Ferrara: "Ancelotti cambia il suo Napoli: ha impiegato 15 mesi per prendere questa decisione!"

Liberato Ferrara, giornalista, nel suo editoriale, si è soffermato, tra le altre cose, sulla sfida tra il Torino e il Napoli di Carlo Ancelotti.
Il giornalista Liberato Ferrara ha pubblicato un articolo su persemprenapoli.it. Ecco quanto si legge: "Se è giusta l’anticipazione del Corriere dello Sport, Ancelotti torna al tridente Callejon, Mertens, Insigne. Poiché il sottoscritto da sempre pensa, e quindi ha scritto, che questo Napoli è tagliato per il 4-3-3, la scelta sembra felice. Ma porta a fare qualche considerazione. La prima, scontata, ma è bene ribadire: nel calcio lo spirito, la convinzione, la condizione contano più di qualsiasi tattica. I numeri lasciano il tempo che trovano. Il Milan di Sacchi giocava il 4-4-2 esattamente come quello di Capello. Ma diciamo che c’era qualche piccola differenza, o no? Per altro non esiste la tattica perfetta, quella che fa vincere le partite. Altrimenti tutti giocherebbero allo stesso modo. La seconda considerazione: ci sono voluti 15 mesi per capire che questa squadra è fatta per giocare in questo modo? Se in una rosa ci sono tanti attaccanti esterni, non ha senso penalizzarli facendoli giocare fuori ruolo. E’ vero, la storia del calcio insegna che la fortuna di alcuni giocatori nasce dall’intuizione di un allenatore che gli cambia posizione in campo. Pirlo nasce trequartista, ed arranca. Quando Ancelotti lo mise dinanzi alla difesa è diventato uno dei migliori giocatori italiani di sempre. Mertens da esterno era uno dei tanti. Sarri lo ha portato al centro dell’attacco, ed è esploso. Ma sono eccezioni".
Ferrara ha poi aggiunto: "La terza considerazione: un allenatore ha il diritto/dovere di far giocare la squadra come meglio crede. Ma questo significa innanzitutto far comprare i giocatori funzionali alla sua idea di calcio. Certamente non significa mettere i giocatori fuori posizione. Ed è questo il vero problema. Ancelotti non è uno stupido. Quando arrivò a Napoli lo scorso anno giocò le prime partite con lo stesso sistema di Sarri. Qualche piccolo accorgimento, ovvio, ma il sistema era quello. Ma prese una imbarcata di gol. 6 nelle prime tre partite. Si convinse allora che non avendo un uomo di ordine in mezzo al campo era meglio cambiare, passare ad un centrocampo a 4. Non è una cosa che ci stiamo inventando in questo momento, lo disse il tecnico stesso. Era stato venduto Jorginho, ed era stato sostituito, numericamente, da Fabian Ruiz. Questo comportò il passaggio di Hamsik in posizione centrale, e l’inserimento di Zielinski o delle stesso Fabian al posto di Marek. Morale della favola: un centrocampo che non faceva filtro. A gennaio poi le cose sono peggiorate: via anche Hamsik, senza sostituzione. Mettiamoci anche l’infortunio di Diawara, e la frittata era fatta. La prima cosa da fare in estate era quella di pretendere un certo tipo di calciatore. Magari l’avrà anche chiesto nelle segrete stanze, ma non è arrivato. E si continua a pretendere che Callejon faccia il centrocampista (lo sa fare, ma ci perde molto l’attacco), e che lo faccia Insigne. Una follia. Tornare al 4-3-3 non è la panacea di tutti i mali. Perché a centrocampo continua a mancare un uomo d’ordine. Ed il fatto che il tecnico dica spesso che lui non ama il regista classico ma preferisca giocatori che sanno fare tutto non significa nulla. Ammesso che questi giocatori esistano, non giocano nel Napoli. La colpa di Ancelotti non consiste nel fatto di aver provato a cambiare il gioco del Napoli. Ma nel fatto che non abbia preteso, ed ottenuto, i giocatori funzionali alla sua idea di calcio".







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