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Forgione: "Caso Esposito, secondo i giudici fu una bravata! Pena ridotta al De Santis"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Forgione: Caso Esposito, secondo i giudici fu una bravata! Pena ridotta al De Santis

Il giornalista e scrittore napoletano attraverso i suoi canali social mette in evidenza il caso "Ciro Esposito".


Angelo Forgione, giornalista e scrittore napoletano, attraverso i suoi profili social, evidenzia: "Si svolge oggi a Roma, presso la Corte Suprema di Cassazione, il terzo e ultimo grado di giudizio per il processo a Daniele De Santis, omicida di Ciro Esposito. È noto che la precedente sentenza di appello (secondo grado), pur confermando la prima sentenza di condanna il De Santis, ne ha ridotto la pena inflitta. I 26 anni comminati in primo grado sono stati ridotti a 16.


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Fu, secondo i giudici d'appello, solo "una bravata", e non vi fu alcun agguato premeditato verso la carovana di tifosi azzurri. I petardi e le bombe carta lanciati all'indirizzo del pullman dei napoletani, sempre secondo i giudici, furono solo una "suggestione collettiva", cioè un'invenzione dei testimoni, dei legali difensori di Ciro Esposito e della crimonologa Angela Tibullo (guarda il video del dibattito televisivo del giugno 2014). Niente raid, niente complici, niente aggravante per tentata strage ma solo una "bravata". Tutto cassato, insieme a dieci anni della pena iniziale. Fiduciosi nella giustizia, attendiamo di sapere cosa sarà deciso in sentenza definitiva.


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Intanto Antonella Leardi e Giovanni Esposito, genitori di Ciro, attraverso l'Associazione Ciro Vive coordinata da Paolo Fusco, lanciamo l’ennesimo appello di pace: “Dal primo momento abbiamo dato prova, nonostante il dramma vissuto, che la violenza e la vendetta non ci appartengono. Siamo però alla ricerca di giustizia e verità. Per quanto tutto questo non potrà restituirci nostro figlio, abbiamo il diritto di chiedere che venga ricercata la verità e la giustizia con ogni sforzo. Abbiamo bisogno della solidarietà di tutti voi, di tutti quelli che amano la giustizia. Qui non è solo in gioco la memoria di nostro figlio, ma anche la dignità di una città intera. Abbiamo subito molte cattiveria, abbiamo patito sulla nostra pelle la malizia di luoghi comuni, oggi c’è un’intera comunità che si stringe attorno a noi e desideriamo ringraziarli tutti. Nel nome di Ciro continueremo a combattere perché questo non accada più. Non deve mai più succedere che una partita di calcio si trasformi in una tragedia”.


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