Dello Iacovo: "A Napoli si sono riviste le vedove di Ancelotti. La verità che a qualcuno non piace"

Rosario Dello Iacovo ha commentato quanto sta accadendo a Napoli sul versante calcistico dopo l'exploit del Real Madrid di Ancelotti che ha eliminato il PSG in Champions.
Rosario Dello Iacovo, della pagina Il Napulegno, ha analizzato le polemiche delle ultime ore che riguardano Carlo Ancelotti, tecnico del Real Madrid che a Napoli non si è dimostrato all'altezza della situazione. "Ieri sono comparse le vedove di Ancelotti, che paradossalmente sono anche fedelissime ad De Laurentiis, quando invece l'errore più grande di don Aurelio fu proprio quello di prendere un allenatore abilissimo a gestire rose di top players, ma senza nessuna intenzione di acquistare neanche un top player. È esattamente questo il motivo per il quale io non fui contento del suo arrivo, perché per la dimensione e la politica di gestione del Napoli a noi servono gli allenatori da campo, non i gestori di fuoriclasse, visto che non li compriamo.
Poi ha aggiunto: "Non l'ho mai chiamato però Pensionotti, così come non ho mai chiamato Gattuso ottuso, perché anche se sono napoletano da sempre certe forme di trivialità della piazza mi fanno orrore. Non ho mai scritto allenatore da Serie C, giocatore da Eccellenza a proposito di nessuno, perché so che chiunque emerga nel mondo del calcio si è fatto un culo così battendo una concorrenza spietata e perciò merita rispetto".
Quindi si legge: "Ancelotti arrivò nel 2018, al termine di un ciclo importante, uno dei più importanti della storia del Napoli, quello concluso con i 91 punti. Giocavamo un grande calcio, ci era riconosciuto anche a livello internazionale, eravamo una piazza media ma suggestiva. Io sperai che l'arrivo di Ancelotti significasse anche prendere un paio di giocatori di livello superiore per continuare a crescere. Ad Ancelotti invece non è stato preso neanche uno dei giocatori che aveva chiesto, per esempio Benzema, per esempio James Rodríguez, che non dovevano piacere a noi ma che lui considerava centrali per costruire il suo progetto, la sua idea di calcio. Ancelotti capì subito l'antifona e si limitò al compitino, svolto sempre peggio, con il ruolo mai chiarito di suo figlio, fino all'esonero".
Inoltre ha analizzato: "Per quanto a certa gente piaccia raccontare che fu Napoli, la piazza, la città a non meritare Ancelotti, la realtà dice chiaramente che fu invece De Laurentiis a ingaggiarlo come specchietto per le allodole senza assecondarne la vocazione. Era già avvenuto su un altro versante con Benitez, un altro allenatore importante, quando Rafa chiese garanzie sul business plan che riguardava anche la crescita strutturale del Napoli, oltre che il progetto tecnico".
"De Laurentiis lo accontentò a metà, cedendo Cavani e avendo ceduto già Lavezzi, fece l'unico mercato davvero importante della sua gestione, quello di Higuain e degli spagnoli, prendendo calciatori che sono stati l'ossatura del Napoli per anni. Ma non ci fu niente da fare sul piano delle strutture - spiega Dello Iacovo - perché il club ha un modello di business leggero, compra e vende calciatori, non possiede neanche una mattonella e non aveva nessuna intenzione di comprarla neanche nel 2013".
Infine ha aggiunto: "Tornando ad Ancelotti, dopo l'esonero colse l'occasione di andare all'Everton, ma sempre come scelta provvisoria in attesa di tornare nel grande giro, perché è lì che rappresenta un valore aggiunto, quando deve gestire rose di qualità. Non poteva esserlo invece in un club come il Napoli che ha bisogno di un allenatore di campo. Perché? Perché tu compri ragazzi dalla provincia, o vai comunque su profili giovani che nel giro di tre o quattro anni possono maturare e rappresentare una plusvalenza importante. Benzema a 31 anni non lo sarebbe stata, non lo sarebbe stato Ibrahimovic a 40 con i suoi pesanti 7 milioni netti l'anno, però sono questi i giocatori che il Napoli ogni tanto, quando si verificano condizioni particolari, dovrebbe prendere per provare a diventare un po' più vincente perché diventano la chioccia del progetto anche quando giocano a sprazzi come Ibra a Milano. Oppure come il Benzema di ieri che sarà importantissimo per la maturazione di Vinicius Junior che mi ha impressionato e fatto pensare a un impiego diverso di Osimhen in un altro modulo. Ma è un altro discorso che approfondirò in futuro. Intanto, complimenti a Carlo Ancelotti, è tornato dove deve stare, non per colpa di Napoli e dei suoi tifosi, ma per l'evidente incompatibilità con le politiche gestionali del suo presidente. Noi siamo rimasti con un ottimo allenatore e un gruppo di ragazzi che non ha vinto quasi niente, supportiamoli senza pretendere quello che non sono. Nessuno li ha comprati chiedendogli di vincere lo scudetto, se lo dovessimo vincere sarà per caso, non per volontà aziendale".








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