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ESCLUSIVA - de Silva: "Pacco di ADL ad Agnelli! Sarri, occhio ai fasci. Mertens e Maradona..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
ESCLUSIVA - de Silva: Pacco di ADL ad Agnelli! Sarri, occhio ai fasci. Mertens e Maradona...

"Per vincere serve una buona dose di potere. Quando il Napoli vinse i due scudetti aveva due dirigenti importanti: Italo Allodi e Luciano Moggi.


Amleto de Silva nasce a Napoli, cresce a Salerno e infine si trasferisce a Roma, dove vive. Comincia a scrivere, con Sara Migneco, come vignettista, su Cuore, Smemoranda e altre testate. Nel 2000 vince il premio satira politica di Forte dei Marmi. Il suo noto blog è  www.amlo.it. Ha collaborato come autore con Enrico Montesano, ed i suoi libri "Statti attento da me" e "La nobile arte di misurarsi la palla", per Roundmidnight hanno riscosso grande successo, così come i due saggi di costume, "Stronzology" e "Degenerati", per Liberaria. Un grande cult è anche "Il Dizionario Illustrato dei #giovanimerda (Magic Press Edizioni)" con le illustrazioni di Boban Pesov, tra gli youtuber più seguiti in Italia. Scrive inoltre la rubrica Spoiler, che parla di serie tv inedite, per TvZap (gruppo Espresso) e Playlist e On Writing per ilmiolibro.it (gruppo Espresso). Porta in giro degli spettacoli, tra cui Amleto fa Cirano con l’Inglese (con Edoardo Inglese), I Dieci Peggio (stand up comedy) e Non muore nessuno, dal romanzo di Sergio Claudio Perroni (Bompiani).

 Da scrittore sostieni che l’unico stile possibile è quello che rispetta il lettore. Quindi, se tanto mi dà tanto, nel calcio l’unico stile possibile è quello che rispetta il tifoso? Mi spiego meglio: Sarri o non Sarri, è questo il problema del calcio di oggi?


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“E’ il dilemma dell’umanità in generale, non solo del calcio. “Vincere a tutti i costi” è qualcosa che ci sta sfuggendo di mano. Se io mi metto davanti alla tv per vedere una partita, lo devo fare con la voglia di divertirmi, di godermi uno spettacolo. Vincere è importante, anche io vorrei che il Napoli facesse il triplete ogni anno e mettesse ‘na cosa ‘e sorde in tasca ad ogni tifoso (ride, ndr), ma anche il godere durante, con un gioco spettacolare, è di vitale importanza. La bellezza dovrebbe essere un obiettivo parallelo per tutti altrimenti si finisce per piegarsi a logiche tipicamente bianconere, ovvero che vincere è l’unica cosa che conta. E non è vero. Tra l’altro, visto che noi napoletani facciamo più fatica a vincere qualcosa nel calcio, dovremmo essere comunque felici perché abbiamo una squadra che ci regala bei momenti”.

Per restare su Sarri, lui è arrivato relativamente giovane nel calcio che conta: ovvero dopo i 55 anni. Lui è l’idea platonica di “giovani merda”, ovvero lui è un “vecchio” che ha ragione.

“Nel mio libro sui “giovanimerda” intendo quei ragazzi “vinciuti”, maleducati, arrivisti, presuntuosi, kapò di loro stessi. E potremmo citare alcuni allenatori che vanno in questa direzione, ma non è il caso. Sarri invece è uno tosto, che non si è mai arreso, che è andato avanti per la sua strada e se n’è fregato di determinate dinamiche. Pregi e difetti a parte, ha dimostrato che il calcio può e deve essere espressione e sintesi del binomio lavoro-talento”.

Ancelotti, dai grandi club al Napoli. Sarri, dai piccoli club al Napoli e ora al Chelsea: se dovessi descrivere “l’arte del misurarsi la palla" dei due, cosa diresti?

“Entrambi se la sanno misurare. A mio giudizio, però, se l’è misurata più Carletto la palla perchè lui è un tipo che non si arrabbia mai, è un godereccio, un mangione, uno che ama lavorare in serenità e che sa il fatto suo. Ancelotti è principalmente una brava persona. Si è trovato bene ovunque tranne a Torino dove l’hanno odiato. E non è un caso. Ora ha scelto un ambiente giusto per le sue caratteristiche dopo aver trionfato in giro per l'Europa. Sarri invece se l’è misurata relativamente bene perché probabilmente non si è reso conto che la tifoseria del Chelsea è fascista, e non mi sembra che abbia quella capacità di aspettare che venga fuori il suo lavoro. So’ fasci, so’ così.  E noi sappiamo che a Sarri, a prescindere dai campioni che avrà certamente a disposizione alla corte di Abramovich, servirà un po’ di tempo per insegnare i suoi schemi. Piuttosto da Sarri mi aspettavo un altro discorso…”

Quale?

“Premesso che lo adoro, oltre alla bellezza avrei voluto vedere anche in campo quel pizzico di pragmatismo ostentato davanti ai microfoni quando ha detto che voleva arricchirsi con il prossimo contratto. Superate certe cifre, o i 4 milioni che ti offriva il Napoli o i 6 del Chelsea, non c’è tutta questa differenza. Tra 450 e 600 euro, non c’è molta distanza, mi spiego? Il caso di Hamsik è diverso:  giocando tre anni in Cina potrebbe tornarsene a casa con 30 milioni. E poi Marek è più o meno a fine carriera. Aspettiamo, vediamo cosa riuscirà a fare a Londra, ambiente che non mi piace e che, ripeto, non lo vedo adatto a Sarri. Noi gli possiamo solo augurare il meglio: resterà nella storia del Napoli tra i personaggi più belli ed entusiasmanti. Del resto io ricordo anche Vinicio".

Una domanda veloce, chi vince il Mondiale?

“Non saprei, chiaramente faccio il tifo per l’Argentina in mancanza d’altro. Conterà molto la tradizione nei momenti decisivi, non andrei troppo dietro ai primi risultati sorprendenti come la vittoria del Messico contro la Germania. Però sai, inizia a starmi simpatico il Belgio. Ho visto il gol di Mertens contro il Panama: una giocata napoletana, da figlio 'e ‘ntrocchia. Ecco, io preferisco i giocatori come lui, poetici, piuttosto che i Ronaldo di turno che si aggiustano i capelli, che fanno vedere la tartaruga e gli sponsor quando segnano e che giocano come se avessero in mano il joypad della play-station. Ma voi avete visto in Russia cosa è successo?”.

Cosa?

“E’ arrivato Maradona! Occhi e telecamere tutti per lui. Diego è arte in movimento, è uno che - come diciamo sempre con Marco Ciriello - “vuole morire”: dopo aver smesso di drogarsi, si tuffò sugli hamburger fino ad arrivare a 150 kg. Se gli dai l’acqua minerale, è capace di scendersene tremila bottiglie. Lui, come il Best che ad un passo dal portiere dopo aver saltato tutti non segna per tornare a metà campo perché ha dimenticato di scartare Cruijff, va oltre le logiche economiche di questo sport. Parliamo di estasi, epica, narrativa, carisma, magnetismo. Quindi possiamo parlare quanto si vuole di Messi, di CR7 o di chi ci pare, ma oggi non vedo in giro chi riesce a scrivere poesie calcistiche. Meglio Ciruzzo nostro: con quei capelli gli manca solo la vesparella sotto al culo e poi può girare tranquillamente tra i quartieri anche a Mosca. Altro che Neymar, la giocata di Mertens è un’opera d’arte”.

Se Ventura ti chiedesse di scrivere un libro con lui sulla sua esperienza drammatica alla guida della Nazionale, accetteresti? Che titolo ti viene in mente?

“Il lavoro è sempre importante, è ovvio che accetterei. E’ troppo facile dire “La tragedia di un uomo ridicolo”, ma non è così. Ventura avrà certamente le sue colpe, ma in quei duetti prima e dopo con Tavecchio ci ho visto film pagliacceschi, comici, grotteschi, dove manca l’altezza morale di un Pietro Germi. E soprattutto ci ho visto la sintesi del terribile momento del calcio italiano. Ventura sicuramente sarà dispiaciuto, ma questa è gente milionaria che cade sempre in piedi qualunque cosa accada nel loro percorso professionale. Diciamo che quelli dispiaciuti siamo noi, va’.  In Italia, ma non solo, avremmo bisogno di più Cantona, di gente che sa divertire divertendosi, e meno di personaggi come Allegri… Al di là del nome (ride, ndr)”.

Che idea ti sei fatto di De Laurentiis in questi primi 14 anni di Napoli?

“Lo conoscevo come uomo di cinema, come rappresentante di una famiglia storica del mondo della produzione cinematografica. I risultati nel calcio parlano per lui che è partito da zero. Mi fanno sorridere ma anche un po’ arrabbiare quei tifosi medi che alluccano “Pappò caccia i soldi”. Ma cosa deve cacciare se, bene o male, i calciatori li ha sempre comprati? A me il presidente non è molto simpatico, ma non mi è nemmeno antipatico, sia chiaro. Certo, alcune sue uscite sono evitabili, mai mi comporterei come lui, ma tutto sommato sotto la sua egida il Napoli gioca stabilmente in Champions e mi sembra che la gestione del club sia virtuosa. Io ricordo Ferlaino prima dell’arrivo di Maradona con Angelo Manna che da Canale 21 ricamava sulla vita sessuale della mamma dell’Ingegnere…. Poi Maradona, due scudetti, la Coppa Uefa ed evviva evviva Ferlaino. Quindi il disastro e i vari Naldi, Corbelli, l’ombra di Gaucci ecc. ecc. I tifosi sono tifosi e il lamento è una loro componente. Però Hamsik, Lavezzi, Cavani, Higuain, Mertens, lo stesso Sarri, chi li ha presi? De Laurentiis! Potrebbe fare di più, certo, ma credo che qualcosa si stia muovendo in tal senso sulla valorizzazione del brand a livello internazionale e la progettazione di strutture. Non dimentichiamoci che siamo il Napoli, che non è poco, ma non siamo il Real Madrid. E poi nell’affare Higuain è stato strepitoso…”.

Quando l’ha acquistato?

“Si, ma soprattutto quando l’ha venduto. Higuain non è un giocatore da 90 milioni. Ma quando mai. Gli ha fatto il pacco, ad Agnelli”.

E' comunque un grande campione e la Juve ce l’ha strappato per vincere lo scudetto, ma soprattutto per non farlo vincere a noi…

“La Juve ha vinto anche senza quello là che, parliamoci chiaro, nei momenti clou se la fa addosso. I bianconeri lo hanno preso per vincere la Champions e infatti si è visto, stanno ancora festeggiando, oi’. Cavani invece è uno con gli attributi, ma ti ripeto, se non ci fosse stato De Laurentiis a dargli fiducia, probabilmente giocherebbe ancora a Palermo o squadre simili, chissà… Ma questo vale anche per i Jorginho, i Ghoulam e gli altri. Poi è evidente che è un gioco di squadra e tutti hanno i loro meriti, ma il finanziatore, quello indispensabile veramente, è lui.”

Il Napoli ha perso lo scudetto per demeriti propri o la Juve ha rubbato con due bb?

“Preferisco evitare di fare commenti per non rischiare (ride, ndr). La Juve non l’ha rubato. Dico semplicemente che la Juventus non sa perdere, e il problema è che non sa neanche vincere. Il Napoli ci ha messo del suo per uscire sconfitto dal duello scudetto, ma certi atteggiamenti da parte dei bianconeri erano francamente evitabili. Tipo le battutacce di Chiellini a seconda dei casi tra Champions e campionato. In entrambi i casi hanno dimostrato poca cultura sportiva. Per vincere, comunque, serve una buona dose di potere. Quando il Napoli vinse i due scudetti aveva due dirigenti importanti: nel 1986-87 Italo Allodi e nel 1989-90 Luciano Moggi. Avere peso politico nel famoso palazzo è importante: Ferlaino lo capì, De Laurentiis ci sta lavorando. Tanto è vero che è diventato chairman dell’ECA. Un passo alla volta”.

Hai scritto una bellissima lettera al dott. Chiellini a proposito dello sterminator Vesevo, altro da aggiungere in vista del prossimo anno? 

“Continuo dalla risposta precedente. Alcuni club si avvalgono anche di una stampa amica, favorevole. Tranne qualcuno, come Angelo Carotenuto di Repubblica, la maggior parte dei giornalisti stende tappeti ai bianconeri. Chiellini viene descritto come guerriero insormontabile, come muro invalicabile, mentre invece è poco più che un buon giocatore, spigoloso, soprattutto furbo. Mentre i giornali lo esaltano, io invece me lo vedo sempre accartocciato sul terreno di gioco mentre finge sei o sette fratture e con un occhio semiaperto guarda l’arbitro per vedere se ci casca. I calciatori devono essere gente seria, altro che gladiatori: io amo i Bruscolotti, i Campagnaro. Per quanto riguarda il Vesuvio e i tifosi sugli spalti, è ora di finirla con questi cori vergognosi ed intollerabili. Per me un club che tollera cori razzisti è un club che non merita rispetto. E dico proprio umanamente.

De Laurentiis – Sarri, il loro rapporto quale romanzo ti ha ricordato?

“Cyrano de Bergerac di Rostand. Sarri è Cyrano, guascone, pronto alla lotta ma contraddittorio, romantico e collerico. De Laurentiis è ovviamente De Guiche, il comandante in capo. Si comporta da stronzo, rompe le palle a tutti, ma poi quando c’è da combattere lo trovi in prima linea".

Luca Cirillo - Riproduzione riservata


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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