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"Giocavo con Baggio, Zidane, Guardiola e mi allenò Ancelotti. Oggi faccio l'operaio, maledetta cocaina"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Giocavo con Baggio, Zidane, Guardiola e mi allenò Ancelotti. Oggi faccio l'operaio, maledetta cocaina

Il racconto di Bachini: "Un anno e mezzo fa ho chiesto la grazia a Federazione e Coni, ma non c'è stato nulla da fare. Ma io non ho fatto male a nessuno".


Jonathan Bachini, ex calciatore, ha rilasciato un'intervista alla Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni passaggi: "Arrivai alla Juve dall’Udinese tra la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, mi aveva voluto Lippi e mi allenò Ancelotti. Giocai meno del previsto, così andai al Brescia. E lì arrivò la prima squalifica (12 mesi). Sono ripartito da Siena. Mi beccarono una seconda volta. Mi radiarono. Lì crollò tutto. Era giusto pagare per i miei errori, ma così mi è stato tolto un pezzo di vita, soprattutto mi hanno negato ogni aiuto. Un anno e mezzo fa ho chiesto la grazia a Federazione e Coni, ma non c’è stato nulla da fare. Ma io non ho fatto male a nessuno tranne che a me stesso. È giusto che paghi per sempre? Sono passati oltre 13 anni. Tredici anni! Se avessi ammazzato qualcuno, forse adesso sarei libero".


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Poi Bachini spiega: "Sono passato dallo stipendio da calciatore a quello da operaio, mi sono rimboccato le maniche senza vergogna. Non ho mai chiesto aiuto a nessuno, anche se quando le cose per me andavano bene io cercavo sempre di dare una mano a chi soffriva. L’indifferenza della gente mi ha ferito, tranne Edo Piovani (storico team manager del Brescia, ndr), nessuno mi ha fatto una telefonata... A Livorno si dice che non può fare più buio di mezzanotte. Ecco, per me è stata mezzanotte per tanto tempo. Ho affrontato difficoltà familiari su cui non mi dilungo, ma adesso mi sono rialzato". 


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Infine Bachini ha dichiarato: "Nel calcio mi piacerebbe iniziare un percorso, magari allenare le giovanili. Il messaggio che posso mandare ai giovani è di non fare nulla con leggerezza, di riflettere bene che basta un errore per compromettere tutto. Non ne vale la pena, le conseguenze possono essere pesanti e ti restano dentro ben oltre l’ambito sportivo. E per quanto sia ingiusto, un errore può marchiarti per sempre: viviamo in una società che giudica e non perdona...”.

Nel cuore c’è il ricordo di quando giocava con campioni tipo Zidane, Del Piero, Baggio, Pirlo e Guardiola: "Niente male quei compagni eh... Zizou era senza dubbio il più forte di tutti. Quando sbagliavi un passaggio, si girava e ti diceva “tranquillo, è colpa mia”. Adesso vorrei solo che la palla ricominciasse a rimbalzare anche per me".


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