ESCLUSIVA - Sottile: "Incontro Kakà-Cavani bellissimo. I soldi non sono tutto. Edi non dimenticherà..."

La vicenda Donnarumma ha "sconvolto" il mondo del calcio. Il portiere, pur dichiarandosi tifoso del Milan da sempre, ha rifiutato di rinnovare il contratto con il club del suo cuore.
La vicenda Donnarumma ha "sconvolto" il mondo del calcio. Il portiere, pur dichiarandosi tifoso del Milan da sempre, ha rifiutato di rinnovare il contratto con il club del suo cuore. Scelta questa che è stata criticata non solo dai supporters rossoneri, ma anche da tanti napoletani che, poco meno di un anno fa, hanno subito l'onta del "tradimento" di Higuain, passato alla "nemica" storica: la Juventus. I soldi sono davvero tutto nel calcio? Possibile che nel calcio moderno non ci sia spazio per i sentimenti? Per rispondere a questa domanda abbiamo contattato Sondra Sottile, produttrice di un docu-film sulla vita di Ricardo Kakà. Sandra Sottile, insieme ad Alessandro Iovino, ha anche scritto un libro su Edinson Cavani. Ha trascorso diversi mesi a casa loro, ha conosciuto il lato più umano di due tra i più grandi fuoriclasse del nostro tempo. Ed è arrivata ad una conclusione: i sentimenti esistono ancora, anche nel calcio moderno. L'intervista è stata realizzata all'interno della "All 4 Office" di Villaricca.
Scrittrice, produttrice cinematografica e regista. Tu hai intervistato grandi campioni, ma non ti sei fermata all'apparenza. Ha voluto scoprire ciò che non è immediatamente visibile
"Ho scoperto che i soldi non sono tutto. Esiste un altro lato nel calcio, quello che ha portato determinati campioni a raggiungere i massimi livelli ed è il cuore. Non esiste solo la partita, i 90 minuti. Il resto della loro giornata è fatta da altre 23 ore. Loro vivono, soffrono, si emozionano. Ed è questo che amo raccontare, quello che magari la gente non vede...".
Dirò qualcosa di impopolare, ma ritengo che un calciatore, quando decide di trasferirsi in un'altra squadra, non lo faccia mai solo per un discorso meramente economico. C'è anche altro
"Assolutamente si. Io ho conosciuto calciatori importanti come Kakà e Cavani. Ti posso dire che erano innamorati delle loro rispettive squadre. A volte si è 'costretti' ad andare via anche per la necessità di affrontare nuove sfide. E quando un calciatore lascia una tifoseria che lo ama, credimi, non lo fa mai a cuor leggero. Dentro ne soffre anche perchè i calciatori hanno un cuore, hanno dei sentimenti veri".
Hai citato Cavani e Kakà. Tu fosti testimone di un incontro molto particolare tra i due
"Ti racconto una storia che nessuno conosce. Fu una cosa bellissima. Io conobbi Edinson prima di Napoli, quando militava ancora nel Palermo. Non era ancora il fuoriclasse che tutti conosciamo. Era la vigilia del match tra i rosanero ed il Milan. Era molto timido. Mi diceva che voleva conoscere Ricky, il suo idolo Kaka. Io conoscevo il brasiliano anche perchè avevo realizzato già un'intervista e lo contattai. Ricardo disse di sì, sarebbe stato disponibile ad incontrare Cavani dopo la partita. L'avrebbe accolto a casa sua. Ricardo, dopo la partita, mantenne la promessa. Eravamo in cinque lì: Kakà, sua moglie, io, Cavani e la moglie. Fu bellissimo vedere il giovane Edinson al cospetto di un fuoriclasse già amato in tutto il mondo. Fu meraviglioso vedere quella gioia, quell'amore che Ricardo aveva nei riguardi di Edi. Cavani non parlava, si trovava in un posto grandissimo. Vedeva tutti i trofei sul muro. Tra questi c'era anche il Pallone d'Oro. Me lo fece toccare, era davvero pesante. Cavani si avvicinò al Pallone d'Oro, lo guardò estasiato. Lo considerava un qualcosa di sacro. Kakà, allora, lo invitò a prenderlo. Cavani rispose di no e aggiunse: 'Io il Pallone d'Oro non lo tocco fino a quando sarò io a vincerlo'. Fece due passi indietro, non si sentiva ancora pronto per toccare un premio così prestigioso. Pensa, proprio quell'anno andò a Napoli".
E in Campania divenne il fenomeno che tutti conosciamo: segnò 104 goal con la maglia azzurra. Kakà e Cavani sono due top player e, come è logico che sia, percepiscono ingaggi favolosi. Credi che i soldi abbiano un po' modificato il loro essere?
"Ho conosciuto e intervistato diversi calciatori. Cavani viene da una famiglia molto semplice. Quella di Kakà, invece, non era povera. C'è una grande differenza tra i campioni e gli altri. Quando arriva la fama, i veri fuoriclasse non cambiano. Possono comprare un nuovo orologio, una macchina importante, ma la loro vita di tutti i giorni resta la stessa. Io sono stata molti mesi a Madrid con Kakà. Lui era una persona fantastica. Mi chiamava per fare colazione insieme, mangiava le stesse cose ogni giorno, non faceva nulla di extra. Era preciso, tornava a casa come una persona normalissima. Alle 2 di notte prendeva la macchina e visitavamo insieme tutte le strade di Madrid. Salutava coloro che pulivano le strade, si sentiva una persona assolutamente normale. Lui era felice in quei momenti. Poteva salutare tutti e nessuno gli saltava addosso. Il suo cuore non è cambiato, così come quello di Edinson. Cavani amava i suoi tifosi, trattava tutti allo stesso modo. Non si è mai lamentato delle pressioni, dell'eccessivo amore di chi lo sosteneva. Questi sono veri campioni, non sono cambiati".
Napoli è rimasta nel cuore di Edinson Cavani?
"Il primo amore non si scorda mai. Napoli consentiva a Cavani di entrare in campo con la consapevolezza di essere Edi. Lui si sentiva amato, coccolato, riusciva ad esprimersi al meglio. Ha dato e ricevuto tutto. Napoli, per Cavani, resta quel grande amore che mai dimenticherà".
Hai intervistato anche tanti atri personaggi, non solo calciatori...
"Assolutamente si. Penso a Carlton Myers, ad atleti di altre discipline come il rugby ed il ciclismo. Sono persone normali, mi interessava conoscere il loro cuore. Quando le giornate non sono granchè, quando la palla non vuole entrare, loro non si abbattano, reagiscono. La fede dà loro la forza di riprovare, di non deprimersi dopo una sconfitta. Loro hanno Dio, sanno che il giorno dopo andrà sicuramente meglio rispetto a quello precedente".
Cavani è rimasto legatissimo al Napoli, allo stesso modo Kakà sente di appartenere alla "famiglia" Milan
"Kaka ama Milano ed il Milan. Si dice che tutte le strade portino a Roma, nel caso di Ricardo, invece, si può dire che tutte le vie riconducano a Milano. Il brasiliano ama i colori rossoneri. Adora la società, ha trovato un ambiente serio, professionale che lo ha saputo valorizzare al meglio. A Milano, poi, è nato il primo figlio, ci sono tante cose che si porta nel cuore e che sono indissolubilmente legate a questa splendida città".
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
"Ho appena terminato un programma televisivo in America, sono tornata in Italia da qualche settimana. Mi piacerebbe inserire in un film la vita di diversi campioni che raccontino la loro vita, la fede. Il calcio è un linguaggio universale. Termini come "goal" e "rigore" sono conosciuti da tutti. Credimi, i campioni parleranno molto volentieri del loro cuore. Quando hanno la possibilità di raccontarsi, di esprimersi senza filtri, danno il meglio di loro stessi. A me interessa la loro anima, il loro cuore".
E magari mi concederai un'altra intervista per presentare la tua nuova opera
"Certamente, sarete i primi a saperlo. Un saluto a tutti i lettori di AreaNapoli.it con la speranza di risentirci a breve".
Un ringraziamento speciale a Sandra Sottile per averci fatto riavvicinare ad un calcio un po' diverso. Quello, insomma, non legato esclusivamente al Dio danaro, al business, ma lo sport semplice e genuino che ci appassiona da sempre. Il calcio è fatto da uomini, da persone normalissime che rincorrono un sogno fin da piccoli. Ma per realizzarlo occorrono tanti sacrifici. La classe spesso non è sufficiente. Per arrivare a certi livelli la fede è fondamentale. Ti consente spesso di andare oltre le tue possibilità, di scavalcare i muri più ripidi. La stessa fede in Dio ha permesso a Ricardo Kakà e ad Edinson Cavani di diventare due stelle del calcio mondiale!
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