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ESCLUSIVA - Ciro Esposito: "Amo il Napoli ed il Grande Torino. Sul gemellaggio e l'anti-juventinità..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
ESCLUSIVA - Ciro Esposito: Amo il Napoli ed il Grande Torino. Sul gemellaggio e l'anti-juventinità...

Era lo scugnizzo de "Io Speriamo che me la cavo?", la famosissima pellicola diretta da Lina Wertmuller. Ciro Esposito interpretava il ruolo di Raffale, ragazzino piuttosto vivace che aggrediva verbalmente il maestro.


Era lo scugnizzo de "Io Speriamo che me la cavo?", la famosissima pellicola diretta da Lina Wertmuller. Ciro Esposito interpretava il ruolo di Raffale, ragazzino piuttosto vivace che aggrediva verbalmente il maestro Marco Tullio (Paolo Villaggio) ricevendo da lui uno schiaffo. Ciro Esposito raggiunse un grande successo grazie a quel film, ma già prima studiava teatro ed era apparso in diverse commedie importanti di Eduardo Scarpetta e Eduardo De Filippo. Basti pensare che il ruolo di Peppiniello in "Miseria e nobiltà" di Eduardo Scarpetta lo portò poi ai provini di "Io Speriamo che me la cavo". Alle selezioni si presentarono circa tremila bambini per soli quattordici ruoli. Ciro fu tra i prescelti. Ma cosa fa ora Ciro Esposito? La redazione di AreaNapoli.it lo ha contattato e ha scoperto che Ciro, tra le altre cose, è anche uno sportivo, tifosissimo del Napoli.

Insieme a Giuseppe Fiorello sei stato uno dei protagonisti de "Il Grande Torino", una miniserie televisiva diretta da Claudio Bonivento, trasmessa da Rai 1 in due puntate nel 2005


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"E' stata una bellissima esperienza. Nella fiction ero Angelo Di Girolamo, un personaggio immaginario, un ragazzo napoletano trasferitosi a Torino per esigenze familiari. Angelo entrerà nelle giovanili del Grande Torino, nonostante l'opposizione del padre, diventando grande amico del capitano Valentino Mazzola, bomber della squadra".

Che esperienza è stata per te?

"Stupenda, meravigliosa. Quella squadra è rimasta nella storia del calcio italiano. Rappresentava un calcio che forse non c'è più. Pensa, c'è chi faceva il panettiere e poi andava al campo, chi aveva un doppio lavoro. Era tutto più genuino. Ora il business la fa da padrone, è tutto cambiato. Tornando al Torino, la tragedia di Superga fu un durissimo colpo da digerire per chi ama davvero questo sport. E mi vengono in mente le parole del grande Montanelli: "Il Torino non è morto, è solo in trasferta". E voglio sperare anche io che sia così...".

Hai vistato anche Superga?

"Si, durante le riprese della serie televisiva sono stato lì. Mi emoziono al solo pensiero. E' difficile spiegare a parole quello che si prova visitando quel posto. Sono sensazioni uniche. Quell'aereo stava riportando a casa la squadra granata da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra del Torino, un team invincibile capace di vincere cinque scudetti consecutivi. Pensa che quella squadra costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana. Durante le riprese ho avuto la possibilità di conoscere tante persone legate a quel mondo come Mazzola, figlio dell'indimenticabile leggenda granata Valentino. Ti potrei citare tutta la squadra di quel Grande Torino, mi è rimasta nel cuore".

Sai che si parla di un possibile gemellaggio tra Torino e Napoli?

"Sarebbe bellissimo. In comune abbiamo l'anti-Juventinità e l'amore per questo meraviglioso sport. Io tifo Napoli, ma amo anche i colori granata. Spero tanto che sia possibile...".

La storia si ripete, ora il mondo piange la scomparsa della squadra brasiliana del Chapecoense

"E anche in questo caso si tratta del crollo di aereo. La notizia mi ha molto rattristato. C'erano anche calciatori che avevano giocato in Italia. Erano ragazzi giovani, con un futuro davanti. Anche in questo caso, così come per il Grande Torino, si è trattato di una triste fatalità".

Tornando al calcio giocato, il Napoli non se la passa bene...

"Siamo stati sfortunati. Abbiamo perso Milik, Gabbiadini sembra avulso dal gioco del Napoli. Eppure lo scorso anno è stato spesso decisivo. Io credo che il vero problema stia a monte. La dirigenza deve acquistare calciatori all'altezza della situazione. L'organico della Juventus è più completo, i bianconeri hanno alternative importanti in ogni ruolo. Per vincere occorrono calciatori che facciano la differenza".

Come andrà a finire Napoli-Inter?

"I nerazzurri saranno galvanizzati dopo il successo conseguito contro la Fiorentina. Io confido nel calore del San Paolo. Spesso mi reco allo stadio quando sono libero e devo dire che il sostegno del pubblico alla squadra è sempre eccezionale. Spero che gli azzurri possano conquistare tre punti fondamentali per il prosieguo della stagione".

Quali sono i tuoi impegni per il futuro?

"Ho appena finito di girare 'Rosy Abate – La serie', spin off di Squadra Antimafia. Si tratta di una produzione targata Taodue che arriverà su Canale 5 il prossimo anno e vedrà sullo schermo alcuni dei personaggi che in pubblico di Squadra Antimafia ha imparato a conoscere nel corso delle passate stagioni. Poi sarò ancora protagonista a teatro con lo spettacolo "E' successo a teatro". Pensa, il primo spettacolo si tenne al "Just 99", piccolo teatro a Fuorigrotta che deriva il proprio nome dal numero massimo di spettatori che può ospitare, 99 appunto. Facemmo 6 sold out consecutivi prima di approdare al Summarte. Il 7 dicembre saremo al Teatro Lendi. Nel cast c'è anche il maestro Giacomo Rizzo, un grande attore che nonostante i suoi 70 anni i carriera, è rimasto giovane dentro".

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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