L'Amica geniale, Elvis Esposito: "Io, innamorato perso del Napoli! Lila è Insigne, la seconda serie..."


Redazione
Interviste
18 GEN 2019 ORE 21:48

Il giovane attore de l'Amica Geniale racconta: "Le prove sono iniziate da poco, ma non abbiamo avuto ancora tutta la sceneggiatura. Tanti colpi di scena".

“Devo tutto alla mia famiglia, ai miei genitori, a mio fratello e alla mia fidanzata Eliana. E’ la loro totale fiducia che mi spinge a studiare e a migliorarmi”. Sa cos’è la riconoscenza Elvis Esposito, e rifugge i complimenti facili. All’effimero compiacimento per il successo di una serie tv di cui è protagonista preferisce una dinamica proiezione di sé. Attore giovanissimo, di appena 24 anni (che a sentirlo parlare di energie, teatro e cinema, ti viene voglia di controllare la carta di identità) ha diversi tatuaggi tra cui un Maradona con la maglia azzurra sull’avambraccio destro e a sinistra la Coppa Italia vinta dal Napoli il 20 maggio 2012.

  

Elvis Esposito, origini napoletane, cittadino di Scafati e tifoso del Napoli: ho saputo che sei un assiduo frequentatore dello Stadio San Paolo…

“Papà è di Portici, mamma di San Giovanni a Teduccio. La mia infanzia l’ho trascorsa inizialmente a Portici, poi ci siamo trasferiti a Scafati per motivi legati al lavoro di mio padre e da qui non ci siamo più spostati. Mio padre è un grande tifoso azzurro, la prima partita che mi portò a vedere fu Napoli-Triestina: vincemmo con due rigori trasformati da Dionigi. Erano anni difficilissimi, ma da quel giorno iniziai a frequentare assiduamente il San Paolo. Però ci tengo a sottolineare un aspetto…”.

Dica dica…

“Duca, dica, per dirla con Totò (ride, ndr). Può suonare strano, ma a me il calcio non piace molto, non sono un grande amante di questo sport e le altre partite mi annoiano. Tra l’altro non ne capisco nemmeno tanto. Per il Napoli faccio un’eccezione perché in Italia il calcio non è solo uno sport, e quella maglia  è simbolo di appartenenza, identità. Il Napoli è nostro, ce lo dobbiamo godere noi e nessun altro, e quando quel pallone entra in rete è il massimo della goduria. La vita è altro, ma quando gioca il Napoli è come se respirassimo tutti insieme”.

La prima vera scintilla che ha acceso la passione per la recitazione

“Mio padre è un grande appassionato di cinema ed in particolare ama Denzel Washington. A cinque anni ho iniziato a vedere i suoi film e anche se non capivo nulla mi affascinava questa straordinaria ed imponente figura. Crescendo, film dopo film - ne avrò visti migliaia – mi sono innamorato di Robin Williams e Sir Daniel Day-Lewis che per me è Dio in terra così come Joe Pesci. Una mattina, la sera dopo aver rivisto “Déjà Vu” per l’ennesima volta, cercai su internet una scuola di cinema e la prima che trovai fu Pigrecoemme, che è a Napoli in Piazza Portonova sul Rettifilo. Andai lì per un colloquio e così è iniziato tutto”.

In futuro ti vedi cittadino di Napoli o di qualche altra città?

“Vivere a Napoli sarebbe meraviglioso. Anche a Vienna, magari. Mi piace spostarmi, fare esperienze. Sin dalla nascita è così (ride, ndr)…”.

In che senso?

“Sono nato in Romania, sono stato adottato quando avevo tre mesi. Mia madre andò lì per una bambina, poi vide me in questa incubatrice perché avevo la salmonella, che all’epoca, nel 1994 in Romania, non era “cosa da niente” come oggi”.

Lo racconti con grande serenità…

“Mia madre è una donna soldato: bassina, piccolina, ma con la forza di una leonessa. Mi ha fatto vivere tutto con grande semplicità. Pensa che da bambino, quando per la prima volta sentii parlare di maternità a scuola, tornai a casa e dissi: “Mamma, sono nato nella pancia?”. Lei mi rispose: “No, sei nato qui”, indicando il cuore. Sono cresciuto con questa convinzione che è la stessa che ho oggi (ride, ndr), ed è semplicemente la verità. Non mi è mai pesato”.

Facciamo un gioco, se ti va, associa ad ogni tesserato della SSC Napoli un personaggio de “L’amica geniale”. Partiamo dal tuo Marcello Solara… (Ps.: per me Lila è Mertens, mentre Elena è Hamsik).

“Ci ho pensato molto, non è semplice. Ma le sparo tutte o quasi mescolando personaggi e attori. Lila = Insigne, Lenù = Mertens, Marcello Solara = Allan, Michele Solara = Callejon, Pasquale Peluso = Hamsik, Enzo Scanno = Zielinski, Rino Cerullo = Albiol, Antonio Peluso = Mario Rui, Alfonso Carracci = Rog, Stefano Carracci = Milik, Nino Sarratore = Higuain (scusa la battuta), Gigliola = Fabian Ruiz, Ada = Diawara, Carmela = Verdi, Pinuccia = Meret, Saverio Costanzo = un misto tra Ancelotti e Sarri più Koulibaly, lui è davvero geniale: ogni personaggio della serie ha avuto modo di raccontare la sua storia e non era semplice”.

Hai rivisto la serie in tv? Il tuo Marcello Solara, da spettatore, quanto ti ha fatto arrabbiare?

“Si, certo, ho rivisto tutto e devo dire che mi ha fatto arrabbiare tanto (ride, ndr). La sua spocchia è irritante e poi i violenti non mi sono simpatici. Ma per Lila ha sentimenti sinceri. Marcello è un po’ una vittima essendo cresciuto in un contesto duro, con un padre temuto da tutti per le sue attività illegali e in un’epoca in cui le madri erano sottomesse: tutto ciò gli ha impedito di esplorare la sua vera personalità. E comunque Lila non sposa uno stinco di santo”.

Suona come una anticipazione della prossima stagione…

“Le prove sono iniziate da poco, ma non abbiamo avuto ancora tutta la sceneggiatura. Ci saranno tanti colpi di scena anche se il libro è lì a raccontare tutta la storia”.

Sei un appassionato e attento studioso di cinema americano a cui, in una recente intervista, hai detto di ispirarti. Domanda da un milione di dollari o euro: ti piacerebbe lavorare con De Laurentiis con un registro totalmente diverso? Magari un film comico…

“Onestamente ne sarei contento, ma non so se sarei in grado di farlo. Il bello di questo lavoro è mettersi in gioco e da un lato mi piacerebbe, però poi bisogna capire cosa si può dare ad un progetto. A prescindere, divertirsi è fondamentale altrimenti ti pesa: è necessario il coinvolgimento per dare il massimo”.

Cosa pensi di De Laurentiis?

“Il presidente, il produttore o la persona?”

Le domande le faccio io. Risposta libera…

“(Ride, ndr). Allora parlo da tifoso. Il presidente è circondato da bravi professionisti e come organizzatore e gestore del club è formidabile! E’ un impeccabile calcolatore, nel senso che calcola ogni minimo dettaglio. Poi è chiaro, ha la sua personalità e gli può capitare di mandare a quel paese qualcuno anche in diretta mondiale. In una intervista disse: “Sono democratico, pago le tasse e nessuno mi può tappare la bocca”. Magari potrebbe evitare qualche uscita nei confronti dei tifosi, ma ognuno è fatto a modo proprio e io non lo giudico”.

Ti abbiamo visto nella parte di un cattivo, ma se dovessi definirti come attore (anche se è ancora presto vista l’età), a prescindere dalla versatilità che deve avere un professionista, quali ruoli senti più adatti a te?

“Ci sono attitudini e predisposizioni, ma nella vita - in generale - bisogna essere pronti per fare qualcosa. E questo vale anche nel lavoro di attore. Potrei fare un aborigeno o uno svedese, ma serve preparazione. A me piacciono i ruoli drammatici, tuttavia sono in continua sperimentazione”.

Un film che ti ha particolarmente colpito e che consigli…

“Nel nome del padre” di Jim Sheridan per recitazione e contenuti”.

La prima serie de “L’amica geniale” finisce con i fratelli Solara che fanno “irruzione” (non graditi) al banchetto di nozze di Lila. Un po’ - scusa la battuta e senza offesa - come la Juventus che lo scorso anno ha fatto la "festa" al Napoli di Sarri. Ora c’è Ancelotti sulla panchina azzurra e la seconda serie de “L’amica geniale” è in cantiere: possiamo augurarci da qui a qualche tempo un lieto fine in entrambi i casi?

“Nella seconda stagione, considerando quel che è accaduto nella prima, si vedrà di ogni personaggio un lato più umano, delicato, di confronto, intimo, meno rude, anche se ci sarà abbondanza di sorprese. A proposito di Ancelotti, io guarderei avanti senza pensare agli avversari. Del mister adoro la semplicità e soprattutto per la consapevolezza che prima o poi qualcosa di importante arriverà qui a Napoli. Quest’anno magari no, anche se vincere l’Europa League sarebbe meraviglioso e sono certo che Don Carlo ci crede”.

Sei molto giovane, ma se ti dico Scarpetta, Totò, Eduardo, Troisi …

“La mia famiglia mi ha educato bene, sono cresciuto nutrendomi di questi straordinari artisti. Eduardo è importante, imprescindibile. Totò non è il Principe, ma il Re! In relazione a Peppino De Filippo, invece, al di là dell’immenso attore che è, non credo che il mondo abbia mai conosciuto una spalla – si fa per dire e solo in relazione a Totò – così maestosa: inarrivabile! Scarpetta superbo, è come un padre per tutti noi. Bello lavorare con Eduardo, figlio di Mario ed erede di questa tradizione secolare: è un ragazzo semplice, talentuoso e merita tanto. La sua famiglia è Napoli ed è bello parlare e confrontarmi con lui: siamo molto amici. Troisi invece è il genio assoluto, ovvero un poeta che riesce, come in un miracolo raro, ad interpretare tanti personaggi conservando la sua inimitabile riconoscibilità: Massimo era Massimo qualunque cosa facesse. Anzi, è Massimo, considerando che vive nei milioni di fan che lo ricordano attraverso le sue battute. Mi piace molto anche Nino Taranto, un artista versatile come pochissimi”.

Ci puoi anticipare se nella seconda serie de “L’amica geniale” ci sarà spazio - anche di striscio - per il calcio di quegli anni? Napoli e il calcio: un legame inscindibile, viscerale.

“Non mi sembra. Con la seconda stagione si arriverà al 1964 e devo dire che sarebbe interessante ricostruire l’entusiasmo in città per una partita perché all’epoca le varie rivalità erano ancora più sentite sul versante sociale, il razzismo si avvertiva. Mio padre mi ha raccontato di mio nonno: quando il Napoli giocava in trasferta tipo Firenze o Bologna, portava i figli in auto con sé, poi li lasciava al ristorante, al riparo, mentre lui andava a vedere la partita. Il clima non era dei migliori con le stesse offese di oggi, ovvero “terroni” ecc. ecc.".

Da spettatore della serie, come valuti la performance di Elvis Esposito? Sei severo con te stesso?  

“Sono severo con me stesso, molto. Più che valutarmi dico che mi ha fatto strano vedermi. Ho fatto figurazioni speciali in qualche film ed un ruolo in Gomorra, ma questa è la mia prima prova da attore. Forse vedono in me un lato oscuro ed è strano perché amo i film poetici (ride, ndr). Devo dire però che nella cosiddetta oscurità si può trovare molta poesia. L’importante è la capacità di raccontare in maniera profonda i vari personaggi attraverso codici di lettura. La violenza fine a se stessa spiattellata senza un corredo narrativo, non ha molto senso. E’ volgare! Prendi uno dei più grandi cattivi della storia: Joker, quanta poesia nell’interpretazione di Jack Nicholson”.

Torniamo al Napoli: cosa ti aspetti dal mercato di gennaio appena iniziato?  

“Non credo arriverà nessuno. A gennaio è difficile inserire calciatori sperando possano essere subito pronti per dare un contributo. Spero piuttosto non siano vere le voci su Barella e sui presunti tentennamenti sul Napoli per volere dei tifosi cagliaritani. In maglia azzurra vogliamo solo calciatori motivati, altro che fantasiose rivalità”.

I tuoi prossimi impegni

“Ora sono concentrato sulla seconda stagione de “L’amica geniale”. Poi studiare, studiare e ancora studiare. Più in là vedremo cosa ci riserverà il percorso”.

Il giorno più bello della tua vita te lo ricordi? 

"A questa domanda rispondo subito dicendo che è stato quando è nato mio fratello. Poi ce ne sono tantissimi legati alla mia famiglia. E poi fammi dire che un altro giorno meraviglioso riguarda proprio L'Amica geniale. Ero proprio qui dove stiamo realizzando l'intervista: ad un certo punto arriva la telefonata di Cinzia de Curtis, l'agente che si occupa di me. Mi disse: "Sei seduto? No? Allora siediti. Sei stato preso". Emozione unica, un misto di energia e smarrimento".

Per concludere, 5 persone che vorresti assolutamente conoscere…

Maradona ovviamente, Denzel Washington, Ivano Fossati, che ci ha regalato testi meravigliosi, Daniel Day-Lewis ed il pianista Krystian Zimerman”.

Luca Cirillo

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