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ESCLUSIVA - Del Prete: "Dal sogno Napoli alla Germania. Ora gioco a Campobasso per..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
ESCLUSIVA - Del Prete: Dal sogno Napoli alla Germania. Ora gioco a Campobasso per...

Dagli esordi nell'Arci Scampia al passaggio al Napoli e all'esperienza con l'U18 di Bertotto, Luigi Del Prete, promessa del calcio partenopeo, si racconta ai nostri microfoni.


Luigi Del Prete, esterno destro classe ’96 cresciuto tra SSC Napoli e Aversa Normanna, oggi ha 22 anni e indossa la maglia del Campobasso. Dopo aver indossato la maglia azzurra e aver tentato l'approdo in Bundesliga, ha ancora tanta voglia di realizzare i suoi sogni. Del Prete ha concesso un'intervista ad Areanapoli.it.

Hai iniziato in tenerissima età giocando in strada. Quali sono i tuoi ricordi? Quanto è stato importante quella “formazione”?


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“I ricordi sono quelli di un bambino che non vedeva l’ora che finisse la scuola per andare al campetto. Erano altri tempi e sicuramente erano molto più belli di ora. La mia formazione è stata importante ovunque, anche in strada dove affini l’istinto, il gioco, il feeling con i compagni, la voglia di esplorare, di capire i dettagli. Lì inizi ad orientarti, a studiare le marce che hai dentro. E a Napoli, come nei luoghi dove i bambini hanno la fortuna di giocare per strada, facendo sponda con tutto, questa è paradossalmente una fortuna”.  

A soli 5 anni sei entrato nell’Arci Scampia, realtà molto seguita dal Napoli: a 10 anni Santoro ti porta nel settore giovanile dei partenopei facendoti iniziare sotto età con i 95 di Mimmo Panico. L’inizio di un sogno…

“Si, nell’Arci Scampia i ragazzi sono molto seguiti e coccolati. Il primo anno con mister Panico è stato bellissimo ma anche un po’ difficile perché si giocava contro i 94 ed io ero molto piccolo fisicamente, però grazie alla stima che mi dava il tecnico riuscivo a cavarmela molto bene”.

Successivamente nei giovanissimi del Napoli diventi capitano. Tutto sembra procedere per il meglio. 

“Si, un vero e proprio sogno. Ma dopo 5 anni c’è stata una rivoluzione: svincolarono tantissimi ragazzi senza sapere  nemmeno chi fossero e tenendo in squadra anche chi non meritava. Quando approdai all’Aversa negli allievi non ero l’unico, eravamo nove undicesimi del Napoli e stracciammo due volte consecutive il campionato sia Allievi che Berretti arrivando a fare la finale scudetto con il Novara! La nostra squadra era allenata da mister Chianese che è stato il mio allenatore anche in D per due anni. All’Aversa Normanna in Seconda Divisione Lega Pro con gli allievi  guidati da Agovino ho realizzato12 gol e la squadra è approdata alla final eight di Chianciano”.

Poi il tentativo di giocare in Germania con l’Hannover e il provino con l’U19 del Wolfsburg. Come è andata? E’ vero che in Bundesliga continuano a seguire il tuo cammino?

“In Germania è stato complicato per tanti motivi sia di tesseramento che di adattamento e dopo 2 mesi decisi di tornare in Italia. E’ stata comunque una bellissima esperienza formativa e i contatti ci sono ancora”.

C’è stata anche una parentesi con la Nazionale.

“Si, fui chiamato dalla Nazionale U18 guidata da Bertotto per uno stage e fui confermato per vari tornei. Poi l’Aversa retrocesse e persi questa chance”.

Oggi indossi la maglia del Campobasso. A che punto è la tua carriera? 

“Qui mi trovo bene anche perché dopo tanti anni cambiare aria fa ti dà stimoli nuovi. Spero che la mia carriera durerà ancora molto tempo. La Serie D non è certamente il massimo, ma lotto tutti i giorni per questa maglia e per me stesso sperando possano arrivare tante soddisfazioni”.

Tornando al Napoli, da esterno duttile quale sei, ti senti più vicino al modo di giocare di Callejon, Hysaj o Maggio?

“Sicuramente Christian Maggio perché mi posso adattare sia al 3-5-2 che al 4-3-3. Ho corsa e posso giocare a tutta fascia sia in copertura che in chiave offensiva”.

Che idea ti sei fatto sul gioco di Sarri? 

“Direi semplicemente che è stratosferico, dà l’idea di un gruppo compatto in cui tutti giocano per il singolo e il singolo è pronto a dare tutto per il gruppo: una filosofia romantica, da pelle d’oca: vedere i calciatori esprimersi in quel modo regala gioia ed emozioni”.

La carriera davanti a te è ancora lunga, ma ti affascina l’idea di diventare un allenatore?

“Per ora voglio giocare e spero che il mio percorso da calciatore possa durare a lungo, ma nella vita non si può mai sapere e l’idea di allenare comunque stuzzica la maggior parte dei calciatori” .

Napoli o Juve, chi vincerà lo scudetto?

“Sono napoletano e non posso dire molto. Lo scudetto lo vincerà una squadra straordinaria, ma non dirò mai quale. Ci siamo capiti, vero? (ride, ndr).

Qual è il tuo sogno al di là del calcio? 

“Il mio sogno al di là del calcio è quello di dare soddisfazioni e certezza alla mia famiglia, ai miei genitori e alle mie sorelle che mi seguono in tutte le partite. E’ per loro che corro dietro quella palla. Ho tanti sogni, vedremo giorno dopo giorno”.


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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