Forgione: "Sapete perché al Sud si affezionano a Juventus, Milan e Inter?"
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, ha analizzato il variegato mondo del tifoso nel suo messaggio sui social.

Juventus, Milan e Inter sono le squadre più seguite in Italia, quelle con il maggior numero di tifosi. Ma spesso i sostenitori delle tre big del Nord arrivano da altre città. Angelo Forgione, scrittore, ha descritto tale fenomeno: "Juventinismo, interismo e milanismo. Sono i tre fenomeni sociali del tifo che superano i confini regionali, attecchendo nei piccoli e medi centri che non riescono a emergere nel Calcio che conta".
"I bambini di Siracusa, Olbia e altre città fuori dai grandi giochi e lontane dalle metropoli devono necessariamente fare una scelta che consenta loro di partecipare, di non sentirsi totalmente esclusi, e per convenienza inconscia si affezionano alle squadre più gloriose. Per questo motivo Juventus, Inter e Milan sono le squadre degli appassionati territorialmente “decentrati”, quelli che vivono nelle province senza una storia calcistica. Ma anche le squadre di quei distretti rappresentati da realtà calcistiche di un certo rilievo, però storicamente incapaci di recitare un ruolo primario, lì dove è spesso ostentata una fedeltà sdoppiata, una duplice passione: per la squadra locale, che non ha legami stretti con la vittoria, e per quella in grado di vincere, che non ha legami stretti col territorio. È un modo di vivere il tifo che aiuta a gestire e risolvere un contrasto interiore, più frequente nel Mezzogiorno e tipico di importanti centri come ad esempio Bari, Palermo, Catania e Reggio Calabria, alla cui fede locale è spesso accostata quella per una delle tre big".
"Al contrario, il Napoli è, al Sud, una realtà a sé stante, un monolito quasi sacro. Non si può simpatizzare per il Napoli e per la Juventus allo stesso tempo, soprattutto attorno al Vesuvio, in una provincia amalgamata indivisibilmente alla sua squadra di Calcio. «Il Napoli non è solo una squadra, ma è lo stato d’animo di un’intera città», disse l’allenatore portoghese André Villas-Boas alla vigilia del match di Champions League del febbraio 2012 tra gli Azzurri e i londinesi del Chelsea al San Paolo. Quella frase, apparentemente retorica, significò la percezione oltre confine del sentimento calcistico partenopeo. Napoli e il Napoli creano un vortice continuo di identificazione con pochi paragoni nel mondo. Il Napoli è un’entità ingombrante che condiziona anche troppo gli umori cittadini, perché è a pieno titolo un simbolo di appartenenza e legame territoriale. È il riferimento principe di una vasta provincia che, coi suoi 3 milioni di abitanti circa, è la terza d’Italia per popolazione, e non condivide il territorio con nessuno, diversamente da quanto accade a Roma, Milano, Torino e in tutti i maggiori centri del Vecchio Continente. La grande Londra ospita 8 club, ognuno espressione delle differenze dei suoi quartieri e incapace rappresentare la metropoli britannica. A Parigi domina il Saint-Germain sul Racing e sul Red Star. Roma è soprattutto romanista, ma i tifosi giallorossi convivono con i coinquilini della Lazio. Gli juventini non sono più numerosi dei Granata nell’area urbana di Torino, dove si è bianconeri soprattutto se figli o nipoti di immigrati del Sud. Spaccata in due è anche Milano, così come la più piccola Genova. A Napoli, invece, quella azzurra è religione identitaria monoteista, attorno alla quale gravitano culti esotici minori. È una simbiosi che si individua anche sotto il profilo linguistico. Se a Torino vi sono il torinista e lo juventino, a Milano il milanista e l’interista, a Roma il romanista e il laziale, a Napoli esiste solo il napoletano a troneggiare sulle minoranze. Napoletano è il tifoso e napoletano è il cittadino. L’appartenenza calcistica e la cittadinanza, a Napoli, combaciano per sovrapposizione e si unificato. È una condizione che certamente appartiene anche a Firenze, ma in proporzioni inferiori per popolazione cittadina e bacino d'utenza", ha concluso Angelo Forgione.
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