Non tanto per un discorso nostalgico sul calcio di una volta, ma perché in certe fasi della stagione alcune partite dovrebbero essere giocate in contemporanea. Purtroppo i diritti televisivi impongono scelte come lo spalmare il campionato su più giorni.”
Come ha accolto la notizia che, già dalla scorsa stagione, un esponente degli arbitri vada in TV per spiegare gli episodi più controversi della giornata calcistica? "Sicuramente è positivo. Per anni, il mondo arbitrale è rimasto chiuso in una sorta di torre di cristallo, senza fornire spiegazioni chiare. Personalmente, pur avendo fatto parte del sistema, non ho mai condiviso questa impostazione così rigida. Gli errori fanno parte del calcio, come sbagliano i calciatori, così sbagliano gli arbitri. Non vedo perché non si debba dare una spiegazione tecnica di un episodio, anche nel caso di un errore. In generale, la situazione è migliorata molto grazie al supporto tecnologico, anche se il sogno di tutti gli addetti ai lavori, cioè un'uniformità di giudizio, è ancora lontano. E questo perché l'arbitraggio è comunque affidato a persone, dunque inevitabilmente soggetto a interpretazione. Gli arbitri sono esseri umani e, secondo me, negli ultimi anni si è finito per complicare troppo certi protocolli e criteri di interpretazione, anziché agevolare il gioco ed evitare ulteriori polemiche. Prendiamo il caso di sabato: un tocco di mano di Dumfries in area molto simile a quello di Lobotka contro l'Udinese. Uno è stato punito con il rigore, l'altro no.”
Possiamo dire che proprio queste situazioni di disuniformità alimentano i retropensieri di cui parlava qualche tempo fa mister Conte? "Sì, nel senso che quando si vedono episodi simili giudicati in modo diverso, è normale che sorgano dubbi. Io non amo la cultura del sospetto, ma ho smesso di credere alla teoria secondo cui alla fine della stagione gli episodi si compensano. Oggi un errore lo subisci e speri che incida il meno possibile".
Parlando del VAR, lei come giudica il suo utilizzo? "Continuo ad avere delle riserve. Non dimentichiamoci che il VAR è stato introdotto per correggere errori clamorosi e oggettivi, non per entrare in ogni minimo dettaglio. Oggi si rischia di stravolgere il gioco, assegnando falli e cartellini rossi per qualsiasi contatto, dimenticando che il calcio è uno sport di contatto".
Quindi, secondo lei, il problema principale del VAR oggi è l’interpretazione degli episodi? "Esattamente. Quando si rivede un'azione al replay, ogni contatto sembra fallo. Prendiamo il caso specifico di Dumfries: non sono d'accordo con l'interpretazione data. Si è detto che il braccio fosse dentro la figura del corpo, ma a quel punto servirebbe una definizione precisa: fino ad oggi si è parlato di 'braccio attaccato', ma quello lo era? In quel caso specifico, il braccio non era troppo lontano, ma il pallone lo ha colpito in modo evidente e l'effetto è stato diverso rispetto a un braccio perfettamente aderente al corpo. A mio avviso, sarebbe stato da valutare diversamente, assegnando il rigore. Stiamo complicando il gioco con definizioni astratte su congruità, dinamicità e intensità."
Quindi lei sostiene che, se c’è un tocco di mano in area, dovrebbe essere rigore senza troppe interpretazioni? "Sì, perché altrimenti si lascia spazio a valutazioni troppo soggettive. Se il pallone impatta il braccio, cambia la traiettoria e il vantaggio è evidente, allora il rigore va dato".
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