Di Canio: "Certi commenti mi lasciano perplesso, c'è un'enfasi ridicola"
L'ex calciatore di Napoli e Juventus, Paolo Di Canio, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfono de Il Giornale.

Paolo Di Canio, ex calciatore, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni de Il Giornale. L'attuale opinionista ha trattato diversi argomenti. Tra questi anche i ricordi scolastici: "Frequentavo il Duca D’Aosta, istituto tecnico industriale. Un giorno, durante un’assemblea, decisi di svignarmela con alcuni amici".
"Fecero il contrappello: Di Canio? Nessuna risposta. Di Canio? Assente. La direzione spedì una lettera a casa, informarono i miei genitori, ero punito con la sospensione di una settimana. Qualche giorno dopo, rientrando nel tardo pomeriggio, trovai mio padre il resto della famiglia in piedi, attorno al tavolo da pranzo. Mio padre, con fermezza, mi domandò: che cosa è questa lettera?", ha aggiunto Paolo Di Canio.
Punizione, a letto senza cena, niente uscite serali? "No. Mio padre mi disse di stare tranquillo, attese in silenzio altri due giorni, poi una mattina, all’alba sentii la sua mano sulla spalla, erano le 5: Alzati! disse, vieni al cantiere con me. Un mese con le mani bianche e la testa bassa. Ero magro, faticavo davvero, il polso era gonfio, sentivo dolore ma dovevo stare zitto. Aspettavo le undici e mezza come il paradiso, andavo al forno, compravo le rosette, poi la mortadella. Ma il premio vero era la doppia lattina di Fanta. Di quei momenti, di quei panini, di quell’aranciata frizzante, sento ancora l’emozione, il profumo, la luce".
Un carattere ribelle quello di Di Canio. "No, odio l’indisciplina, sono per il rispetto delle regole, è vero, lo ammetto, sono stato un rompico***ni ma nessuno ha mai potuto dirmi nulla sulla mia osservanza delle norme. Ho discusso, ho reagito, ho avuto diverbi anche accesi con grandi allenatori ma con loro abbiamo poi stretto una amicizia vera".
Con Trapattoni alla Juventus? "Piccole cose ma la Juventus per me è stata la scuola formativa unica, il senso del dovere e poi la famiglia Agnelli sempre presente".
Nonostante Roberto Baggio, arrivaste settimi. "Maifredi e Montezemolo volevano un calcio nuovo".
Il lavoro di opinionista, il football televisivo. Che roba è diventato? "Un’enfasi incredibile, anche ridicola, sento cronache di stop monumentali, di cambi di gioco spettacolari, di dribbling fenomenali. Tutta roba invece elementare, basilare per un professionista del calcio. Certi commenti mi lasciano perplesso".
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