Incocciati: "Feci riconciliare Maradona e suo figlio. A Napoli sempre insieme tranne di notte"
L'ex bomber di Milan e Napoli oggi si divide tra impegno politico, università e frantoio. Non è mancato nell'intervista un passaggio su Maradona.

Beppe Incocciati, ex attaccante che ha indossato maglie importantissime come quella del Milan e del Napoli, ha rilasciato una lunga e interessante intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha ricordato la figura del leggendario Diego Armando Maradona.
Queste le sue parole: "Diego l’avevo conosciuto già a Milano, feci la prima rete in Serie A contro il suo Napoli, vincemmo 2-1. Poi andai a festeggiare, e mentre facevo serata in un locale entrò lui. Ci ritrovammo a cenare insieme, ridere, prendere confidenza. Siamo dello stesso segno, due scorpioni, sintonia perfetta. A Napoli eravamo amici con le famiglie, stavamo sempre insieme. Tranne la notte, lui usciva e io no".
Ha fatto fare il viale Diego Armando Maradona: "L’ho fatto personalmente, a casa mia, per sentirlo ancora vicino a me, gli ho voluto un sacco di bene. Parlo da nonno e non da ex calciatore: Maradona ci lascia due grosse lezioni. La prima: Diego è nato in una baraccopoli ed è diventato il numero uno al mondo, quindi non pensate mai che la vita non vi offra delle possibilità. La seconda: la parabola di Maradona si è arrestata per colpa della droga, quindi statene lontani, rovinarsi è un attimo".
La riconciliazione tra Maradona e suo figlio Diego jr: "Sì, me lo chiese Diego Junior. Suo padre venne a trovarmi a Fiuggi, lo portai sul campo da golf e glielo feci incontrare. Li lasciai soli, li guardavo da lontano, seduti a parlare per oltre un’ora, e sorridevo. Maradona fu un galantuomo, avrebbe avuto tutto il diritto di fregarsene. Invece ha riconosciuto suo figlio, che oggi è un uomo felice".
Maradona ispirò anche il suo gol più bello: "A Budapest, in Coppa dei Campioni. Lancio di Diego da centrocampo, tacco al volo mio per Careca, palla di ritorno, controllo e sinistro in rete. Ci capivamo all’istante, è bello pensare che parlavo la stessa lingua di Maradona e Careca. I sogni di quel Napoli, 1990-91, si sbriciolarono contro lo Spartak Mosca? Un confronto stregato, presi traversa all’andata e palo al ritorno, un altro palo lo prese Francini, se fossimo passati avremmo incontrato il Real in crisi, c’era tutto per arrivare in altissimo. Ma lì il problema di Diego iniziò a emergere, insieme alla sua instabilità. Partimmo per Mosca senza di lui, ci raggiunse con un volo privato, litigò con Bigon che non lo fece giocare, Moggi prese le parti della società".
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