Dello Iacovo, lo steward napoletano al servizio dell'ospedale più grande d'Europa: "Qui a Londra..."

Rosario Dello Iacovo, 54 anni, napoletano: è l'unico italiano al servizio della più grande struttura ospedaliera d'Europa: "Il rischio contagio qui è alto".
Donato Martucci, giornalista, sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno, ha raccontato la storia di Rosario Dello Iacovo, 54enne napoletano di Secondigliano. Le sue giornate, da quando non lavora più negli stadi della Premier (fermata dall'emergenza Coronavirus, ndr) iniziano alle 5.45. È l’unico italiano che lavora all’interno dell’ospedale più grande d’Europa per il servizio sanitario nazionale inglese (Nhs). Si occupa di sicurezza: è un security operative con un badge Sia (Security Industry Autorithy). La complicata gestione degli accessi in una struttura che conta 18 mila persone è nelle sue mani. La sua competenza nella sicurezza è maturata negli stadi di calcio: ha lavorato con il Tottenham, Chelsea, QPR, Charlton, Arsenal, West Ham.
Queste le sue parole: «Con la sospensione della Premier – spiega - sono rimasto senza lavoro. Mi ero rintanato in casa da dieci giorni, un po’ come tutti gli italiani, quando ancora qui non c’era la percezione dell’emergenza. Ero un po’ in paranoia, l’ammetto, anche se ero impegnato a studiare Business Events Management perché frequento un’università per adulti. Poi con un sms sul telefonino, arrivato dalla mia società di security, ho appreso c’era la possibilità di lavorare in questo ospedale: non ci ho pensato due volte e non ho mai avuto paura di accettare il lavoro per via di un possibile contagio». In Italia è stato agente dei 99 Posse. Giornalista pubblicista, ha scritto due libri di cui una biografia del gruppo napoletano. Si è distinto anche come organizzatore di concerti con una sua società l’Ukita Events per l’allestimento di tour per i gruppi italiani a Londra.
Tifoso doc del Napoli, si è avvicinato tre anni fa al calcio come steward e ha cominciato proprio dal mitico Wembley con il Tottenham: «Con gli anni ho acquisito grande esperienza come supervisor nella security e sono nel crowd management, ovvero nella capacità di gestione di tutte le problematiche relative agli spettatori». Ora l’esperienza in questa struttura ospedaliera, insieme anche a soldati dei corpi speciali di tutto il mondo, che lo gratifica molto: «Il 26 marzo sono stato il primo dei 50 steward che hanno aperto questo nuovo ospedale sul Royal Victoria Doch. Tutta Londra si era data appuntamento sui balconi, un po’ come è accaduto in Italia. Quando è stata aperta la struttura si è sentita un’eco incredibile: la città ci stava applaudendo. Come applaudono quando un paziente guarisce».
Il turno è di dodici ore per cinque giorni a settimana. «In un ospedale del genere con medici e operatori sanitari c’è la possibilità del contagio, ma sono molto attento. I numeri a Londra sono allarmanti, ma non posso avere paura: si tratta del mio lavoro. Però mi manca tanto il calcio. Spero presto di tornare a respirare la magica atmosfera degli stadi inglesi».






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