Izzo: "Le partitelle tra siringhe e lacci emostatici, fuori al mio palazzo si drogavano"

Armando Izzo nel suo racconto a Cronache di Spogliatoio ha ricordato l'infanzia difficile vissuta nel quartiere Scampia.
Armando Izzo, difensore napoletano del Torino, si è raccontato attraverso il portale Cronache di Spogliatoio, dove ha messo in evidenza le sue umili origini e l'infanzia difficile nel quartiere di Scampia: "I miei amici avevano un cuore grande, come adesso. Quando torno a Scampia un loro abbraccio vale più di qualsiasi gesto d’amore. Il senso di unione che si crea in quei luoghi è spiegabile solo attraverso le esperienze. Quando non hai niente è più facile condividere tutto".
Izzo, poi, aggiunge: "Ma che paura: fuori dal palazzo non potevi stare tranquillo. Era pieno di persone che facevano uso di droga, ti avvicinavano e iniziavano a farti domande. Balbettavo: ‘N-non so n-niente, non s-so niente’. E iniziavo a correre, tornavo piangendo da mia madre. ‘Armando, non devi stare sotto al palazzo. Non devi, è pericoloso’. Mettevamo due buste per terra e pensavamo al calcio, non c’era tempo da perdere. Era l’unica ancora di salvezza. Perché appena la palla usciva dal recinto di gioco, la normalità ti affossava. Se finiva nei sotterranei potevi trovare davvero di tutto: sapevi che per risalire con il pallone in mano dovevi schivare siringhe, lacci emostatici e altre schifezze".








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