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ESCLUSIVA - Stoichkov: "Ad un passo dal Napoli, vi svelo tutto! Real squadra normale. Gesto stupendo di Hamsik"

Hristo Stoichkov ai microfoni di AreaNapoli.it- A Napoli poteva giocarci: sarebbe stato l'erede di Maradona, se solo avesse accettato.


Gianluca VitaleGianluca VitaleGiornalista

11/02/2017 11:01 - Interviste
ESCLUSIVA - Stoichkov: Ad un passo dal Napoli, vi svelo tutto! Real squadra normale. Gesto stupendo di Hamsik
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"Napoli? Ma io sono un vostro tifoso! Forza Napoli, andate a battere il Real!". La reazione dall'altro capo del telefono anticipa sul tempo ogni domanda: "Scusi l'ora... sa, da noi c'è il fuso. Deduco che non sia un problema e le vada di parlare...". L'esordio promette bene e continuo sollevato: "Piaciuta la gara col Genoa?". "Grande vittoria! Però non vi fermate". L'entusiasmo è contagioso come curioso il suo l'accento. "Pronostico Champions?". "Sono sicuro, potete farcela". E' bulgaro, eppure giureresti sia nato e cresciuto qua. A Napoli poteva giocarci, ma non ha mai accettato: sarebbe stato l'erede di Maradona. "E' mancato poco...". Un trascorso in Serie A con il Parma, una carriera da bandiera del Barcellona, Hristo Stoichkov oggi vive a Miami, dove lavora per la tv americana. "Vorrei commentare presto gli azzurri", confessa ad AreaNapoli.it con la voce di chi non ha mai dimenticato l'Italia. Genio e sregolatezza come pochi, l'ex Pallone d'Oro ci ha svelato i retroscena di quel trasferimento mancato. Un piacevole viaggio Oltreoceano per scoprire il pensiero di chi nel calcio ha scritto pagine di storia ed oggi opera dal lato opposto della telecamera.

La volevano per il dopo-Maradona. Come andò veramente col Napoli?

"Ferlaino è un amico, avevamo un ottimo rapporto. Nel '92 potevo concretamente vestire la maglia azzurra, stavo per trasferirmi lì da voi e poi saltò tutto. Non era il momento giusto, era difficile concludere l'affare in quegli anni perchè giocavo nel Barcellona da protagonista. In Italia mi sono trasferito tempo dopo, soltanto nel '95, andando al Parma".

Dicono che lei puntasse solo al rinnovo col Barca. Secondo altri il Napoli voleva spaventare il Cagliari per prendere Fonseca.

"Vennero per me. Mi volevano, questo è certo. Non fu una questione di soldi. Il Barcellona mi rinnovò il contratto dopo la vittoria con l'Atletico Madrid, non potevo fare altro che restare. Il club mi aveva dato una grossa responsabilità".

Si è mai pentito?

"Ho sempre apprezzato Napoli come città e squadra, ma in Catalogna mi hanno voluto bene e sono contento di quanto fatto dalla dirigenza per me. Mi presero dal CSKA Sofia, mi portarono in Spagna dalla Bulgaria; era complicato lasciare dopo appena due anni. Successivamente il club inserì una clausola nel mio contratto, il Parma fece un grosso sacrificio, la pagò e quindi andai via".

Deluso dall'esperienza italiana?

"No. Sono rimasto legato alla piazza di Parma, che ricordo ancor oggi con affetto. Dopo due anni, però, decisi di tornare al Barcellona: il Barca è sempre il Barca".

E' vero che non esistono più le "bandiere"?

"Io sono bulgaro, eppure mi sentivo di Barcellona. Chiunque vada lì, credetemi, si sente sempre il benvenuto e vorrebbe diventare un simbolo. L'inserimento è rapido e si lavora benissimo. La gente ti supporta alla grande, tutti vorrebbero restarci ed essere una bandiera di un club così glorioso. La maglia del Barcellona ha il suo peso, ma anche un grande fascino. Oggi è tutto diverso rispetto a quindici o vent'anni fa. Oggi il football è solo pubblictà, televisione e soldi. Non tutti capiscono i valori che avevamo noi un tempo".

Hamsik però ha rinunciato ai soldi della Cina. E nemmeno lui è di Napoli.

"E' uno dei pochi. Un esempio raro. Questo mercato globale dipende anche dalla FIFA e dalla UEFA: non mi piace come stanno gestendo la cosa. Sempre più spesso gente che non ha mai giocato al calcio vuole cambiare le regole del gioco. Ed ecco i risultati".

Che squadra è il Real Madrid?

"Una squadra normale".

Non è un po' riduttivo?

"Si parla tanto del Real di Zidane, ma se giocasse in Serie A dovrebbe sudarsela con almeno altre tre squadre. Il calcio, in Italia, è diverso. Il vostro campionato non è male come dicono. Negli ultimi otto/dieci anni, il Real Madrid ha vinto soltanto una Liga: che vergogna! 'Noi vinciamo qua, noi vinciamo là. Abbiamo due o tre Champions in bacheca...', e poi perdono il campionato. In Europa è tutto diverso: basta vincere quattro o cinque gare e ti danno la medaglia".

Come si batte Zidane?

"Sarri sa il fatto suo, si inventerà qualcosa per sorprendere anche questi avversari. Lo ripeto, il Real Madrid è una squadra come le altre. Io tiferò per il Napoli, come tutti i non madrileni".

C'è il rischio che gli arbitri incidano in negativo?

"Non credo. Oggi gli arbitri sono poco preparati per i big match, il vero problema è questo. E' una questione di preparazione, non di malafede o 'sudditanza': spesso non sono pronti per essere dei fischietti di prima categoria. Gli arbitri internazionali, ai miei tempi, lavoravano ogni giorno per essere i migliori; oggi, invece, vedi dei ragazzi che dopo mezz'ora in Serie A o in un altro campionato diventano internazionali. Sono troppo giovani, è un controsenso".

Higuain dal Napoli alla Juve come Figo dal Barca al Real?

"Non direi. Gonzalo è un grandissimo calciatore, un campione che fa la differenza. Non a caso è stato pagato 90 milioni. Avrà pensato che dopo l'esperienza a Madrid e dopo i tre anni a Napoli si potesse provare anche a vincere con un'altra squadra. Non gliene faccio una colpa. La storia del calcio italiano è piena di attaccanti che hanno fatto la stessa cosa: Batistuta ha giocato per Fiorentina, Roma ed Inter; Baggio è stato con i viola, la Juve, il Milan e i nerazzurri. Insomma, Higuain non ha fatto nulla di male. Il calcio è così. Far bene nella Juve è una grossa responsabilità, come lo era nel Napoli. Con Sarri ha fatto un grande lavoro e deve essere ricordato per questo. La Juventus è un capitolo diverso della sua carriera".

Mertens le piace? I numeri dicono che sta facendo meglio di Gonzalo.

"Dries è un grande giocatore. Come centravanti sta sorprendendo. Sono felice per il suo rendimento, sta aiutando la squadra a vincere molto. Il livello del Napoli, però, è sempre stato alto, a prescindere dall'attaccante di riferimento".

Un aggettivo per Callejon.

"Prezioso".

E per Insigne?

"Ispirato".

Chi preferisce degli azzurri?

"Apprezzo molto il gioco nel suo complesso. I singoli sono importanti, e nel caso del Napoli talentuosi, ma a colpirmi è soprattutto la mentalità di squadra: in questo aspetto, il Napoli è primo in Italia".

"Dopo il Barcellona, il calcio di Sarri è il più divertente d'Europa": è d'accordo?

"Non amo fare paragoni. Parliamo di formazioni diverse, campionati diversi e calciatori differenti. La mentalità, lo ribadisco, è sicuramente da grande squadra. In Italia nessun altro è così. Le qualità del Napoli sono riconosciute in tutto il mondo, tutti vedono la bellezza del gioco espresso da Sarri".

Ma è l'allenatore che fa grande una squadra o viceversa?

"Dipende soprattutto dai calciatori e dalla loro professionalità. Un allenatore gestisce, ma non gioca; può spiegare tutte le tattiche che vuole, ma in campo ci vanno i calciatori, e spesso non hanno disciplina. Puoi provare ad inculcargliela, però non ci riesci con tutti. Nel Napoli, ma anche nel Milan, nel Barcellona o nel Manchester, puoi avere il tecnico più bravo del mondo, ma non è detto che ottenga da tutti la risposta che vuole. Questo vale anche per il rendimento: varia da singolo a singolo".

Come per Gabbiadini.

"L'ho visto poco per poter giudicare".

Mancini e Allegri in giacca, Sarri sempre in tuta. L'immagine è davvero così importante?

"No, conta la sostanza. Si è sempre allenato in tuta e non capisco chi critica Sarri per questo. Semmai è strano vedere gli allenatori col completo firmato. In Inghilterra, durante la partita, i mister stanno sempre in tuta e con indosso i colori societari. La giacca, se proprio vogliono, la indossano dopo, all'uscita. Niente di anormale, anzi. Come ci sono sempre stati tanti allenatori amanti del fumo. Di che si meravigliano?"

Che stadio è il San Paolo? Quanto sarà importante il ritorno in casa?

"Indimenticabile. Il San Paolo è un uomo in più, ti fa giocare in dodici. Ricordo gli 80 mila di Fuorigrotta: hanno sempre sostenuto la squadra in modo spettacolare. Oggi sono di meno, ma stanno facendo altrettanto. Città stupenda, Napoli ha vissuto un momento difficile, calcisticamente parlando, ed ora è tornata in alto, dove merita. L'allenatore lavora sempre al 100%, è così che si vince lo Scudetto. Sono certo che presto ci riuscirà. Prima, però, dovrà battere il Real Madrid: è una bella responsabilità, ma il San Paolo potrà aiutare".

Che ricordo ha di Maradona? Il suo Pallone d'Oro, Diego, l'ha ritirato solo quest'anno.

"Maradona ha scritto pagine importanti della storia del calcio e avrebbe certamente meritato molti premi. Non dimenticherò mai le sue giocate in coppia con Careca: erano un duo fantastico! Quella squadra era fortissima, non a caso ha vinto due scudetti, una Coppa UEFA e una Coppa Italia. Prima di lui, in Serie A si parlava solo di Juventus, Milan ed Inter: Diego ha rivoluzionato tutto, è arrivato ed ha stravolto le cose. I suoi anni a Napoli hanno rappresentato il momento più dolce per la squadra e la città, culminati con la gioia per lo Scudetto ed una festa che ha fatto il giro del mondo".

Chi tirava meglio le punizioni, lei o Diego?

"Bella sfida... Però nel Barcellona lui non ha fatto niente (ride, ndr)".

Maradona sarà a Madrid con la squadra: può diventare per il Napoli ciò che è stato Cruijff per il Barcellona?

"Diego è una figura importante, credo che un suo concreto inserimento in società dipenderà molto da De Laurentiis".

Che presidente è Aurelio?

"Beh, un presidente è un presidente. Lo si può apprezzare come uomo, ma nel calcio si guarda anche ad altro. Il valore di un presidente, specie se parliamo di un grande club, dipende molto dai calciatori: se compra giocatori forti e vincenti e la sua squadra ottiene risultati, allora è un buon presidente; se invece non vince, è normale che ci siano le critiche".

Per Capello, il nuovo presidente del Barcellona potrebbe essere Guardiola.

"Vesti diverse, momenti diversi. Vedremo. Come allenatore è sempre stato bravo, questo è indubbio. Non so come presidente".

Cosa le dicono Nesta e Maldini del nostro calcio?

"Incontro spesso ex giocatori italiani come Paolo. Alessandro allena la squadra di Miami ed ogni tanto viene anche Vieri. Qualche volta ci vediamo e parliamo, ma non di una squadra in particolare: ci piace discutere di tutte le squadre di Serie A e del mondo, ci piace il calcio come sport universale. Rievochiamo i momenti passati".

Il ricordo più bello e quello più triste della sua carriera.

"Sono orgoglioso d'aver fatto tanto: ho vinto cinque volte la Liga, la Coppa UEFA, il Pallone d'Oro, due Scarpe d'Oro... La mia carriera è stata ricca di soddisfazioni. Dispiace aver perso la finale col Milan per 4-0, ma di fronte avevamo una grandissima squadra ed un grande allenatore come Capello".

Mertens Scarpa d'Oro: giusto crederci fino in fondo?

"Difficile dirlo adesso. In Europa esistono tanti bomber e non tutti i campionati sono uguali. L'importante non è solo segnare molto, ma lavorare per il bene della squadra".

E' vero che van Basten le "soffiò" il Pallone d'Oro?

"Bufale, non l'ho mai detto. Mai mossa una sola critica ad un campione come Marco. Lo apprezzavo, non ho mai pensato una cosa del genere".

Si aspettava di più dal Milan di Montella?

"E' una squadra giovane, diamole tempo".

Ronaldo il migliore dell'ultima stagione: premio meritato o l'avrebbe dato a Messi?

"Cristiano ha vinto tantissimo nel 2016: la Champions, l'Europeo... Per me Leo resta il numero uno, ma non dimentichiamoci di Neymar. Negli ultimi dieci anni se la sono giocata in due, magari l'anno prossimo saranno in tre. Suarez ed altri calciatori, anche di Serie A, possono ambire al titolo. I grandi giocatori sentono la responsabilità di vincere e vogliono riuscirci a prescindere dal Pallone d'Oro".

USA '94, Italia-Bulgaria: cosa successe?

"Quanto di peggio possa vedersi nel calcio! Un arbitro francese ci rubò la partita: una cosa bruttissima, che non dovrebbe mai succedere. Non ricordo altro".

Nella MLS si usa la moviola in campo. Da noi si discute ancora sulla VAR. Perchè?

"Non c'è una spiegazione logica. Trovo assurdo che presidenti di federazioni calcistiche possano essere i responsabili degli arbitri. Per anni, Blatter e Platini hanno lavorato in questa direzione ed ora vediamo tutti che fine hanno fatto. Gli arbitri dovrebbero essere guidati solo dai migliori fischietti di sempre, che siano italiani, inglesi, spagnoli o di qualsiasi altro paese. Permettere a gente che non abbia mai giocato o arbitrato ai massimi livelli di metter bocca su certe questioni non ha senso".

Come si piega gli errori in Juve-Inter?

"Non ci sono più i Casarin, i Pairetto e i Collina di una volta: quelli sì che erano arbitri!"

Se fosse venuto a Napoli, avrebbe trovato Ranieri.

"Claudio è sempre stato un grande. Un signore della panchina. Ci saremmo piaciuti. Il Leicester ha scritto la storia della Premier, è normale che ora sia un po' in calo dopo una stagione molto stressante. Non retrocederà, vedrete: continuerà a vincere e, poco a poco, risalirà la classifica. Ranieri è un grande lavoratore, ha meritato tutto ciò che ha ottenuto. Sono pochi gli allenatori stranieri che hanno vinto il campionato inglese: ricordo solo lui, Mourinho e Wenger. Vedremo se ci riuscirà anche Conte".

E lei? Quando la rivedremo su una panchina europea o italiana?

"Possibile che venga in Italia, ma dipenderà da vari aspetti. In America sto benissimo: sole, mare, gioco a golf e vado a pescare. Se mi arriva una bella offerta, ci penso. Ma deve essere un progetto grande: deve valerne la pena".

Magari a Parma, per guidarlo in Serie A.

"Sarebbe bello! Abbraccio da lontano tutti i tifosi italiani, in particolare quelli gialloblù. Adesso la squadra non sta vivendo un buon momento, ma vedrete che in un paio di stagioni tornerà nella massima competizione".

Com'è guardare il calcio dall'altra parte?

"Mi diverto. Dopo tre anni da allenatore, sono venuto qui con la mia famiglia ed ora lavoro per una grande emittente, Univision. Commento le partite della Primera Divisiòn messicana, della Premier League, il campionato portoghese, l'Eredivisie e le coppe spagnole".

Vi mancano Champions e Serie A.

"L'anno prossimo avremo anche la Champions. Così potrò finalmente commentare il Napoli...".

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA


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Gianluca VitaleGianluca Vitale
Giornalista dal 2013, iscritto all'ODG Campania e titolare di Carte de Presse Internationale IFJ. Ha lavorato con più redazioni online sul Calcio Napoli. Specializzato in esclusive e calciomercato.
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