Konatè: "Devastato dalle morti di mio padre e di Diogo Jota. Se non vi sentite bene, parlatene"

Il difensore centrale del Liverpool si racconta senza filtri e non si nasconde sui difficili momenti attraversati negli ultimi tempi a causa di due lutti.
A pochi giorni dal fischio di inizio dei Mondiali, il difensore della Francia, Ibrahima Konatè, in scadenza di contratto con il Liverpool (sembrerebbe ad un passo al Real Madrid) ha rilasciato alcune dichiarazioni a France Inter e si è lasciato andare senza filtri nel raccontare le difficoltà affrontate nel corso della stagione 2025/26.
Konatè: "Devestato dalle morti di Diogo Jota e di mio padre"
Sulla morte del compagno di squadra Diogo Jota: "Anche oggi è difficile da accettare. A dire il vero, il suo armadietto è ancora nello spogliatoio (del Liverpool, ndr). Ogni giorno in allenamento, è ancora con noi. E' stato terribile. Ricordo di averlo scoperto quando ero a Los Angeles e non potevo crederci. Mi ha devastato. A quel punto ho perso ogni interesse per tutto. Bisogna capire che questa persona, la sua personalità... Sarebbe potuto succedere a chiunque nella nostra squadra, ma lui era l'ultima persona a cui un giocatore avrebbe voluto che accadesse. Era una persona a cui non importava di niente, voleva solo essere felice e passare del tempo di qualità con i suoi compagni di squadra e la sua famiglia. La fama non lo interessava. Francamente era una persona eccezionale. Sapeva parlare con tutti, dai più giovani ai più anziani, ed era fantastico averlo nella propria squadra. Era anche il mio vicino di casa, quindi ho trascorso un po' più di tempo con lui".
"Se non state bene, dovete parlarne"
La scomparsa di Diogo Jota non è stato l'unica purtroppo, perché a breve distanza (all'inizio del 2026), Konaté ha perso anche il padre: "Non ne ho mai parlato, ma è vero che all'inizio della stagione mio padre è stato ricoverato in ospedale per diverse settimane. E in effetti, nella mia situazione, non sapevo cosa fare. Non sapevo se tornare a casa e smettere di giocare, perché anche la squadra aveva bisogno di me. Non sapevo con chi parlarne e ho tenuto tutto per me. E questo è il consiglio che do a chiunque voglia ascoltarmi: quando non vi sentite bene o vi succede qualcosa, dovete parlarne con chi vi sta intorno. Può aiutarvi e farvi sentire meglio. Io non ne ho parlato e ho tenuto tutto per me. Ci sono momenti difficili, c'è la depressione. E penso che la depressione sia qualcosa di molto più profondo e che sia una malattia con cui le persone convivono ogni giorno. Si può soffrire di depressione anche nel calcio, non c'è nulla di cui vergognarsi a dirlo. E può essere causata da qualsiasi cosa", ha spiegato.
"Anche nel calcio c'è la depressione, nulla di cui vergognarsi"
Infine ha concluso: "E' vero che ho spesso sentito i calciatori dire di essere depressi e che i tifosi o gli estranei non li capiscono perché guadagnano un sacco di soldi. Ma è una sciocchezza e non si dovrebbe dire una cosa del genere. La depressione è intima, è profonda. Quando si è depressi, inizia nel cuore, sale al cervello e prende il sopravvento su tutto il corpo. Per me, questo è ciò che è difficile, ed è necessario parlarne".






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