Iavarone: "Benitez dovrebbe dimettersi ma non lo farà per due motivi"

Il giornalista de Il Mattino Toni Iavarone ha espresso alcune considerazioni sul Napoli attraverso il suo blog ufficiale, toniiavarone.it, soffermandosi in particolar modo su Rafa Benitez.
Il giornalista de Il Mattino Toni Iavarone ha espresso alcune considerazioni sul Napoli attraverso il suo blog ufficiale, toniiavarone.it. "Questo Napoli purtroppo è ben poca cosa. Ma sarebbe meglio dire che guardiamo negli occhi un fantasma. Aggiungendoci un aforisma di Ennio Flaiano: coraggio, il meglio (del Napoli) è passato. Scusate ma del pareggio del Palermo, del punticino e del 3-3, dopo altrettanti vantaggi dei napoletani, vorrei non lasciare traccia. Così come ha fatto pure stanotte il Napoli. La squadra, che non ha più nemmeno i colori del suo mare, è come un match di tennis senza pallina, un inseguimento senza motore, sfiora l'impercettibilità del nulla. Niente la smuove, nessuno intende cambiare nulla: il Napoli ha già un suo piccolo brutto record, otto punti di distacco dalle squadre di testa. A Benitez si potrebbe solo chiedere di sentirsi, come dicono dalle sue parti, un "hombre vertical" elasciarci gli ultimi scampoli di speranza con un bel gesto: dimettersi. Tuttavia il celebrato e osannato maestro del pallone, proclamato appena un anno fa ambasciatore della città nel mondo, non lo farà. Perchè dalla sua ha un grande e irrinunciabile vantaggio ancorchè forza: un contratto da 3,5 milioni netti, circa sette lordi. E il nostro hidalgo sa benissimo che De Laurentiis non si sognerebbe mai di sborsare questo più quello (stipendio di un nuovo allenatore) andando a intaccare pesantemente le riserve monetarie del Napoli. In fondo è pure comprensibile che faccia così: lui ha ormai sposato da tempo le tesi finanziarie della spending review e certamente non cambierebbe idea nè oggi, nè domani. Se De Laurentiis è a suo modo coerente (per lui il calcio è un settore produttivo come un altro), non lascia sbigottiti nemmeno lo stato confusionale di un tecnico irriguardoso, che s'era annunciato come la rivoluzione copernicana, il re sole dopo il grigiore dei mediocri, l'intellighenzia del pallone avversa alla pochezza dei risultati. La sua non è solo l'ostinazione nel difendere un modulo (4-2-3-1) per il quale nel Napoli non ha gli uomini adatti. Poveri ragazzi. Hamsik, Insigne, Maggio, Zuniga e Inler beccano fischi e rimproveri perchè spesso costretti a ruoli che vanno oltre le loro caratteristiche. Non fosse calcio, si potrebbe parlare di mobbing. Il caro Rafa è ormai ben chiuso nella propria bolla d'impertinenza, lontano dai tifosi e anche dal controllo della squadra, che non ha un motivatore in campo (ecco cosa significa il sacrificio di Reina) e neppure in panchina. Benitez, invece, di scuotersi e dare una dritta ai suoi, va una settimana in vacanza a campionato iniziato, non rinnova il contratto che scade a fine anno, e si erge a responsabile di un gruppo di giocatori – qualcuno eccellente e molti da non buttar via – che sembra tutt'altro che una squadra. Se esiste ancora un rimedio a questa sciagurata annata De Laurentiis lo faccia suo, magari si tenga pure Benitez ma gli strilli in faccia (e a lui non manca modo) che se qui ormai non si gioca più per lo scudetto o la Champions, c'è da vincere ben altra partita, quella dell'onore e della dignità".








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