Forgione: "Scampia non è nata per essere quello che è diventata"

Lo scrittore napoletano Angelo Forgione, attraverso i social, ha commentato la tragedia che ha colpito la popolazione di Scampia.
Il cedimento di un ballatoio di collegamento nella Vela Celeste di Scampia ha provocato morti e feriti. Angelo Forgione, sui social, ha scritto quanto segue: "Giù "le vele" di Scampia, ne è rimasta solo una, quella della tragedia del ballatoio. L'idea malsana di ricreare i vicoli di Napoli tra i blocchi a gradoni di cemento per favorire le relazioni tra gli abitanti. "Le vele", come tutto intorno, dovevano favorire l’integrazione e invece ha creato ghettizzazione e criminalità".
"La vela celeste è rimasta simbolo del fallimento in un quartiere la cui rinascita non deve limitarsi all'abbattimento dei simboli di Gomorra e alla realizzazione dell'Università. Scampia era un territorio rurale di qualche masseria e coltivazioni, come si evince dalle cartine realizzate dal cartografo Giovanni Antonio Rizzi-Zannoni tra fine Settecento e primo Ottocento. Poteva sorgere davvero una bella periferia, e invece l'urbanizzazione del trentennio 1960-'90, intervento di edilizia economica popolare priva di locali commerciali su strada e di presidi dello Stato, e la fatalità del terremoto irpino, l'hanno destinata a degrado e povertà", aggiunge Forgione.
In chiusura: "L'assenza di civiltà e normalità, in certi contesti, ha precise responsabilità, che risalgono a chi non ha avuto una visione corretta dell'edilizia, degli spazi, della dignità umana e del futuro. Ne fanno le spese le persone perbene di Scampia, oggi costrette a piangere le vittime degli errori altrui e dell'incuria; che non è solo della periferia".






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