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Ferlaino: "Chi è quel folle che ha mandato Hamsik sotto la curva?"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Ferlaino: Chi è quel folle che ha mandato Hamsik sotto la curva?

Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli, ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni al quotidiano Il Mattino soffermandosi sugli intrecci tra malavita e mondo ultrà.


Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli, ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni al quotidiano Il Mattino, soffermandosi sugli intrecci tra malavita, mondo ultrà e gli anni della sua gestione. Ha ricevuto minacce, nei cortili delle sue case di via Crispi e corso Vittorio Emanuele hanno fatto esplodere bombe e hanno incendiato le auto. "E per questo, dodici anni fa, ho detto basta".

Nell'82 un piper sorvolò il San Paolo durante una partita esponendo la scritta "Ferlaino vattene"


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"La magistratura accertò che era una manovra della camorra per sottrarmi il Napoli. Erano anni difficili, allora le scommesse non erano legali e il giro del totonero era nelle mani di una potente famiglia di Forcella, i Giuliano".

Quelli che scattarono la foto con Maradona nella vasca da bagno a forma di conchiglia

"Io tenevo quella gente lontana dal Napoli, ero durissimo. Ai calciatori, compreso Diego, proibivo i contatti con esponenti di certi ambienti ma loro erano egualmente avvicinati: erano ospiti alle feste, ricevevano regali. Io, invece, ricevevo chiamate dalla Questura: mi dicevano di fare attenzione perchè in alcune intercettazioni quei personaggi parlavano di scommesse su vittorie e sconfitte della squadra".

Temeva il coinvolgimento dei suoi calciatori?

"Dopo quelle segnalazioni offrivo premi doppi o tripli in caso di successo: dovevo cautelarmi, dovevo vincere".

Il capo dello Stato Napolitano ha lanciato un messaggio forte sulle relazioni tra i club calcistici e gli ultrà: vanno subito spezzate

"I gruppi violenti non sono soltanto a Napoli. Qui infiltrazioni sono possibili, basta leggere le scritte di alcuni club allo stadio. Ma c'è un problema sociale da affrontare una volta per tutte e certo non si risolve con campagne negative come quella di Gomorra. Ci vuole lavoro per combattere la camorra e qui non ce n'è più. Nella mia carriera da presidente non sono mai sceso a patti. Se li sottoscrivi con certi personaggi, li hai dalla tua parte quando vinci. Ma se perdi si rivoltano contro. Io non cedevo e loro mi odiavano. I calciatori, forse, si mostravano disponibili per ottenere sostegno durante le partite".

Lei, tifoso del Napoli, non è mai più tornato al San Paolo. Ha visto la finale di Coppa Italia in tv?

"Certo, la gioia per questo successo è stata offuscata dal gravissimo ferimento di Ciro, a cui va il mio abbraccio forte: scoprire che un ragazzo che non può muoversi è agli arresti ci fa riflettere".

Ha visto anche Hamsik recarsi davanti alla Curva Nord dell'Olimpico per parlare con Genny 'a carogna?

"Una pazzia, una pazzia assoluta davanti alle tv di tutto il mondo, al presidente del Senato e al capo del governo, ai massimi rappresentanti dello sport italiano. Ma chi è stato quel folle che ha ordinato a un ottimo calciatore, peraltro non italiano, di parlare con un professionista del tifo? Cosa avrà potuto mai dire o rispondere quel bravo ragazzo slovacco? Io, quattordici anni fa, parlai direttamente ai tifosi nello stadio di Pistoia".

All'Olimpico il silenzio in segno di rispetto per Ciro è stato interrotto dall'esplosione di bombe carta e dai fischi all'Inno di Mameli

"Sono stato presidente del Napoli per oltre trent'anni, a lungo dirigente di Lega e di Federazione, ma ho trovato un errore far suonare l'Inno dopo quanto era accaduto. Non lo suonino per le partite del Napoli o a Napoli, in una città che soffre tanto".

Ha frequentato a lungo gli stadi e conosce le tifoserie: come si recide questo legame?

"C'è una sola parola: prevenzione. Io ascoltavo i dirigenti della Questura e isolavo in maniera sempre più decisa i tifosi violenti. Per fortuna, si trattava dell'uno per cento del pubblico del San Paolo. C'è una quasi totale parte sana che non può essere accomunata agli ultrà. È un errore che non si deve commettere in questi giorni, adesso che parlare male di Napoli e dei napoletani è diventata una moda: mi fa tristezza e rabbia".


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