Hamsik, lo scopritore: "A Napoli canta e porta la croce. Marino lo prese e mi arrabbiai"

Il direttore sportivo che scoprì Marek Hamsik ha parlato del capitano del Napoli nel corso del suo intervento radiofonico.
Gianluca Nani, ex direttore del Brescia, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Si gonfia la rete, trasmissione in onda sulle frequenze di Radio CRC. "Marek Hamsik è stato ed è un grande giocatore? E' lo sarà! Parliamo di un ragazzo fortissimo e che può ancora migliorare. La Roma ha De Rossi, Hamsik può giocare ancora tanto. Magari cambierà un po' posizione, accentrandosi ulteriormente, però è un giocatore straordinario al quale non rinunciare mai. Quando conti i suoi gol, vedi che va sempre in doppia cifra. Canta e porta la croce".
"A Napoli dicono che non abbia personalità? E' un falso mito: è un leader silente, non scherziamo. Come l'ho scoperto, quando ero al Brescia? Aveva 15 anni, insieme ad un osservatore guardai una partita dello Slovan. C'era la possibilità di prendere lui o un centravanti, optammo subito per Hamsik per il suo talento naturale. Per la sua leadership e la sua presenza, lo vidi tuttocampista. Sapeva fare tutto: mezzala, box-to-box, centrocampista centrale, mezza punta... Un giocatore assoluto, completo come pochi. Subito mi colpì per la sua enorme professionalità. I ragazzi che vengono dall'Europa dell'Est devono approdare in Italia da giovani, quando li puoi ancora affinare tatticamente. Anche per gli allenamenti, si preparava con le fasce come se fosse una grande partita. L'Inter lo aveva in pugno, ma non lo prese. La sua cessione? Ero deluso e arrabbiato, non avevamo grossi mezzi e dovevamo sempre vendere per sistemare il bilancio. Tantissime squadre lo seguivano, l'unico a credere veramente in Hamsik fu Pierpaolo Marino. Aveva la cresta come suo figlio, gli cadde l'occhio e mi disse: 'Ma questo è forte'. Io gli risposi: 'Sì, fidati: è proprio forte. Ti renderai conto che è indispensabile'. Appena lo mandai a giocare la prima partita in Primavera, dopo il compleanno, l'allenatore mi chiamò e disse: 'Questo è un fenomeno'. Aveva una sfacciataggine e una sfrontatezza tale...".







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