Danilo: "Smettere sarà terrificante. Juventus? Vi dico chi sono Buffon e Agnelli"
L'ex calciatore della Juventus, accostato anche al Napoli, ha ripercorso alcuni momenti della sua lunga carriera che finirà tra un anno.

Danilo, ex calciatore del Manchester City e della Juventus, ha rilasciato un'intervista a Globo ed ha ripercorso alcuni importanti momenti della sua carriera. Inoltre ha analizzato come potrebbe essere la sua vita una volta appesi gli scarpini al chiodo.
Queste le sue parole: "È un po' spaventoso, inizia una nuova vita. Non so cosa farò. Anche se restassi nel calcio, sarebbe un nuovo ruolo. Non ho problemi a dire che è terrificante pensare di smettere di giocare a calcio. 2026 ultimo anno? Si. È terrificante (ride). Sono andato all'América-MG quando avevo 13 o 14 anni. Da quell'età fino ad oggi, ho giocato a calcio ogni giorno per almeno dieci mesi all'anno. È quello che so fare, quello che sa fare il mio corpo, la mia mente".
Sulla Juventus: "Il club più importante della mia vita, non l'ho mai nascosto. Per tutto quello che ho vissuto lì, per la città e la storia. Pensavo che la mia carriera fosse destinata a finire nella Juventus, ma la vita è folle, le cose hanno preso una piega diversa. L'ex presidente Andrea Agnelli mi ha insegnato molto su come si può essere professionisti, vivere per il proprio club, la propria azienda: con amore, passione, dedizione e sentimento. Lui ha vissuto così per la Juventus. Un atleta che considero il mio idolo è Buffon. Quando sono arrivato alla Juventus, lui era già in una fase diversa: era andato al PSG ed era tornato, ma non ha smesso di essere se stesso. Ti guardava come persona. Era un grande maestro. Ogni volta che ho bisogno di una parola, di qualcosa sul calcio, e ho bisogno di ascoltare qualcuno, lo ascolto. Lo chiamo o mi manda un messaggio audio. Ho pianto quando Alex Sandro se n'è andato. La Juventus è una questione di famiglia. È dove sono cresciuti i miei figli, il club in cui mi sono ritrovato come persona e come atleta. Ho abbracciato la causa e ho creato un legame incredibile. Sono sempre stato una specie di figura paterna per i ragazzi, per tutto il gruppo. Quando ho lasciato la Juventus, il modo in cui me ne sono andato è stato molto difficile. Ma stiamo parlando di persone, non dell'istituzione. Quando ho rivisto i miei compagni di squadra quando ero negli Stati Uniti con il Flamengo, mi sono sentito in pace. Il mio cuore mi ha detto che avevo fatto un buon lavoro".
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