Di Gregorio da brividi: "Volevo smettere, mio padre disse testuali parole. L'ho perso a 13 anni"

Michele Di Gregorio del Monza ha rilasciato un'intervista molto sentita sulle pagine de La Stampa nel corso della quale ha raccontato la sua vita.
Michele Di Gregorio, portiere del Monza, nel corso di un'intervista concessa a La Stampa, ha raccontato alcuni retroscena sulla sua vita privata: "Non avrei mai pensato di arrivare così in alto quando mi chiamò l’Inter da bambino. Avevo 6 anni e mezzo, mi chiesero di aggregarmi per qualche allenamento in vista della stagione successiva. All’inizio non volevo andare, è stato mio papà Marcello a convincermi dicendomi di provare liberamente. Ogni tanto volevo smettere perché vincevamo con tanti gol di scarto ed ero impegnato poco".
Anche in quel caso dubbi superati. "Mi ha convinto ancora papà dicendo testuali parole: che sarebbero arrivate sfide contro squadre più forti. Ho perso mio padre quando avevo 13 anni. A 16 mi sono tatuato il suo nome sull’avambraccio. Ha dovuto firmare l’autorizzazione mia mamma Agata: “Se è per papà, va bene”. Adesso l’ho convinta a tatuarsi le nostre iniziali sulle dita: A, M, M e la A di mia sorella Angela".
Appena diventato padre per la seconda volta. "Riccardo dopo Marcello, il primogenito chiamato come mio papà. Ho conosciuto mia moglie Samantha a 16 anni a Corsico. Mi ha seguito a Renate. Non è stato facile perché lì avevo uno stipendio normale. Adesso viviamo a Sedriano vicino a mia sorella, mamma, nonna e zia. Ho bisogno di stabilità, cerco quello che mi è mancato. Quando torno da Monzello, se qualcosa è andato male, a casa azzero tutto. Se fossi da solo, i problemi mi mangerebbero dentro".






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