Il papà di Caprile è nato a Fuorigrotta. Gallo: "Il mio migliore amico. Vi racconto quella rissa al San Paolo"
Gianfranco Gallo, noto attore napoletano, con lungo post su Facebook ha raccontato il suo personale rapporto con il padre di Elia Caprile.

Elia Caprile sarà il portiere titolare del Napoli per le prossime partite anche a causa dell'assenza di Alex Meret. Gianfranco Gallo, noto attore napoletano, ha pubblicato su Facebook uno strepitoso ricordo del padre dell'attuale portiere azzurro. "Caro Elia ti racconto tuo padre prima di Verona", è il titolo del post. L'attore scrive quanto segue: "Elia Caprile giocherà tre partite come portiere titolare del Napoli. Gigi Caprile era il mio migliore amico dalla nascita, fino a dopo la laurea. Dopo vinse un concorso e si traferì a Verona, Gigi è il padre di Elia , suo figlio non l'ho mai conosciuto. Io e Gigi, nati nello stesso palazzo in via Giambattista Marino 13, sul Bar degli Azzurri, primo e secondo piano, eravamo inseparabili. Quei rapporti da tutto il giorno insieme, lui era Bud Spencer ed io Terence Hill per capirci. Partite interminabili "mmiezz''o campo" , chi è nato vicino al San Paolo capirà di cosa parlo. Poi culi a consumare muretti di Fuorigrotta, vacanze, sogni, sport, handball, pizze, ragazze e... mazzate. Sì perché Gigi era pericoloso, non si teneva niente e spesso io mi trovavo coinvolto in situazioni da West side story dove noi eravamo sempre i "portoricani" e mai gli "yankee"".
Il racconto prosegue: "A Carnevale una volta si mise di proposito un completo con giacca annessa, per provocare quelli che lanciavano le uova, finì in un cinque o sei (loro) contro due (noi) e menomale che si trovarono a passare degli amici. Il clou però lo raggiungemmo la sera del 20/06/1979. Era pomeriggio tardi, non sapevamo cosa fare, allo stadio si giocava la finale di Coppa Italia Juventus Palermo in campo neutro, fu un attimo e ci ritrovammo prima ad acquistare il biglietto e poi in Curva, capitammo nella Curva dei palermitani, un settore rosanero che stava per trasformarsi in incubo. C'era stata un po' di pioggia e Gigi si era portato un ombrello".
"Davanti a noi, in piedi, dei tifosi del Palermo eccessivamente agitati, uno in particolare anche violento. Viro verso un presente storico che rende meglio. Passa il venditore di noccioline e lui, il tifoso siciliano, chiesto e sentito il prezzo, lo riempie di parolacce e lo spinge fino a farlo cadere, il poveretto fugge via, io inizio a presagire tempi difficili. Segna Il Palermo, poi pareggia la Juve e vanno ai supplementari, il tifoso è ai limiti della camicia di forza. L'ombrello di Gigi è poggiato su una di quelle specie di porte bianche di ferro che credo servissero ad appoggiarsi, proprio dietro all'esagitato in rosanero. A tre minuti dalla fine segna Causio, il palermitano furioso impreca, si gira, vede l'ombrello, lo prende e lo scaraventa giù verso il campo. Sarebbe successo quello che avevo temuto".
"Gigi picchetta con le nocche delle dita le spalle dell'ormai indemoniato per attirare la sua attenzione, il ragazzo si gira e gli urla contro e così il mio "socio" gli assesta un cazzotto in pieno volto. Meglio tornare al tempo Passato. Ci trovammo addosso centinaia di persone in "Black and Pink", temetti la nostra prematura dipartita. Mi misi seduto, spalle alla gradinata e testa coperta dalle braccia all'indietro, arrivavano come gli Unni di Attila da tutte le direzioni, davo calci a chi cercava di risalire verso di noi e mi proteggevo la testa. L 'ultimo che cercò di colpirmi sembrava Pelè con il fazzoletto del Palermo al collo, chiare origini africane a testimoniare: "noi contro resto del mondo". Gigi lo persi di vista e lui credo me. Finalmente si vide un gruppo della Celere e lentamente uscimmo dal vortice. Mica ce ne andammo a casa. Noooo".
"Scendemmo giù e continuammo a guardare la premiazione nel settore inferiore, io col giubbino strappato a metà Gigi con un piccolo segnetto di sangue sotto al naso, ma tutti e due con una calma molto British. Ricordo che lui disse solo: "Tutto a posto?" "Si e tu?" ..."Tranquillo". E così archiviai quel momento nella memoria eterna dei miei ricordi fantastici".
"Ho guardato la conferenza stampa di Elia , mi sembra anche lui indomito e tranquillo come suo padre ed in più lui tifa per il Napoli. Eh sì perché all'epoca io e Gigi avevamo un difetto: eravamo fan del Milan. Io poi guarii, quando arrivò Diego fui folgorato e nacqui di nuovo. Gigi non lo so...lo persi di vista , ci sentimmo tempo fa, aveva un po' l'accento del Nord e la cosa mi fece ridere e piangere allo stesso tempo", conclude Gallo.
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