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Ilicic racconta: "Con Gasperini vomitavo. Falsità su mia moglie. Con i fiorentini ho chiuso"

L'ex calciatore di Fiorentina e Atalanta si è lungamente raccontato alla Gazzetta dello Sport: "Sono stato 42 giorni a Bergamo senza la mia famiglia. Ho sofferto".


Alessandro SepeAlessandro SepeDirettore responsabile

14/10/2025 08:59 - Interviste
Ilicic racconta: Con Gasperini vomitavo. Falsità su mia moglie. Con i fiorentini ho chiuso
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Josip Ilicic, ex talento di Fiorentina e Atalanta, si è confessato attraverso una lunga intervista pubblicata dalla Gazzetta dello Sport, l'attaccante sloveno rivive la sua carriera concentrandosi in particolare sugli anni all'Atalanta: dall'esplosione fino al baratro più imprevedibile e nero.



Ilicic, gli allenamenti estenuanti di Gasperini

L'uomo chiave di quegli anni era seduto in panchina: "Con Gasperini tra un allenamento e l'altro non riesci a dormire. Le gambe pulsano, sei stanco, ti viene da vomitare. Ma ti entra nella testa come nessuno. Se superi il test di ritiro, ovvero tre settimane da doppie sedute e corse nei boschi, allora capisci. Quante partite abbiamo ribaltato grazie a quella corsa? Noi duravamo 90 minuti, gli altri al 60' erano cotti. Ogni tanto con Gasp c'erano discussioni, ma quando uno si ama litiga".


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Covid e depressione

Si arriva alla notte calcisticamente più bella, i quattro gol di Valencia con gli stadi ormai chiusi per il Covid: "In molti mi dicono: 'Ma se non fosse successo ciò che è successo, il Covid, la depressione e tutto, dove saresti arrivato?'. Non lo so, ma saremmo arrivati in finale di Champions. Ero in uno stato di forma mai visto e non avevamo paura di nessuno. Viene il Real? Ok, ma dimostra che sei più bravo di noi. Questo era il nostro pensiero. E l'Atalanta, a Valencia, ha cambiato la storia del calcio. Siamo diventati un esempio. E nel frattempo il mondo iniziava a fermarsi, spegnendo la luce...".

Le sofferenze personali: "Di cose private non parlo. Mi hanno offerto soldi per raccontare la mia storia, ma i dettagli li tengo per me. Non sapevo se sarei tornato a giocare, e quando sei chiuso in casa allora inizi a pensare. Sono stato 42 giorni a Bergamo senza la mia famiglia. Ho sofferto. I soldi, i contratti, non mi importava più di nulla. Non stavo bene. E le voci su mia moglie mi addoloravano. Non c'era niente di più falso. Ma si può pensare che io avrei trovato mia moglie con un altro? Ha ricevuto insulti incredibili".

Poi ha aggiunto: "Quando sono andato a vedere Atalanta-Real Madrid, nel 2024, pensavo che la gente si fosse dimenticata e invece i tifosi cantavano. Me lo disse anche Modric. 'Non giocavi, ma lo stadio era tutto per te'. Con quel gruppo ci sentiamo ancora, anche se siamo sparsi per il mondo. Ci è mancato un trofeo, ma sono felice di aver visto l'Atalanta vincere l’Europa League del 2024. Quando avrò più tempo mi farebbe piacere rivedere tutti. Abbiamo fatto cose folli. Davvero folli".

Gli anni di Palermo

Sugli anni a Palermo "Avevo un grande difensore: il presidente Zamparini. Era innamorato del mio calcio, come di quello di Pastore, di Miccoli, di giocatori che hanno sempre mostrato qualcosa di diverso. Mi proteggeva. Quando le cose non andavano bene mi invitava a casa, mi mandava a prendere con un aereo privato e mi diceva che aveva trovato l'allenatore giusto per me. Tempo un mese e l'aveva già mandato via. Con quella squadra avremmo potuto fare molto di più".

Ilicic: "Con i fiorentini ho chiuso"

Le difficoltà alla Fiorentina. "Mi dispiace dirlo, ma coi fiorentini ho chiuso. Mi hanno sempre criticato facendo leva su quanto fossi stato pagato, ma in quattro anni sono stato due volte il miglior marcatore e il miglior assistman. Ero scarso? Sul serio? Siamo arrivati quarti e non bastava. Abbiamo fatto una semifinale di Europa League e non bastava. Anche lì resta il rimpianto di aver perso una finale di coppa. Detto questo, ho ancora casa a Firenze, città top. Ogni tanto la mia famiglia ci va".


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Alessandro SepeAlessandro Sepe
Direttore responsabile e co-fondatore di AreaNapoli.it, è giornalista pubblicista dal 2013. Laureato in letteratura e storia italiana, è da sempre appassionato di calcio e di giornalismo sportivo.
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