De Nicola: "Cicciottello e selvaggio a tavola, lasciò Napoli da campione. ADL disse: ma chi è questo?"

L'ex medico del Napoli racconta il Pocho Lavezzi, il suo rapporto con Mazzarri, Reja, Cavani e qualche curioso aneddoto.
Alfonso De Nicola ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di gonfialarete.com. L'ex medico sociale della SSC Napoli ha ricordato i trascorsi di Ezequiel Lavezzi (appena ritiratosi dal calcio giocato) in maglia azzurra: "Quando arrivò era un po’ cicciottello. Gli piaceva mangiare molta carne e pesce. Lo mettemmo a dieta. I risultati si sono visti. Lo stesso Aurelio (De Laurentiis ndr) mi fece: ‘Ma che giocatore è questo?’. Per fortuna il Pocho si mise in luce già nelle amichevoli precampionato e fece ricredere tutti immediatamente. Lo ricordo come un ragazzo straordinario, intelligente e generoso. Edy Reja stravedeva per lui, mentre Walter Mazzarri lo mise al centro del suo progetto con Edinson Cavani e Marek Hamsik".
De Nicola ha poi aggiunto: "L’attuale tecnico del Torino ripeteva agli altri calciatori: ‘Dovete giocare per loro’. Abbiamo trascorso insieme anni splendidi. Negli ultimi tempi ci siamo persi di vista, però ci lega ancora un grande affetto. Ha fatto bene a ritirarsi, con tutti quei soldi che ha guadagnato in Cina… Quale era un pregio del Pocho? La voglia di migliorarsi sempre. Ve lo ricordate quando arrivò a Napoli? Era un po’ selvaggio sia nei modi di fare sia a tavola. Ben presto, però, capì l’importanza di prendere cura del suo corpo. Adesso è un figurino. Questa sua voglia di diventare un uomo e un calciatore migliore lo portava ad affinare la tecnica durante gli allenamenti, inoltre, a parte una grande esplosività dal punto di vista fisico, aveva una soglia del dolore molto alta. Non voleva mai stare fuori per infortunio. Mi diceva: ‘Dottore, devo giocare. Mi faccia un antidolorifico, perché devo scendere in campo’. E così, a volte, ha giocato nonostante una costola incrinata o una spalla lussata. La Coppa Italia del 2012 un bel modo per salutare da campione? Serata emozionante. Gli sarò sempre grato. Merita tutte le fortune del mondo. Non ha mai dimenticato le sue origini, come dimostra il centro di accoglienza per bambini aperto nella sua città natale a Rosario".







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