Giordano: "Mertens mi somiglia, felice per il rinnovo. Fui vicino al Barcellona, ma il Napoli di Maradona..."

Il grande bomber del Napoli del primo scudetto è intervenuto ai microfoni di Radio Amore Campania per analizzare il momento della squadra di Gattuso.
Bruno Giordano, ex attaccante del Napoli, tra i protagonisti assoluti del primo scudetto del club partenopeo (stagione 1986/87) è intervenuto ai microfoni di Radio Amore Campania nel corso della trasmissione "I Tirapietre", in onda ogni lunedì dalle 21 alle 23 e condotta da Luca Cirillo (Areanapoli.it), Donato Martucci (Corriere della Sera) e con la partecipazione straordinaria di Lino D'Angiò e Luigi Di Fonsi. Ecco quanto dichiarato da Giordano: "Importante per il Napoli l'aver trovato un accordo per il rinnovo di Mertens: è un giocatore che sta facendo la storia di questa società che ora sta facendo capire che non vuole smantellare quanto fatto negli anni precedenti. Spero inoltre che anche Allan e Koulibaly possano rimanere".
Poi Giordano ha aggiunto: "E' stata un'annata particolare. Gattuso è stato bravo a ricompattare il gruppo e riportare alcune regole. Si vede che ora è un gruppo che vuole lavorare insieme al proprio tecnico. Non è ancora un Napoli scintillante, ma sono fiducioso. Mertens mi assomiglia? Ci può stare, lavora per la squadra, fa anche assist. Certo i tempi sono diversi ed è diverso il modo di giocare anche con regole diverse. E' bello che ci sia gente che si ricorda di me con grande affetto. Le partite le vivevo con grande passione, cercando di portare allegria ai tifosi. Io primo italiano vicino al Barcellona? E' vero. Non c'era grande comunicazione a quei tempi, ma confermo tutto. Prima il campionato mondiale era in Italia. C'erano tantissimi grandi giocatori come Van Basten, Maradona, Junior, Cerezo, Falcao e tantissimi campioni stranieri, il meglio in circolazione. Andare all'estero sarebbe stato un passo indietro. E poi che facevo, io andavo a Barcellona e Diego Maradona veniva a Napoli? (ride, ndr). Scudetto? La Lazio ha grandi possibilità e vive con meno pressione e tra l'altro non ha le coppe. Coronavirus? Credo che la cosa migliore sarebbe stata giocare a porte chiuse o annullare le giornate. Il mio Napoli? E' stato sempre sottovalutato dai critici. C'è mancato l'acuto in Coppa dei Campioni, ma non avevamo grande esperienza nelle coppe e nemmeno il club, ma sicuramente quella squadra sarebbe rimasta ancora di più nei cuori della gente. Nell'anno 1987-88 eravamo una squadra super, purtroppo gli infortuni di Romano e Bagni incisero e non poco sul nostro cammino: arrivammo scarichi nel finale. Io quel Napoli non lo cambierei con nessuno. Una squadra bella a vedersi e Diego fece delle cose che poi nessuno ha fatto vedere a Napoli".
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