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Fabian da brividi: "Giocavo in strada, con i pulcini feci 107 gol. Mia madre ha fatto sacrifici per me"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Fabian da brividi: Giocavo in strada, con i pulcini feci 107 gol. Mia madre ha fatto sacrifici per me

Lo spagnolo non dimentica: "La mia famiglia mi è stata vicino nei momenti più importanti, si sono privati di tante cose per farmi giocare".


Ai microfoni del quotidiano “El Mundo”, Fabian Ruiz, centrocampista del Napoli e della Spagna under 21 ha raccontato la sua infanzia e la sua adolescenza: "Quando tornavo a casa dalla scuola, mangiavo velocemente perchè non vedevo l'ora di uscire per andare a giocare a calcio nel parco vicino casa. Giocavamo per strada, le pietre indicavano le porte. Giocavamo tra le banche e le macchine. Mio fratello, che ha sei anni più di me, mi portava a giocare con i suoi amici ed ero sempre il più piccolo. E così la mia vita andò avanti in città. Oggi mio fratello ha 29 anni. Mia sorella compirà 21 anni".


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Poi sulla famiglia: "Li ringrazio per ogni cosa positiva che mi capita, sono sempre stati vicino a me anche nei momenti peggiori. Senza di loro non sarei mai arrivato qui. Mia madre è tutto per me. È stata lei a crescere i suoi tre figli nonostante le difficoltà. Ed è stata lei a fare in modo che potessi giocare a calcio ogni pomeriggio. È stata fondamentale: due o tre anni dopo il mio arrivo al Betis, il club le offrì un lavoro per le pulizie. Sono rimasto 10 anni lì. A casa hanno cercato di farmi vedere che le cose andavano bene, si sono sforzati e si sono privati di tante cose. Solo quando mi sono fatto più grande l’ho capito. Ma mio fratello lo sapeva".


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Quindi Fabian ha aggiunto: "I 107 gol in una stagione? Quello è successo nei pulcini al secondo anno con Betis. Mi staccavo dal ruolo di centrocampistea in ogni partita e andavo a giocare davanti, da esterno... facevo un po 'di tutto. Al Betis ho imparato che, nonostante le difficoltà, dovevo volere la palla in qualsiasi momento. Mi sentivo soddisfatto di quello che stavo facendo e non mi importava del risultato. Mi ha insegnato ad amare la palla, a continuare a provare quando anche quando fallivo. La cosa principale per un giocatore di calcio è la fiducia. Avevo bisogno che si fidassero di me. Darmi opportunità. E loro me l’hanno data. Ho esordito a 18 anni e lo ricorderò per sempre. Come mi hanno chiamato due giorni prima della partita per dire che avrei viaggiato con la prima squadra. Non ci credevo. Non mi aspettavo nemmeno che potessi fare il debutto. È stato bello. Ricordo tutti quelli che mi sostenevano dopo tutto quello che era successo. Stavo realizzando un sogno".

Infine Fabian ha spiegato: "Evoluzione fisica? Sono sempre stato uno dei più giovani della squadra. Gli allenatori scherzavano con mia madre e le dicevano che se fossi cresciuto ancora sarei stato perfetto. A 14 anni, quando tornai dalle vacanze, videro che ero cresciuto molto. Erano tutti sorpresi per lo sviluppo in tre - quattro mesi. Almeno 30 centimetri, o qualcosa di simile. Improvvisamente sono diventato uno dei più alti. Questo mi ha penalizzato molto. E' stato l'anno in cui ho avuto il momento peggiore. Ero ancora un bambino e mi mancava la coordinazione. Avresti dovuto vedermi sul campo. Ho giocato pochissime partite in quella stagione. E quello che volevo era giocare. È stato un brutto momento".


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