"Dissi no al Napoli, ma non so se lo rifarei". La reazione di De Laurentiis: "Non si capacitava..."

Le parole di Guidolin: "Stavo bene a Udine, lui non si capacitava di come un allenatore potesse rifiutare il Napoli. Con il senno di poi non so se lo rifarei".
Francesco Guidolin non allena da più di due anni (ultima squadra lo Swansea in Premier League), ma ha sempre il telefono caldo. E non si lamenta se non ha ancora trovato una squadra, perché è stato sempre lui a dire di no. In queste ore ha rilasciato un'intervista a Giancarlo Padovan per Calciomercato.com. Vi proponiamo alcuni passaggi.
A chi ho detto no?
“A tantissimi che mi hanno chiamato. Molta serie A, qualche Nazionale, destinazioni buone solo per monetizzare, cioé Cina e Arabia Saudita”.
Se ti neghi a tutti sarà difficile trovare un posto.
“Non mi nego a tutti, ma voglio chiudere la mia carriera in modo adeguato, ho seicento panchine in serie A, un curriculum rispettabile e aspetto qualcosa che mi stimoli davvero”.
Fammi qualche esempio?
“Mi piacerebbe fare ciò che ho fatto poco o mai”.
Ovvero?
“Un club all'estero o una Nazionale”.
La Scozia cerca un c.t.
“Magari scegliessero me, ma nonostante abbia fatto bene un anno anche in Premier sono poco conosciuto”.
In Albania potevi andare.
“Hanno scelto Reja e sono contento per lui perché se lo merita e farà bene. Io sono stato cercato, con me sono stati molto cortesi, il presidente Duka gentilissimo, però ho preferito aspettare per vedere come evolve la situazione in questa fase della stagione”.
All'estero hai allenato Monaco in Francia e Swansea nel Regno Unito.
“Avrei voluto fare di più, ma non sempre si trova l'opportunità giusta”.
Mettendo il dito sulla carta geografica dove ti sposteresti?
“Io sono attirato dal nord Europa. Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Svizzera”.
Qualche nome di squadre?
“Lille e Bordeaux per esempio, ma, come ho detto, arrivando dall'Italia sono poco conosciuto”.
Con la serie A hai chiuso?
“Assolutamente no. Però vorrei una società organizzata e un rapporto serio con persone serie”.
Capito. Con la serie A hai chiuso.
“Non è vero, l'Atalanta e qualche altra società, sono esempi da seguire. Per me l'Atalanta è come l'Udinese di sette-otto anni fa”.
E' vero che per restare a Udine dicesti no al Napoli?
“Verissimo, il presidente De Laurentiis mi contattò prima di prendere Benitez. Io stavo bene a Udine e glielo dissi, però lui non si capacitava di come un allenatore potesse rifiutare il Napoli. Con il senno di poi non so se lo rifarei”.
Ci sarà stata una ragione?
“Pensavo di restare a Udine tutta la vita, di chiudere lì la carriera e, dopo la panchina, di avere un ruolo diverso all'interno della società”.
Ti sei sentito tradito dai Pozzo?
“Di loro non potrò mai dire male. Mi ricordo la stagione in cui, dopo le prime quattro giornate di campionato, avevamo un punto e mi tennero nonostante tutto. Oppure quando nel 2011 mi proposero l'allungamento del contratto dicendomi: “Metta lei la data di scadenza”. Scrissi 2017, ma se avessi segnato 2025 sarebbe andato bene lo stesso. E' chiaro che tutto questo conta tantissimo. Mi dispiace solo di non essere stato considerato uno di famiglia, come credevo, ma solo un ottimo professionista, come mi hanno fatto capire”.







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