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De Laurentiis: "Superlega, Napoli e SKY vi dico tutto. Maradona fortuna e sfortuna dei napoletani. A 19 anni caricavo i camion"


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Pubblicato nella sezione Interviste
De Laurentiis: Superlega, Napoli e SKY vi dico tutto. Maradona fortuna e sfortuna dei napoletani. A 19 anni caricavo i camion

Lunghissimo intervento di Aurelio De Laurentiis nel corso del Passepartout Festival: "Sono arrivato a Napoli che la conoscevo poco, ho visto che c'era tanta gente avvilita".


Aurelio De Laurentiis torna a parlare, il presidente del Napoli è stato l'ospite d'onore del Passepartout Festival. Tanti gli argomenti affrontati dal patron del club azzurro (dichiarazioni tratte da Il Napolista). "La Superlega? Sono riuscito a smascherare Blatter quando stava alla Fifa, Platini quando era alla Uefa. Adesso non sono riuscito ancora a dedicarmi a fondo al ripianamento totale del calcio a livello mondiale. La Superlega è figlia del fatto che le organizzazioni del calcio, le istituzioni, pensano di fare loro gli istituzionalisti con i soldi nostri, con i nostri investimenti. Che interesse ha un Real Madrid, una Juve, un Napoli a fare la Champions indebitandosi per poter fatturare 70-80-90-100 milioni in più se se ne sono spesi 200-300? Non quadra. Io faccio parte dell’Eca, ho sempre detto ad Agnelli che stava sbagliando con la Superlega perché loro volevano diventare gli attori principali del sistema, ma invece democraticamente bisogna lasciare la porta aperta a tutti. Dobbiamo stabilire un’altra competizione togliendola alla Uefa, tenendo la Uefa come segretariato generale, dando noi alla Uefa un x% sulle revenues e non facendoci pagare noi dalla Uefa. Io adesso ho 18 calciatori del Napoli in giro per campionati europei: se qualcuno si rompe e non mi torna sano per sei mesi, chi mi ripiana quei 100 o 50 milioni? La Uefa? No, e io perché ho dovuto prestare il mio calciatore? Per prendere degli spiccioli? Tu fatturi 3 miliardi e mezzo in 15 giorni? Allora ti devi sedere a tavolino e dobbiamo rivedere la situazione. Agnelli, Perez e gli altri hanno sbagliato ma non a dichiarare che il calcio è diventato fallimentare per colpa delle istituzioni. Gravina, persona rispettabilissima, ha annunciato grandi cambiamenti, ma come mai sono due anni e mezzo che sta lì e non ha fatto abolire la legge 91 che è di 40 anni fa? Perché non ha fatto abolire la legge Bossi-Fini sulla libera circolazione degli extracomunitari che costerebbero di meno e agevolerebbero le squadre meno importanti, che è del 2001? Perché non ha dato un calcio alla legge Melandri? Il calcio cambia, va modificato di anno in anno, è questo che non si vuol capire. Loro rispondono da istituzionalisti. Le loro risposte sono sempre sì, no, va bene vediamo, ci pensiamo".

De Laurentiis ha poi fatto riferimento alla storia: "Ora per fortuna abbiamo Draghi, perché senza economia non possiamo fare politica e lui è un grande economista. Di Draghi ho parlato a marzo dell’anno scorso, a Radio Capital. Mi aveva fatto i complimenti dopo la vittoria del ricorso contro la Juventus. Pur essendo juventini, quelli della radio mi chiesero che ne pensassi. Dissi che era un gentiluomo, un amico e quello che ci vorrebbe in Italia. Non bisogna solo avere i famosi 250 miliardi del Recovery, bisogna riuscire a indebitarsi per migliaia di miliardi, aprire cantieri, unificare un territorio che non è mai stato unificato. I problemi dell’Italia sono la malavita organizzata, che lo Stato non riesce a sconfiggere, e la mancata unità del territorio. Napoli era capitale nel ‘600 e nel ‘700, era una capitale europea terza solo a Parigi e Londra e da lì molti venivano a Napoli. Napoli nel ‘700 aveva il sistema fognario, pensi che ci sono alcune città in Sicilia che lo hanno avuto solo un decennio fa. Napoli è stata la prima nel mondo ad avere l’acqua corrente nelle case. Non voglio diventare borbonico ma Cavour è stato un gran paraculo a mandare Garibaldi a fare manfrina con la mafia in Sicilia per poter fare l’Italia unita. La ricchezza dei Borboni a Napoli era gigantesca, loro si sono portati via tutte le riserve d’oro e l’unificazione non è avvenuta sul piano territoriale. Quando ho visto l’Italia giocare e i calciatori cantare tutti insieme l’inno, rispetto ai turchi, con passionalità, mi ha fatto piacere. Al Sud non si sono mai fatte opere su scuole, infrastrutture, manca tutto. Se io fossi un politico comincerei a levare i sindaci dalle città, perché non sono capaci di gestire la res publica dal punto di vista imprenditoriale e manageriale. Se si danno 9mila euro lordi al mese a una persona, quella ruba o sta lì per fare la carriera politica a Roma. Non sono capaci. Si rende conto di cosa significa amministrare una città? O si è un genio o un impostore, e poiché sono contro gli impostori dico che per Napoli dovremmo prendere il miglior manager tedesco. Infatti a Capodimonte abbiamo un bravissimo gestore francese, formidabile, straordinario. I cittadini che ne sanno di gestione di res publica? Finiscono per votare il colore politico per cui tengono, a parte i brogli che ci sono sempre stati. Ci vorrebbe una commissione di saggi di 20 persone che scelgono l’amministratore più giusto".


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De Laurentiis prosegue: "Sono arrivato a Napoli che la conoscevo poco, perché la mia famiglia era napoletana, ma non conoscevo la trasformazione dei napoletani, che si erano un po’ avviliti, intristiti, abbandonati. Qualcuno mi diceva di non farlo, decisi di fare di testa mia. Sono un visionario, ma non sono un pazzo. Nella baia di Napoli ci sono una serie di yacht alla fonda ma non si possono tuffare in acqua perché l’acqua è una merda. La gente usa i porti di Fondi e Civitavecchia perché il fondale del porto di Napoli è troppo basso. Ho dato tante idee. Ci vogliono vent’anni per fare una metropolitana. Perché De Luca è antipatico ai politici? Perché è un uomo del fare e chi fa diventa sgradevole perché per fare a volte devi sfanculare e questo alla gente non piace. Io lo posso fare perché non ho cadaveri nell’armadio, molti stanno zitti perché ce li hanno".

De Laurentiis poi propone: "Convincerei lo Stato a prendere misure importanti sul piano infrastrutturale. C’è una grande cultura partenopea, anche cultura di strada, che non va abbandonata, ma mutuata come attrattore sui visitatori. Alla città manca una classe dirigente con le palle, che abbia coraggio, e il coraggio viene se hai dei miliardi da investire. Il problema riguarda tutto il Sud. Se per andare a Reggio ci metto 5 ore e posso morire perché mi lanciano i sassi, vuol dire che il territorio non funziona. Se ancora stanno facendo la ferrovia per Bari su un progetto del 2011… Ha mai parlato con un soprintendente? Ce ne sono alcuni straordinari e colti, ma quando sento che a Firenze c’è un signore come Commisso che ha già speso milioni e lo stadio non glielo fanno toccare perché è un monumento… ma monumento de che? La gente ogni giorno è vessata e vuole andare allo stadio per sfogare e tu gli impedisci di modernizzarlo perché non si può toccare? La sovrintendenza è straburocratizzata e politicizzata quindi magari è contro Commisso perché è americano e rappresenta un potere da annientare".

"Il mio mentore? Ho avuto due mentori: uno è l’umiltà, che pure essendo figlio e nipote di, a 19 anni alle 4 del mattino caricavo i camion aiutando macchinisti ed elettricisti sul set prima di passare nel mondo della produzione creativa e distributiva. Dovevo imparare, stavo andando all’Università, avevo bisogno di lavorare. L’altro mentore è stato il vero amico incontestabile e senza pretese di riscontro è stato mio padre. È vero che suo padre le ha fatto crescere il suo rapporto con Napoli? Papà è andato via da Napoli negli anni ’30 per andare in Bulgaria e fondare un giornale. Mio zio Dino, che invece non aveva voglia di studiare, veniva mandato al Nord a riscuotere le cambiali dell’industria della pasta. Mio nonno lo vide arrivare dicendo che non gli piaceva quel lavoro, che voleva fare l’attore. Allora lo mandò a Roma al centro sperimentale, gli disse che se entro un anno non avesse avuto successo sarebbe dovuto tornare in azienda. Dino ci andò, ma come attore non ebbe successo, capì che il suo futuro era dietro la macchina da presa. Quando Mario Soldati fece due film importanti sul Lago di Como, Dino illuminò tutto il lago su Piccolo mondo antico, anche se c’era l’obbligo di non illuminare, e divenne famoso. Ponti se lo chiamò e nacque la Ponti-De Laurentiis. Mio padre è sempre stato la parte intellettuale del gruppo. Quando Dino volle andare in America stufo della legge Corona, noi abbiamo ricominciato daccapo con Renato Pozzetto. Pensi la vision di mio padre".

Cosa c’è in Maradona che convince Pennac a fare uno spettacolo su di lui? "Maradona è stato unico e irripetibile. La fortuna e la sfortuna è che lo hanno avuto i napoletani. I  napoletani non hanno capito che con un calcio malato e viziato dalle istituzioni non si può sempre vincere lo scudetto. Maradona gli ha portato due scudetti perché era un angelo del paradiso e della morte messo insieme. Faremo una serie tv in tre stagioni sulla storia del Napoli, la prima dal 1984 al 2001, dove c’è Maradona. La stessa operazione fatta sulla pallacanestro, con interviste a chi ha giocato in quel Napoli, ci saranno 150 intervistati calciatori e la storia del Napoli, con le partite e ciò che ci è stato dietro, in 10 puntate. Poi la storia del Napoli dal 1924, prima della sua nascita, con la storia del ciuccio, fino al 1984. Questa sarà la seconda stagione. La terza stagione saranno i 17 anni della mia presidenza".

Chi è il re di Napoli, oggi? "La simbiosi della città con tutto ciò che è bello, commestibile, mangiabile, odorabile, touchable. A Napoli c’è tutto questo. Napoli ce la può fare, ma non è Napoli, ripeto, è l’Italia che ce la deve fare, che è seduta ancora su se stessa, impaurita. Il Covid gli ha dato un bello schiaffone, mi auguro che l’abbia svegliata. Andate a votare, dico a tutti, e quando si vota nel weekend incazzatevi sapendo che andrete fuori, lo fanno apposta. Dobbiamo arrivare al 95% dei votanti, la res publica è nostra, è vostra, ma se la lasciamo gestire a degli idioti che se ne approfittano, penseranno di noi che siamo dormienti e che ci accontentiamo di un bicchiere di vino, di un’automobile e di un’amante. Ma non è così. Il Covid ci ha dato una sferzata che mi auguro che diventi trasformabile in positivo. Ormai anche i social sono abitati da gente che sono sa quello che dice. Poiché la gente legge sempre meno i giornali, perché sono in decadenza…".

Il rapporto con i giornalisti? "Io non ce l’ho a morte con i giornalisti. Le mie conferenze stampa sono animate perché fanno delle domande del piffero. Non è che non le voglio sentire, è che sono banali. Io li chiamo i pennivendoli, perché quando lei legge quello che c’è scritto sul Corriere dello Sport, sulla Gazzetta, su Tuttosport, gli articoli sembrano fatti con la carta carbone, possibile che nessun si inventi qualcosa? Ti pare che mentre un calciatore sta nello spogliatoio a concentrarsi, che c’è Manolas che dice le sue preghiere, bacia i santini, un altro con le mani giunte verso il cielo, chi ha la palla scesa, il pisello a destra, arrivano loro con le telecamere e dicono di avere il contratto con Sky? Quando dico che il calcio non funziona, è perché siamo vecchi. A me danno del visionario, preferisco avere una vision. Purtroppo quando ha cominciato Sky, era una signora televisione, di stile anglosassone, fortissima, oggi se vede la Rai o Mediaset sono addirittura meglio, perché hanno imparato da quel modello e si sono migliorate".


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