ESCLUSIVA - Losi: "I napoletani i più calorosi, ma tifo Roma. Troisi, Cannavaro e i miei ricordi"
Una militanza di 15 anni in maglia giallorossa, una generosità infinita in campo e un trofeo (Coppa della Fiere): per i tifosi capitolini, che lo chiamano affettuosamente 'Core de Roma'

Castellammare di Stabia. Si è disputato questa mattina allo Stadio "Romeo Menti" l'evento benefico "Un goal per la vita", triangolare cui hanno preso parte l'Associazione Infermieristica, la Polizia di Stato e l'ItalianAttori. Quest'ultima è allenata, da anni, dal mitico Giacomo Losi, storica bandiera della Roma con ben 486 presenze, record superato solo da Totti (757) e De Rossi (520). Una militanza di 15 anni in maglia giallorossa, una generosità infinita in campo e un trofeo (Coppa della Fiere): per i tifosi capitolini, che lo chiamano affettuosamente Core de Roma ("perchè se mi chiedevano di giocare pure morto, io giocavo"), e non solo loro, Losi è una leggenda. Il tecnico, che prepara e vive le partite (benefiche) con un piglio da professionista vero, ha concesso un'intervista esclusiva ai microfoni di Areanapoli.it.
Lei è una storica bandiera giallorossa e nel giorno in cui Napoli e Roma si contendono l'accesso diretto alla Champions, è impegnato in un evento di solidarietà a due passi dalla città partenopea. Il bello della vita...
"E' il bello del calcio e dei valori che contiene: il calcio è vita. Quando si ha voglia di dare un sorriso agli altri, lo sport rappresenta un veicolo straordinario all'insegna dell'amicizia e della fratellanza. Poi è chiaro, quando c'è agonismo in ambito professionistico, è bella anche la sana rivalità, ma sempre nei confini del rispetto e dei principi su cui si fonda una comunità, una società".
Tra la squadra di Sarri e quella di Spalletti, chi merita di più il piazzamento d'onore alle spalle della Juventus?
"E' una bella lotta. Il Napoli, che è una grande squadra, dopo un inizio non proprio positivo, ha fatto vedere cose straordinarie e merita il secondo posto a prescindere da una seconda parte di stagione in cui ha perso un po' di colpi e terreno. La Roma, invece, ha fatto il percorso inverso: ha iniziato piuttosto male, poi è riuscita a galleggiare nelle zone alte della classifica, non altissime, e poi ha pigiato il piede sull'acceleratore con l'arrivo di Spalletti. Detto questo, da tifoso, e non me ne vogliano i napoletani, che stimo da sempre, spero che Napoli e Roma finiscano a pari punti dopo le partite di stasera (ride, ndr). Vinca il migliore, su...".
Beh, finendo a pari punti, è la Roma a strappare il pass ai gironi della prossima Champions...
"Appunto. Le ho detto, sono sportivo, ma anche tifoso (ride, ndr). Andando oltre, ci tengo a ricordare che ho allenato in Campania tanti anni: Salernitana, Turris, Nocerina, Avellino e Juve Stabia, e oggi sono davvero felice di essere tornato qui a Castellammare, ho tanti ricordi. Vi posso assicurare che, come si vive il calcio tra Napoli e dintorni, non si vive da nessun'altra parte: calore e passione inimitabili. Considerando le squadre che ho allenato da queste parti, ero sempre in clima derby (ride, ndr)".
C'è un calciatore in cui si rivede?
"Ora ha smesso, ma Fabio Cannavaro mi somigliava molto. Non molto alto come me, ma stessa agilità, notevole elevazione. Forse io ero più acrobatico di lui".
Lei ha giocato anche in Nazionale. Porterebbe Gabbiadini ai prossimi Europei?
"Ha giocato troppo poco quest'anno, ma in generale sono gli italiani a giocare troppo poco in Italia. Sono tutti stranieri ormai. Il valore dell'attaccante del Napoli è comunque indiscutibile, e dunque lo porterei perchè sono sicuro che saprebbe dare il suo contributo alla causa".
Lei è il tecnico della Nazionale italiana Attori da molti anni. In passato ha avuto modo di allenare anche Massimo Troisi: che ricordi ha del grande artista napoletano?
"Un uomo eccezionale, un ragazzo d'oro. Davvero straordinario, ho passato molto tempo con lui, non faceva pesare la sua fama, era sempre disponibile con tutti. Solo una parola: meraviglioso! Peccato sia andato via troppo presto. Come calciatore si impegnava molto, aveva un po' i piedi piatti ma tecnicamente e tatticamente era molto intelligente. Faceva cose semplici in campo con qualche guizzo qua e là. Però, in senso assoluto, era fondamentale ed indispensabile per questa squadra".
dall'inviato Luca Cirillo
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