Federer spiazza tutti: clamoroso retroscena su Djokovic, parole da non credere

Roger Federer, ex tennista e per tanti il migliore della storia, nel corso del documentario "Federer: Twelve Final Days" ha parlato del serbo.
Federer, per tanti il numero 1 assoluto del tennis di tutti i tempi, nel corso del documentario “Federer: Twelve Final Days” su Amazon Prime, ha svelato un retroscena clamoroso su un suo storico avversario, ovvero Nole Djokovic, che per tanti appassionati è il GOAT, ovvero il più grande di sempre per il semplice fatto che ha vinto più di tutti. Lo svizzero ha descritto Djokovic come "il guastafeste tra Rafa e Roger a detta dei fan" quando è arrivato sulla scena per intromettersi nella loro battaglia per i titoli più importanti.
Federer ritiene che il 24 volte vincitore di uno Slam sia stato "un po' frainteso, era incompreso". Lo svizzero è stato il primo a vincere un Grande Slam nel 2003, Nadal due anni dopo e Djokovic ha conquistato il suo primo titolo nel 2008.
Il serbo ha però superato entrambi i rivali realizzando il record di 24 Slam, contro i 22 di Nadal e i 20 di Federer. Tuttavia Djokovic non ha ricevuto la stessa considerazione e popolarità a differenza degli altri due. "C'era molto amore per Rafa e Roger, quindi quando Novak è arrivato probabilmente molte persone hanno detto: "Non abbiamo bisogno di un terzo uomo. Siamo felici con Roger e Rafa". Novak - dice Federer - ha impresso da subito la sua forte personalità e l'incredibile grinta nel voler vincere a tutti i costi. Credo che anche lui sia stato stimolato in un certo senso dal rapporto con i tifosi e questa profonda attenzione può aver spaventato alcuni".
Roger continua poi la sua analisi sul serbo: "Penso che sia stato un po' frainteso. Io guardo oltre i media e vedo alla fine l'uomo che è. Se gli tolgo il gioco, chi è? Quali sono i suoi valori? So che tiene molto alla sua famiglia".
Roger ha ricordato le sue prime impressioni nell'affrontare Djokovic, rendendo omaggio ai miglioramenti ottenuti nel corso della sua carriera: “La prima volta che l'ho affrontato a Monaco (nel 2006) sono uscito dal campo e ho pensato: "Sì, è bravo’". Anche se c'era un certo clamore intorno a lui, non ero del tutto convinto. Credo di non aver dato a Novak il rispetto che meritava a causa dei suoi difetti tecnici. Mi sembrava che Novak avesse un'impugnatura del dritto molto estrema e il suo rovescio per me non era fluido come lo è oggi. Ma poi ha limato questi aspetti in modo eccellente ed è diventato un giocatore incredibile”.








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