Di Lorenzo, lo scopritore: "Era senza squadra. Alla Reggina per uno scherzo del destino. La Nazionale..."


Raffaele Russomando
Interviste
9 OTT 2019 ORE 22:30

Lo scopritore dell'attuale terzino del Napoli ha raccontato la carriera del giovane calciatore dai suoi albori fino alla convocazione con l'Italia.

Nell’estate del 2009, Lillo Foti fece accomodare nel suo ufficio Paolo Giovannini, nemmeno aveva idea di quel che stava accadendo. Reggina e Lucchese pensavano di fare solo un buon affare: “Due calciatori li mando da voi in toscana per la Serie C, ma voi datemi il miglior elemento che avete”, disse il patron calabrese. Giovannini non ebbe dubbi: “Di Lorenzo”. Aveva 16 anni Giovanni Di Lorenzo“Si intravedevano già le sue qualità, lo aggregammo alla prima squadra per questo motivo. Poi, nel finale di campionato lo facemmo anche esordire in Serie D, visto che eravamo già promossi. Fu la sua prima volta tra i grandi a 15 anni. Quella estate l’Udinese volle visionarlo, fece anche un provino con i friulani, poi per uno scherzo del destino arrivò la Reggina. Chiamai i genitori di Giovanni, andammo insieme a Milano per la firma. Italia? L’ho sempre detto che sarebbe arrivato in Serie A, ma non mi aspettavo con questa velocità. A Reggio ha fatto bene, ma quando la società è fallita, nel 2015, praticamente è rimasto senza squadra".

Il racconto prosegue: "La sua carriera sembrava finita, non aveva un agente all’epoca e nessuno sembrava voler investire su di lui che pure aveva fatto benissimo in amaranto. Non sapeva cosa fare. Allora venne da me a chiedermi una mano, così chiamai a Matera per alcune amicizie in comune e si trovò un accordo. Ricordo ancora il momento della firma: fui io a visionare e controllare il contratto di Di Lorenzo prima che si trasferisse al Matera, facemmo tutto dal mio ufficio. Forse avrei potuto portarlo anche in altre squadre, ma speravo che la Lega Pro potesse riservargli un altro futuro. Quando l’Empoli chiuse l’affare Giovanni ed il papà andarono da Matera in Toscana in auto. Deviarono il viaggio di qualche chilometro per venirmi a salutare, quasi a ringraziare prima della firma. Veniamo da zone attigue della stessa Regione, conosco bene i genitori di Di Lorenzo e tutta la sua famiglia, sono persone umili e di valori. Questo lo si vede anche in campo oggi. Ho sentito la sua famiglia al momento del passaggio all’Empoli, così come la scorsa estate nei giorni in cui stava firmando per il Napoli. Non ci sentiamo troppo, non sono il tipo ed ora in tanti gli staranno scrivendo. Un messaggio, però, glielo manderò. Ma solo quando avrà già esordito con la maglia della Nazionale”.

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