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ESCLUSIVA - Gallo: "Al fianco di Ascierto e del Loreto Mare! Le mie giornate, il Napoli e il cinema"


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Pubblicato nella sezione Interviste
ESCLUSIVA - Gallo: Al fianco di Ascierto e del Loreto Mare! Le mie giornate, il Napoli e il cinema

Massimiliano Gallo, attore di successo molto amato dal pubblico e dalla critica, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla nostra redazione.


Massimiliano Gallo, noto attore napoletano molto amato dal pubblico, protagonista di tanti film e tournèe teatrali di successo, ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni alla nostra redazione. Il figlio del grande Nunzio Gallo, indimenticabile artista partenopeo (cantante e attore a cui Napoli ha dedicato un largo), nell’ambito della rubrica “Incubo Covid-19 e il Napoli che sogno”, ha raccontato ai nostri microfoni come trascorre le sue giornate ed inoltre ha voluto condividere con i lettori di Areanapoli.it pensieri e riflessioni in questo delicato momento storico per l’Italia, letteralmente piegata e in ginocchio a causa dell’emergenza coronavirus.

Come stai vivendo la quarantena?


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 “Come tutti, in modo strano: è una sorta di riposo forzato. Certo, chi è più fortunato, avendo maggiori risorse, ha un approccio più sereno rispetto a chi ha difficoltà economiche. Immaginate ad esempio una famiglia numerosa costretta a vivere in un appartamento piccolo. Personalmente provo a dare un senso alle giornate offrendo il mio contributo: con amici e colleghi supportiamo il Loreto Mare e il Professor Ascierto, veicolando con i nostri mezzi e la nostra immagine messaggi sociali e attività benefiche. E poi, ogni pomeriggio, visti i buoni risultati, mi sono ripromesso di fare dirette sui social leggendo poesie o racconti. Mai come in questo momento la bellezza e la cultura sono fondamentali per salvare il mondo. Non puoi pensare di fare altro, gli stessi soldi perdono potere visto che non puoi spenderli se non per i bisogni primari”.

I calciatori si allenano in casa. Gli attori come si mantengono in forma?

“Per un artista l’allenamento principale è il pensiero e qualsiasi attività creativa. Per chi fa il nostro lavoro è un approccio naturale, perché è un modo di vivere, di essere. C’è chi legge, chi studia, chi immagina, chi sogna, chi suona la chitarra in una diretta per far compagnia ad amici, parenti, fan. Ho visto che qualcuno sta facendo esperimenti teatrali in streaming, come Francesco Di Leva. Apprezzabile, ma quando manca il pubblico il teatro perde una delle sue componenti principali, c’è poco da fare. E’ sempre stato così nel corso dei secoli e mai cambierà. Il teatro è un’esigenza di interazione tra attore e pubblico e non ha bisogno di nuovi modi di essere veicolato: quel che accade in sala, sera dopo sera, è unico e irripetibile. Per quanto mi riguarda, leggo copioni che mi arrivano”.

Domanda banale, ma necessaria: cosa ti sta insegnando questo momento storico per l'Italia e che consiglio/parere senti di dare al di là di leggi e regole varie?

“Questa pandemia è un tatuaggio indelebile sulla pelle di tutti e non andrà via. I più ottimisti si porteranno dietro qualcosa di buono. Forse correvamo troppo, e stiamo capendo che non c’era bisogno di andare a mille all’ora. Cambiano le priorità e scopri cose che davi per scontate e di cui ora puoi fare a meno. Salute, amore, famiglia, bellezza e cultura: vivremo finalmente il bello della vita appieno? Chissà… Come dopo ogni guerra, ci sarà una crisi economica, però sapremo reinventarci come abbiamo sempre fatto. Ognuno si darà da fare e ci sarà un nuovo corso”. 

Immagini anche un nuovo cinema? Nel secondo dopo Guerra anche i danni dei bombardamenti facevano da sfondo sui set. Su cosa potrebbero posare occhio e cineprese i “nuovi” registi?

“Penso sulle macerie emotive che sicuramente ci saranno negli sguardi della gente: nostalgie, il fallimento complessivo di tutti e la ricerca di una via d’uscita. Da un lato fa paura immaginare come potremmo essere dopo, ma dall’altro ritengo che questo dramma potrebbe fare bene a chi pensava di essere immortale. Ho però una speranza…”.

Quale?

“Le Istituzioni non devono fare tanti calcoli come in una situazione più o meno normale. Siamo al cospetto di danni simili a quelli di una guerra e dunque bisogna mettere tanti soldi in circolo per spingere la ripresa: certo, con oculatezza, ma ricordando che non è una semplice emergenza ma, appunto, una guerra. Dicevo, la mia è una speranza... E intanto sono già iniziate le solite liti in seno all’Europa, i Corona bond, la Banca Centrale Europea, i tassi di interesse…”.

A proposito di soldi, Messi e tanti altri calciatori hanno aperto al taglio degli stipendi a causa dell'emergenza, anche se qualcuno continua a storcere il naso. Il tuo punto di vista…

“Di impulso ti viene da fare il solito discorso di condanna nei confronti dei ricchi viziati, però la vicenda va guardata da più angolazioni. Premettendo che tanti calciatori, a partire dallo stesso Messi, fanno tanta beneficenza, il discorso contrattuale segue un altro ragionamento e non mi sento di giudicare perché dipende dalle cifre e dalle possibilità dei vari club. Va da sé che se un club fallisce, anche i calciatori ci rimettono. Chiaramente è un esempio che si può estendere a tutti i settori: intendo dire che se non c’è una assunzione di responsabilità e di coscienza da parte di tutti, non si va da nessuna parte. Se io faccio fallire un mio produttore, poi non lavoro. E’ una questione morale e mi sembra che la Juventus in tal senso abbia dato un esempio con Chiellini che ha fatto da collante tra società e squadra. Sono operazioni di intelligenza. Magari il club bianconero, quando potrà, avrà riconoscenza nei riguardi dei calciatori”.

Nel rispetto di tutti, ma facendo emergere il bambino che è in noi e che ama il calcio, che Napoli sogni guardando già al prossimo anno?

“Prima di pensare al prossimo anno, guardo alla stagione in corso. Secondo me si riprenderà a giocare. Quando non lo so, ma più per l’aspetto sportivo in sé che per quello economico. C’è chi, giustamente, vuole giocarsi lo scudetto o la promozione in Serie A. In tempo di guerra, calcio e teatro non si fermavano, ecco perché dico che la pandemia è più grave di una guerra. Le attività sociali ti rassicurano, ti danno il senso della normalità. Per quanto riguarda il Napoli, è ovvio che, da tifoso, vorrei una squadra imbattibile, ma visti i mancati introiti dovuti al momento e alla mancata partecipazione alla Champions, ci toccherà aspettarci una ricostruzione con operazioni intelligenti da parte di De Laurentiis: credo ci sarà qualche cessione, andrà via qualche pezzo pregiato come Allan e Koulibaly – anche se immagino un calo dei prezzi – e arriveranno nuovi calciatori. A tal proposito i tifosi dovrebbero fare un mea culpa: sbagliano quando pensano a pedine insostituibili, è una filosofia errata. Uscito di squadra Koulibaly, il Napoli ha ritrovato una compattezza. E’ chiaro che bisogna guardare al complesso, ai vari equilibri, ma ripeto, chi arriva può rivelarsi più funzionale rispetto a chi pensa che il suo ciclo sia finito. E’ un Napoli da ricostruire per tre-quarti e De Laurentiis non si è mai tirato indietro negli investimenti. Certo, difficilmente arriverà uno scudetto, ma le basi per restare ad alti livelli ci sono. Con Sarri stava avvenendo il miracolo, purtroppo ce l’hanno negato… “politicamente”. Diciamo così (ride, ndr)”.


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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