ESCLUSIVA - Chiariello: "Tutti i nomi per il mercato del Napoli, la verità sul cambio di modulo e i retroscena su De Laurentiis, Benitez ed Higuain"

"Il presidente è un uomo di spessore, ha cultura".
Le festività natalizie si avvicinano, per il Napoli di Sarri ancora un ultimo sforzo prima del meritato riposo. Dopo aver battuto agilmente il Verona di Del Neri, nel match di Coppa Italia (ai quarti gli azzurri ritrovano l'Inter, ndr), è il momento di preparare la sfida di Bergamo contro l'Atalanta dell'ex Edy Reja. Campionato, calciomercato, scudetto, prospettive: di questo ed altro la redazione di Areanapoli.it ne ha parlato con il noto giornalista Umberto Chiariello, conduttore dello storico programma tv "Campania Sport" ed editorialista di Canale 21.
Il Napoli ha archiviato subito la pratica Verona, mentre la Roma è stata clamorosamente eliminata dallo Spezia. Dalla Coppa Italia emerge qualche rammarico per non aver battuto i giallorossi in campionato?
"Direi di no perchè ogni partita ha una sua storia. E la storia di Napoli-Roma racconta di un Hamsik sprecone sotto porta e non solo lui. E' inutile piangere sul latte versato anche perchè gli azzurri hanno letteralmente spianato i capitolini. Sono stato durissimo nel commentare la prestazione degli uomini di Garcia e dello stesso tecnico, e tanti romanisti mi hanno rimproverato per i toni. Ma io insisto: questa Roma non ha superato la nottata, non si può giocare a calcio rinunciando a giocare a calcio. E' una contraddizione in termini che non può pagare. Caccerei subito il francese, al San Paolo bastava un gol azzurro per rimediare l'imbarcata".
Classifica senza errori arbitrali: il Napoli è primo.
"Questi sono argomenti che poco mi appassionano. Non ci credo e francamente lo trovo un esercizio poco gradevole. Non sono tra quelli che hanno il lamento facile, e poi il Napoli quest'anno ha subito pochissimi torti, giusto un paio di decisioni discutibili in area e qualche rigore in meno. Mazzoleni a parte, i migliori arbitri hanno diretto le gare dei partenopei: penso a Rizzoli, Damato, Valeri e gli altri. Sono soddisfatto, del resto il Napoli ha fatto bene in tutti gli scontri diretti, contro Sassuolo e Bologna le sconfitte non sono figlie di errori arbitrali".
Quali e quante insidie nasconde la gara di Bergamo? Denis-Moralez-Gomez, e poi Edy Reja...
"Troveremo un altro pullman davanti alla porta. 4-5-1, Moralez e Gomez si abbasseranno sui centrocampisti e Denis farà a botte con i difensori del Napoli. E' una gara delicatissima, più di quella contro la Roma. Le vere avversarie del Napoli in alta quota sono Inter e Juventus che nel prossimo turno affronteranno Lazio, allo sbando, e Carpi. Contro gli orobici gli azzurri hanno un compito difficilissimo e i precedenti insegnano che a Bergamo non è facile spuntarla. La squadra di Sarri è un vaso di coccio tra due vasi di ferro. Ma il vaso di coccio non si rompe facilmente, è duro, e soprattutto è un vaso che gioca bene. E vorrei aggiungere che la rosa del Napoli è di ottimo livello: Higuain non ce l'ha nessuno, Reina è tra i migliori e anche le seconde linee, in coppa, hanno sempre vinto".
E dunque cosa manca in rosa per arrivare fino in fondo?
"Manca una mezz'ala capace di far rifiatare serenamente Hamsik e Allan. In difesa tanti criticano Maggio, io lo difendo. Poi ci sono Strinic, ottimo tassello, e Chiriches che a mio avviso è anche più forte di Albiol. In attacco siamo al completo. Ripeto, occorre trovare l'elemento giusto a centrocampo".
Fuori i nomi...
"Si parla con insistenza di Gomes, 22enne del Valencia. Ma io ho delle perplessità. Non lo conosco benissimo a dire il vero, ma mi chiedo che apporto possa dare un giocatore poco abituato a scendere in campo visto che non è titolare. Poi magari sarà un validissimo calciatore, ma credo che servano garanzie maggiori in questo momento. La prima scelta del Napoli è sempre Soriano, che in estate mi piaceva poco come soluzione perchè sarebbe arrivato per fare un altro ruolo, mentre ora mi sembra la scelta migliore: come mezz'ala sa essere devastante. Poi ci sono Badu e, terzo, Rigoni. Per la difesa la lista è questa, in ordine di preferenze: Rugani, Tonelli, Oikonomou, Barba. Capitolo portieri: Rafael andrà via, arriverà un terzo nuovo. Queste sono le operazioni, non bisogna fare troppi voli pindarici".
Sei stato il primo a parlare di Sarri, in pratica hai annunciato il suo arrivo a Napoli: quella di De Laurentiis è una scelta da illuminato o una fortunata manovra di ripiego?
"Si, ebbi la soffiata giusta al momento giusto, e parlai dell'incontro in corso tra il presidente ed il tecnico. Venendo alla domanda: nè l'una nè l'altra. De Laurentiis utilizza quello che i latini chiamavano intuitu personae. Al produttore cinematografico piace conoscere le persone dal vivo, avere un contatto per capire se c'è empatia. A lui non piace lo schema tipico di un'azienda come ad esempio la Fiat dove i dirigenti non conoscono nemmeno i capo-reparti. Il presidente vuole persone capaci di lavorare fianco a fianco con lui, ha bisogno che ci sia un afflato. In tal senso, Mihajlovic non gli è piaciuto, con Spalletti c'è stato un piccolo litigio per la richiesta esosa fattagli, mentre Montella era la prima scelta. Della Valle, presidente della Fiorentina e amico di Don Aurelio, oltre ad essere socio in altre attività, non ha fatto una buona recensione del tecnico napoletano, e per quanto riguarda Emery, va ricordato che si è trattato di un giochetto dell'allenatore per chiedere un aumento di stipendio. Con Sarri c'è stato un incontro ad Amalfi, si sono piaciuti, almeno il mister è piaciuto molto a De Laurentiis, e così c'è stato un invito a rivedersi. Il resto è storia nota".
A quale altro allenatore De Laurentiis avrebbe potuto proporre la formula di un contratto annuale?
"Fa parte del gioco, chi ha la forza contrattuale la spende. E in questo caso, con Sarri, il coltello dalla parte del manico ce l'aveva il presidente del Napoli. E' come se gli avesse fatto un quinquennale anno per anno: è una battuta, chiaramente, ma va detto anche che De Laurentiis ha voluto tutelare il Napoli. Con Benitez invece è stato messo con due piedi in una scarpa".
Sarri non ha voluto chiarire i motivi del cambio di modulo, specie dopo l'azzardo dialettico di De Laurentiis. Tu che idea hai in merito?
"La verità è che Sarri è stato pressato da due uomini: Reina, portatore del volere del gruppo, in cui Callejon è molto influente, e Giuntoli, che ha fatto un pressing garbato sul tecnico. Il direttore sportivo, che a Dimaro fece intendere chiaramente che c'erano gli spiragli per un 4-3-3, ha avvicinato il mister e con pacatezza lo ha invitato a riflettere. Sarri del resto non è un integralista, si era aggrappato al 4-3-1-2 perchè gli aveva dato garanzie ad Empoli, ma non ha fatto fatica a cambiare rotta. Ho imparato dal calcio che un allenatore vero e serio è colui che studia strategie in base alle caratteristiche dei suoi calciatori. Poi ci sono le filosofie e le teorie, che sono la base dello stile di ognuno. A Dimaro la squadra ha amato subito Sarri, un uomo preparato, capace, lavoratore. Si è creato un grande clima, mi hanno raccontato di una evidente unità di intenti. E così quando i calciatori, attraverso Reina, hanno chiesto di provare a cambiare, Sarri è stato umile: prima col Bruges, 5-0, poi con la Lazio, un altro 5-0 e così via. De Laurentiis quando disse a Giuntoli di provare a convincere Sarri a cambiare qualcosa, il direttore rispose che ci stava già lavorando. Ecco come è nato l'equivoco dopo le dichiarazioni in merito del patron".
A gennaio scopriremo se Giuntoli è il nuovo segretario di De Laurentiis o il nuovo Ds? Intanto va detto che Bigon a Verona ha fatto malissimo.
"Sì, ma credo ci sia una differenza importante. Bigon era l'anello debole dello staff: l'unico suo acquisto di rilievo è stato Mertens, proposto a Benitez che diede l'ok. Koulibaly, invece, fu merito di Zunino che lo segnalò al tecnico spagnolo che prima lo ha lanciato, con qualche rischio, poi lo ha accantonato. Credo che Giuntoli abbia qualcosa in più da dire anche se è evidente che De Laurentiis conserverà una posizione di leadership".
Sei un convinto estimatore di De Laurentiis. C'è almeno un aspetto del suo modo di fare che non ti soddisfa?
"Il presidente è un uomo di spessore, ha cultura, ed è innegabile che siamo al cospetto di un grande presidente. Alcune dichiarazioni, a causa delle quali si attira le antipatie dei tifosi, sono assolutamente evitabili, ma fa parte del personaggio. Lui è un uomo concreto che talvolta, come ha ammesso lui stesso, si lascia andare. Aldo Grasso ha scritto che De Laurentiis finisce per essere come i protagonisti dei suoi film, un po' trash. Ed è vero, ma se poi vogliamo parlare di gestione del club, non c'è molto da eccepire. Per la prima volta dopo anni e anni, i conti sono leggermente in rosso. E la colpa non è sua".
Frecciatina a Benitez?
"Più che frecciatina è la constatazione dell'evidenza. Senza Champions si va in rosso. Rafa lo definisco un flop e non un disastro. Tutto sommato ha vinto due trofei, seppur piccoli, ma li ha vinti. Io non sono d'accordo con chi sostiene che il primo anno ha fatto bene. Con la rosa a disposizione doveva lottare per il titolo o comunque finire alle spalle della Juventus al secondo posto. La prima Roma di Garcia non era imbattibile, tra l'altro aveva perso importanti campioni come Lamela e Marquinhos. Benitez è stato efficace solo i primi due mesi, poi ha gestito male Hamsik, e quando Marek si è fatto male, ha giocato con Pandev accanto ad Higuain: due errori in uno che ci sono costati anche l'eliminazione dalla Champions pur chiudendo il girone con il record di punti. A Dortmund bastava un pareggio e invece gli errori tattici dello spagnolo hanno inciso notevolmente: abbiamo preso gol assurdi in contropiede. Il secondo anno, invece, è disastroso senza se e senza ma. Benitez tra l'altro ha ucciso tutti gli ingranaggi positivi creati da Mazzarri soprattutto in mediana dove soprattutto Dzemaili, da mezz'ala, aveva trovato una condizione ottimale ed una notevole confidenza con il gol".
Tu parli di macerie, eppure grazie a Benitez sono arrivati a Napoli tanti campioni.
"Higuain è arrivato per un colpo di fortuna. Il Napoli aveva praticamente definito, per 24 milioni, l'acquisto di Leandro Damiao che, però, aveva ceduto i diritti di immagine a Ronaldo, l'ex fenomeno brasiliano, in vista dei mondiali. De Laurentiis si infuriò e, di ritorno dall'America, tuonò: "Chi è il migliore in circolazione? I soldi li ho, prendiamolo". In quel periodo Higuain era conteso dalla Juventus, ferma all'offerta di 27 milioni, e dall'Arsenal che l'aveva praticamente opzionato per 30 prima di fare altre scelte. Tra l'altro El Pipita nel Real era co-titolare con Benzema ma aveva problemini alla schiena ed era considerato fragile e a rischio infortuni. C'è stato dunque l'affondo decisivo a 36 milioni da parte del Napoli con la telefonata di Benitez che ha avuto il suo peso. Ecco, a Benitez va riconosciuto di essere stato un traino, un ottimo garante per l'arrivo di campioni come Reina, Callejon ed Albiol che tra l'altro fanno parte del pacchetto clienti del suo agente, ovvero Quilon. In pratica il tecnico spagnolo aveva messo a disposizione del club azzurro tutti i calciatori sotto procura: c'erano anche Arbeloa e Mario Suarez, gli unici due che non sono arrivati. Di Benitez non mi dispiaceva la filosofia di gioco o i suoi principi, ma mi ha profondamente deluso per la mancanza di concretezza, in fase di preparazione delle gare e poi nella lettura dei match in corso di svolgimento. Uno celebrato come lui poteva e doveva fare meglio evitando quegli integralismi tipici dei presuntuosi".
luca cirillo
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