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Koulibaly racconta: "ADL mi vide la prima volta e voleva i soldi indietro dal Genk! Ecco cosa gli dissi"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Koulibaly racconta: ADL mi vide la prima volta e voleva i soldi indietro dal Genk! Ecco cosa gli dissi

Kalidou Koulibaly ha rilasciato una lunga intervista al sito The Players Tribune di cui vi proponiamo alcuni stralci. Tanti gli aneddoti raccontati.


Kalidou Koulibaly si è raccontato in una lunghissima intervista rilasciata al sito The Players Tribune, di cui vi proponiamo alcuni stralci: "A dir la verità non conoscevo veramente i giocatori e non sapevo niente della città ma ovviamente conoscevo Rafa Benitez e tutto quello che mi disse mi fece un’ottima impressione.  Dopo la telefonata chiamai subito il mio procuratore e gli dissi: “Fai tutto quello che devi fare. Andiamo a Napoli”. Mancavano solo 48 ore alla fine del mercato di gennaio e il Napoli non riuscì a raggiungere un accordo con il Genk. Ma Rafa mantenne la parola e mi prese quell’estate. Quando arrivai per le visite mediche ero ansioso perché non parlavo ancora l’italiano. Il presidente De Laurentiis mi salutò nel corridoio. Ti racconto un aneddoto. De Laurentiis mi guardò un po’ storto e mi disse: “Quindi sei tu Koulibaly?” “Sì, sono Koulibaly”. “Ma non sei alto? Ma non eri alto 1,92?” . “No, presidente, sono alto 1,86”. “Mannaggia! C’è scritto dappertutto che sei 1,92! Devo parlare con il Genk per avere dei soldi indietro!”. “Nessun problema, presidente. Paghi pure il prezzo pieno, gli darò ogni centimetro in campo, non si preoccupi”.  Gli piacque molto questa frase. Si mise a ridere e mi disse: “Va bene, sei il benvenuto qui a Napoli, Koulibaly. Benvenuto”. Nessun problema, presidente. Paghi pure il prezzo pieno, gli darò ogni centimetro in campo, non si preoccupi. Dopo le visite mediche, Rafa mi portò a pranzo e la prima cosa che fece dopo che ci eravamo seduti, prima ancora che ci portassero i menù, fu di prendere tutti i bicchieri di vino dalle altre tavole. Li mise sul tavolo e li sistemò. Nella mia testa, mi dicevo, ‘Che sta facendo? È pazzo?’. Lui mi disse: “Ok, ora ti faccio vedere la tattica.” Poi arrivò il cameriere e il mister spostò i bicchieri qua e là dicendo: “Noi giochiamo così. Vai qua, poi vai là, capito? Ora bisogna imparare due cose in fretta. Devi imparare la nostra tattica e devi imparare l’italiano”.  “Va bene, mister”. 


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Koulibaly ha aggiunto: "Quando poi tornai da una breve vacanza Rafa mi chiuse in una stanza con il match analyst e mi fece vedere le mie giocate migliori. Lanci bellissimi, dribbling e interventi in scivolata. Mi disse: “Questo, questo e quest’altro…” “Bello, no?” “Non fare più queste cazzate.”  “Ma ho preso la palla!”  “Questo è culo! Hai recuperato la palla grazie alla tua forza fisica. Se il tuo avversario fosse stato più intelligente, saresti stato in difficoltà.” Poi mi fece vedere altre immagini. Niente di che. Azioni normali.  Sorrise e disse: “Così. Così va bene. Va benissimo così.” “Mister, ma sono giocate semplici.”  “Appunto Kouli”.   Questo la dice lunga sulla mia esperienza qui. Ero un ragazzo quando sono arrivato in Italia. Sono diventato un calciatore migliore perché ho imparato la tattica ad alti livelli. Sono così precisi qui sulla tattica, ma la cosa più importante è che sono diventato un vero uomo di famiglia e un vero napoletano.  Anche quando torno a casa in Francia ormai, i miei amici non mi chiamano più “il senegalese” o “il francese”, ma dicono: “Ecco il napoletano”. i racconto una storia divertente".


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