Eriksson: "Calciatore più forte della storia del calcio? Non ho dubbi"

L'ex tecnico della Lazio, si racconta ripercorrendo la sua carriera fatta di successi e di grandi giocatori: "Falcao fenomenale, Roberto Baggio il più talentoso".
Sven-Goran Eriksson, ex allenatore che in passato ha guidato la Lazio e la Sampdoria in Serie A, si racconta al tabloid Guardian. “Alla Lazio è stato il periodo migliore della mia carriera. Ho vinto sette trofei in meno di quattro anni - spiega il mister svedese - poi quando ho detto sì all’Inghilterra, Alessandro Nesta è venuto da me dicendomi di restare. Volevo provare a tenere entrambe le panchine, ma era impossibile e ho dato le dimissioni. Mihajlovic? Pensava di essere il migliore in tutto: miglior sinistro, miglior destro, miglior tiro, miglior velocità. Con lui, calciare una punizione era come tirare un rigore. Un sinistro meglio del destro di Beckham”.
Poi Eriksson, che ha guidato anche la Roma, ha aggiunto: “Falcao? Un calciatore fenomenale, in un match contro il Napoli è stato anche meglio di Maradona. Diego era un uomo semplice. Ho cenato con lui alcune volte quando viveva a Dubai. Credo sia stato influenzato da persone cattive nel corso di tutta la sua vita. Come calciatore è stato il più grande di sempre. Maradona è Maradona, lo avessi allenato lo avrei lasciato libero per il campo. Baggio invece, allenato alla Fiorentina, è stato il giocatore più talentoso insieme a Rooney. Roberto aveva tutto: tecnica incredibile, visione, ritmo. Ricordo una partita contro il Milan di Sacchi in trasferta. Superammo due volte la linea di metà campo e due volte gol con Baggio. E in difesa c’era gente come Baresi, Maldini, Costacurta e Tassotti”.
Poi su Roberto Mancini: “Alla Sampdoria era come se dirigesse il club. Chiamava pure la cucina quando sapeva che avremmo fatto tardi dicendo di tenere la pasta in caldo. Lo coinvolgevano in tutto perché era un figlio per il presidente Mantovani che spesso ospitava lui e Vialli a cena a casa sua. Roberto aveva standard molto elevati, in campo pretendeva il massimo e litigava sempre con gli arbitri e i compagni i squadra. Ma che talento! Poteva fare di tutto in campo”.








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