Forgione: "Troppi insulti dai tifosi della Juve, Allegri stressato molla i social! Con Sarri fuori dai piedi..."

Le parole del giornalista: "Allegri si appresta a vincere il quarto tricolore di fila ed è convinto che i fatti parlino per lui, come se fosse stato lui a far vincere la Juve".
Sulla propria pagina personale di Facebook, Angelo Forgione, giornalista e scrittore, ha parlato del big-match Napoli-Juventus in programma domenica al San Paolo. Ecco quanto si legge: "Allegri molla. Troppi insulti dai tifosi della Juventus e dimissioni dai social. Tira una brutta aria nell'ambiente juventino dopo le sconfitte di Bergamo e soprattutto di Madrid, capaci di aprire una crepa che può farsi frattura per un club con lo spettro del fallimento stagionale all'orizzonte. Altro che triplete!
Che la pressione dell'ambiente non sia mai stata tollerata da Allegri è cosa nota. Che il calcio di Allegri non sia mai stato particolarmente tollerato dai tifosi della zebra è fatto altrettanto noto. Ora è persino detestato. Per la verità, Allegri non ha neanche tollerato di vincere senza piacere alla critica, e il suo fastidio è venuto prepotentemente fuori quando al suo calcio poco attraente e pragmatico si è opposto quello di #Sarri, estetico, bellissimo e prossimo a farsi pure vincente, se non fosse stato per le orsatine stranezze di San Siro. Alla fine, di riffa o di raffa, ha vinto lui, e gli altri «al circo», ma nessuno gli ha fatto i complimenti che pretendeva, anzi, che voleva fossero fatti «ai ragazzi», e se l'è presa con giornalisti e opinionisti tutti, colpevoli di esaltare i circensi perdenti.
Con Sarri fuori dai piedi, la Gazzetta dello Sport, a ottobre, ha messo insieme tre allenatori per parlare di bellezza del calcio al festival dello sport di Trento. Sacchi, Ancelotti e Guardiola. Allegri non pervenuto, anzi, invito non pervenuto ad Allegri.
Ma i dolori non erano finiti. Il fatto è che finché vinci un braccio di ferro va tutto bene, o quasi. Quando poi il braccio di ferro non c'è, e hai un mare di vantaggio sulla nazione, il tifoso viziato, al quale è stato dato Ronaldo, vuole l'Europa, dove devi arrivare in fondo se Ronaldo l'hai strappato a quel Real Madrid campione che avevi dominato tra le sue mura. Succede che ti capita l'altro Madrid, l'Atletico, che in panca ha il maestro dell'anticalcio, così dicono, e a casa sua le prendi di santa ragione facendo la misera figura dell'allegra brigata dei cascatori. Che poi le hai già prese anche da Gasperini, e allora non c'è pazienza che tenga. Apriti cielo! «Maledetto Allegri, la rovina della Juve», urlano i "suoi".
La verità è che Allegri, alla Juve, è stressato, e ne ha persi tanti di capelli da quando vi è approdato. Acciughina è una pentola a pressione, perché sente il peso leggero e fastidioso di convincere quando vincere in casa è scontato, e da Ronaldo in poi sente il peso enorme di dover vincere la Champions. Vittima di un presidente megalomane che ha voluto porsi ad ogni costo oltre il padre, lo zio e il nonno, cancellare ogni record e proseguire ossessivamente a vincere in Italia senza lasciare briciole a nessuno.
Allegri si appresta a vincere il quarto tricolore di fila ed è convinto che i fatti parlino per lui, come se fosse stato lui a far vincere la Juve e non il contrario. Allegri è vittima di un club che ha la vittoria come unico dogma, radicato nella mente bianconera. Mente, sì, perché si tratta di un club senza cuore, con una sola testa e un solo modo malsano di pensare il calcio, che obbliga a vincere e radica nei suoi tifosi l'idea che la sconfitta sia contro la natura del club.
Il tifoso juventino è abituato malissimo, accomodato su uno strapotere in Italia che si nutre di forze esterne al rettangolo di gioco, a iniziare dalla semplice sudditanza psicologica degli arbitri.
Andrea Agnelli, nella sua vanagloria, non ha ancora capito che i club più prestigiosi non sono quelli che vincono continuamente nel loro paese ma quelli che vincono in Europa e contro i club sudamericani. Quella per lo scudetto è un'ossessione fatale, deleteria non solo per l'interesse della Serie A ma anche per la stessa Juventus. Perché paure e offese piovono con un campionato condotto con 13 punti di vantaggio sulla seconda. I tifosi sono in polemica con la società e offendono l'allenatore, che chiude i suoi profili social. E meno male che il pianeta bianconero sta per festeggiare l'ottavo scudetto di fila. Festeggiare, poi, che parolone".







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