Forgione travolge Feltri: "Minacce da Bergamo. Nonno Vittorio ha fretta di riaprire la Lombardia"

Angelo Forgione, scrittore e giornalista napoletano, ha commentato il recente articolo di Vittorio Feltri su Libero.
"Minacce da Bergamo", Angelo Forgione, scrittore e giornalista napoletano, ha commentato con un post sui social il recente artico di Vittorio Feltri su Libero nel quale si augura una presta ripartenza della Lombardia. Ecco le parole di Forgione: "Dalla sua scrivania orobica, il giornalista infeltrito scrive per il suo giornale di fretta di riaprire la Lombardia, la regione che ha fatto danni perché non aveva alcuna fretta di chiudere, anzi, alcuna voglia. Bisogna riaprire in fretta, magari procurando altri problemi, e poi, senza fretta, lasciare l'Italia. Ci racconta, nonno Vittorio, che la gente è impaziente per riprendere a guadagnare, "in particolare al Nord", come se altrove si campi d'aria, e la pensa esattamente così chi scrive che "non si tratta di correre in strada a suonare il mandolino, bensì di tornare in fabbrica". Dice che l'umanità dell'affascinante Meridione e la bramosia di denaro della Pianura Padana e delle Prealpi sono solo luoghi comuni, lui che per i luoghi comuni sui meridionali ha reso noto se stesso e il suo giornale".
Forgione prosegue: "Avverte che lassù, tra le valli lombarde e venete, monta "la ribellione alla dittatura romanfoggiana"; insomma, una ritorno agli slogan della Lega Nord riposti per convenienza nel cassetto dal furbacchion Salvini. Informa che "manca soltanto la Lombardia per creare una frattura tra le due Italie divise da una antipatia reciproca che si era sopita e che le polemiche sul virus hanno risvegliato in modo drammatico". E conclude minacciando il Sud, che senza il Nord andrebbe "a ramengo" e farebbe "una brutta fine, per altro meritata". Echi che arrivano da Bergamo, una delle città che più soffrono e che merita la solidarietà di tutti a prescindere, anche per la sfortuna di essere rappresentata da qualche incompetente che ha scherzato con il virus e pure da certe penne, capaci di condizionare l'opinione delle persone meno libere di pensiero, di dividere e alimentare la debolezza del Paese. Ma che, non va dimenticato, resta pur sempre "la Città dei Mille", il centro italiano che più di tutti ha contribuito ad armare Garibaldi affinché invadesse il Sud. Prima hanno voluto che si facesse quest'Italia di colonizzatori e colonizzati e ora, una volta spremuto il limone, minacciano di dividerla. Senza fretta, però, non sia mai che il Sud smette di comprare merci e servizi del Nord. Finisce che il Nord va "a ramengo" appresso al Sud. Senza fretta, nonno Vittorio".







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