Fabio Cannavaro: "Mazzarri è fondamentale, con Cavani la Juve sarebbe stellare. Bianconeri più abituati a vincere, ma il Napoli ha un vantaggio"

L'ex difensore di Napoli e Juventus ed ex capitano della nazionale, Fabio Cannavaro ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano "La Stampa".
L'ex difensore di Napoli e Juventus, Fabio Cannavaro ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano torinese La Stampa.
Dopo la Nazionale c'è Juve-Napoli in campionato. Cannavaro che idea si è fatto?
"Non deciderà lo scudetto ma impegnerà le squadre con le maggiori possibilità per vincerlo e infatti certe polemiche testimoniano la loro rivalità. Finora sono state le più continue".
C'è una ragione?
"Si sono mosse prima partendo da un'esigenza di rinnovarsi che l'Inter e il Milan ad esempio non avevano fino a questa estate. Perciò Juve e Napoli sono più pronte: hanno anticipato i tempi per dirigersi su obiettivi prima impensabili".
Forse impensabili per il Napoli più che per la Juve.
"Sei anni fa la situazione era la stessa. Il Napoli per il fallimento, la Juve per altri motivi erano tutte e due in B e senza certezze. Hanno fatto qualcosa di impressionante".
Seguendo percorsi un po' discontinui non le pare?
"Rinnovarsi è difficile. C'è fretta di fare, si subisce la pressione. Tecnicamente però il rinnovamento si centra quando si arriva all'allenatore giusto. Conte lo è".
E Mazzarri?
"Altrettanto fondamentale. Ha anticipato Conte nella ricerca di un tipo di gioco, arrivando al Napoli prima di Antonio alla Juve: ci lavora da più tempo e ha imposto la propria filosofia. È il tecnico della maturità napoletana".
In che senso?
"Che a Napoli gli allenatori passavano in fretta. De Laurentiis aveva già imposto una nuova linea con Reja ma in A è dai tempi di Bianchi che un allenatore non fa 4 stagioni di fila. E allora arrivò lo scudetto".
Questo è il Napoli più forte del dopo Maradona?
"È il più completo. Era forte anche il mio, con Lippi in panchina, ma era emerso senza una strategia societaria alle spalle: in quelle condizioni facemmo un miracolo. Stavolta dietro al Napoli c'è un progetto, De Laurentiis ha dato managerialità sebbene la Juve, come club, sia più avanti".
In cosa?
"Ha un centro sportivo e uno stadio propri. Produce risorse che peseranno in futuro. Non è poco. Il Napoli si muove in un ambiente non facile, la crescita è più lenta ma è sicura".
E le squadre?
"Sono più simili. Partono dalla ricerca del gioco e con una disposizione che si assomiglia. Poi ci sono le differenze".
La più grande è nel modo di arrivare al gol?
"Più che nel modo, è nella distribuzione del compito di segnare Conte lo affida a tutti con una manovra globale; il Napoli alle tre punte che sono attaccanti atipici, moderni e partecipativi. Non aspettano che gli si apparecchi la tavola".
Con Cavani la Juve sarebbe irraggiungibile?
"Con lui la Juve sarebbe stellare, è il top player che cercava in estate perchè lavora molto per la squadra, non dà punti di riferimento e fa gol. Per un difensore è l'avversario che non si vede ma che si sente".
Forse però la Juve ha più alternative d'attacco.
"È meno legata al rendimento di un giocatore, sebbene anche Mazzarri abbia limitato questa dipendenza: partito Lavezzi che sembrava indispensabile è esploso Pandev, che si cala bene in quel gioco. Però è vero che la Juve arriva al gol con i centrocampisti. È una macchina difficile da fermare".
Dunque il Napoli è avvantaggiato dal non giocarla?
"Ha un vantaggio enorme e si vedrà tra dicembre e gennaio quando si prende la rincorsa per lo scudetto. Non so se basterà per vincerlo ma il vantaggio c'è".
Come può azzerarlo la Juve?
"Ha qualcosa in più del Napoli ma pure la Juve non è perfetta. Le manca un simbolo, Del Piero ha lasciato un grande vuoto. Non penso al leader dello spogliatoio perchè anche Buffon lo è. Mi riferisco all'uomo che nel momento difficile trascina la squadra e aggiunge qual tanto che hanno i fuoriclasse".
Allora questa Juve orfana cos'ha più del Napoli?
"La tranquillità di chi ha già vinto. Inoltre lì il successo è normale, al Napoli no e gestire la stagione è più complicato: basta niente ad accendere l'entusiasmo e poco per cadere in depressione".







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