Federico Buffa: "Sono stato visto come uno che ha saltato la fila"
Il grande storyteller Federico Buffa si è raccontato in una intervista rilasciata alla edizione odierna del Corriere della Sera.

Federico Buffa è uno dei più apprezzati storyteller italiani. Il giornalista ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera: "Ucla e sociologia? Fu un regalo di papà per la maturità classica. Aveva già provato a farmi studiare negli Usa. Il pass andava però conquistato. Due giorni di selezioni a Como. Verdetto: inadatto al mondo americano. Mio padre la prese male, io con filosofia. Quando mi fece quel dono, scelsi Ucla. Ho avuto un attimo di gloria il giorno in cui il professore domandò: 'Massa di caproni, qualcuno sa chi ha scritto - pronunciandolo all’americana - il De senectute?'".
Come andò a finire?
"Nel torpore alzai la mano e le vicine di posto, che venivano in classe in short e con i pattini a rotelle, allibirono quando dissi Cicerone. Il prof commentò: 'Noi lo chiamiamo Sìsero'. Mi chiesero: 'Come lo sai?'. Per loro ero uno scappato di casa: rivedendo le foto, avevano ragione".
Come organizza la narrazione?
"Non ho diritto di scelta, ma ho diritto di veto. Il direttore indica un tema: se mi sta bene, si parte. Poi è solo un problema mio: devo farmi trovare pronto. Su Muhammad Alì, per me il più grande sportivo, ho letto 12 libri, dei quali solo 2 in italiano".
Gira e rigira, è diventato attore
"In teatro: è la mia occupazione principale".
Stupito dai vari 'tutto esaurito?
"Più che altro sorpreso da quanti giovani ci sono. Sono del 1959 e di un altro 'pianeta'. Però certe storie hanno evidentemente acquisito attualità nella contemporaneità".
Ha ricevuto critiche offensive?
"Non ne ho mai lette. Forse però in redazione sono stato visto come uno al quale era stata data la chance di arrivare ad un certo livello saltando la fila. L’ho notato pure in teatro: non sei nessuno, eppure ci sono tante date col tuo nome. Chi arriva dalla tv senza essere un attore passa per un parvenu che ha troppa visibilità: capisco la critica".
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