Ferlaino: "Divenni presidente del Napoli a mia insaputa. Feci una scoperta traumatica"

Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli, raccontò tutto al Guerin Sportivo: "Mi chiamò il centralista del club per annunciarmi la decisione di Lauro".
“Nel 1969 divenni presidente del Napoli a mia insaputa”, disse proprio così Corrado Ferlaino ai microfoni di Nicola Calzaretta per il Guerin Sportivo. Era il 2015 e svelò alcuni retroscena della sua lunga presidenza. “Cosa successe? Alcuni anni prima Roberto Fiore mi aveva fatto entrare in società con una piccola quota. La società viveva il dualismo tra lui e Achille Lauro, che era il socio di maggioranza. Gli equilibri si ruppero quando morì Antonio Corcione, vicino a Lauro, che possedeva il 30%. Si scatenò la corsa alle sue azioni con Fiore e Lauro che cercavano di avere la meglio. Io mi trovai nel mezzo del balletto. Fiore mi mandò dalla vedova Corcione a trattare, ma io in realtà agivo per conto mio. La spuntai su altri pretendenti e poi convinsi Fiore a cedermi anche la sua quota. Così ebbi la maggioranza del capitale sociale, ma non significava ancora che ero il presidente. Fu il centralinista del Napoli, Parente, che alle nove di sera del 18 gennaio 1969 mi telefonò a casa facendomi gli auguri. “E di che?”, gli risposi. “Ma come, non lo sa?”. Il Comandante Lauro l’ha nominata presidente del Napoli”.
Poi Ferlaino aggiunse: “Fu un mezzo trauma scoprire che non c’era una lira. Le cose andavano maluccio anche sul piano sportivo, il Napoli era nei bassifondi della classifica. Il primo CdA lo feci da solo. A quel punto davanti a me c’erano solo due strade: scappare o combattere. Un titolo di “Paese Sera” della mattina dopo, nell’edizione napoletana, diceva: “Ferlaino ha le ore contate. E io, siccome sono un dispettoso, decisi che dovevo combattere. Avevo 38 anni, un passato da campione italiano di automobilismo e un presente da imprenditore con buoni risultati nell’immobiliare”. “(…) La prima cosa era il pareggio di bilancio. Questo portò al sacrificio del giovane Claudio Sala e ricapitò anni dopo con Zoff. Poi c’era bisogno di allevare giovani validi e di educare un pubblico fino ad allora molto indisciplinato. Il tutto per migliorare la squadra e combattere coi poteri costituiti”.








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