Karamoko in lacrime: "Mio fratello morto in mare, fece salvare me per giocare a calcio"

Cherif Karamoko ha raccontato la sua odissea per arrivare nel nostro paese: "Era al mio fianco, non mi sono accorto quando è scomparso tra le onde".
Cherif Karamoko è attualmente svincolato, ma ha esordito in Serie B nel Padova nel 2019. Intervenuto ai microfoni di Verissimo, programma condotto da Silvia Toffanin, in lacrime, ha raccontato il suo arrivo su un barcone di immigrati: “Su quella barca potevano starci soltanto sessanta persone, ma noi eravamo addirittura in centoquarantatre. Era piena, non ci entravamo, ma chi aveva organizzato il viaggio era armato e ci ha spinto a forza tutti dentro. Non c’era spazio per muoversi tra noi". Il ragazzo ha ricordato il suo terribile calvario per arrivare in Italia, scappato dalla guerra dal suo paese d'origine ha attraversato il deserto per arrivare a Tripoli, in un viaggio dove è stato tenuto prigioniero e dove ha subito terribili torture.
Nel 2017 è partito su un barcone affondato a largo del Mediterraneo, dove è morto il fratello: "Una notte, abbiamo iniziato ad imbarcare acqua. A quel punto è nata una battaglia disperata per accaparrarsi i salvagenti, che erano pochissimi rispetto a quanti eravamo in mare. La gente urlava e non si capiva niente. Quando la barca è affondata ci siamo aggrappati ad alcuni pezzi dell’imbarcazione. Ero senza forze, faceva freddissimo e avevo bevuto un sacco di benzina. All’improvviso mio fratello mi ha allungato un salvagente e mi ha detto di tenere duro, che sarebbe arrivata la nave italiana a salvarci. Mi ha detto di salvarmi perché dovevo giocare a calcio. Lui era al mio fianco e non mi sono accorto quando è scomparso nelle onde. Sono svenuto e mi sono risvegliato in ospedale in Italia”.








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