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Giraudo: "Calciopoli frutto dell'invidia, Moggi si è rovinato da solo e ha fatto danni"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Giraudo: Calciopoli frutto dell'invidia, Moggi si è rovinato da solo e ha fatto danni

Antonio Giraudo torna a parlare dello scandolo che travolse il calcio italiano vent'anni fa. In occasione dei suoi 80 anni ha rilasciato un'intervista.


Antonio Giraudo, ex dirigente della Juventus, torna a parlare dopo un silenzio lunghissimo. E lo fa 20 anni dopo lo scandalo di Calciopoli, che gli è costata nel 2011 la radiazione dal mondo del calcio. In occasione del suo ottantesimo compleanno, l'ex amministratore delegato della Vecchia Signora ha racconta la sua verità a La Stampa.


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Giraudo: "Calciopoli frutto dell'invidia"

Queste le parole di Giraudo: "Calciopoli? È cambiato il contesto in cui la storia può essere raccontata. Ad oggi tutti i processi ordinari si sono conclusi senza alcuna condanna. Ma c’è una novità che riguarda la giustizia sportiva - le parole di Giraudo, dirigente della Juve dal 1994 al 2006 - la recente sentenza della Corte di Giustizia europea. Chiarisce un principio fondamentale: chi si vede inflitta una sanzione sportiva deve avere diritto a rivolgersi a un giudice in grado di valutarle la legittimità. Calciopoli è una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza è stata quella di affossare il calcio italiano. A conti fatti è stato, per invertire la formula, un topolino che ha partorito una montagna. Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato. Come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, 'un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici'".


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"Moggi si è rovinato da solo e ha fatto danni a chi ha lavorato con lui"

Poi il passaggio su Umberto e Gianni Agnelli, e su Moggi: "Non sarebbe successo nulla di quello che è successo con loro. Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente. Non si sarebbero mai permessi nemmeno di immaginare certe cose con Gianni e Umberto Agnelli. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano. Moggi? Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il  compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tutt’ora le sue capacità. Si è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali. Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui".


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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