D'Aniello: "Coronavirus? L'Italia non è una nazione! Il Napoli che sogno, il colpevole della rivolta e Messi..."

Il noto allenatore è intervenuto ai nostri microfoni per partecipare alla rubrica "Incubo Covid-19 e il Napoli che sogno" tra riflessioni e voglia di rinascita.
Sono giorni dolorosi per l'Italia che conta le vittime del maledetto coronavirus che sta mettendo in ginocchio anche l'economia del nostro Paese. Ma dobbiamo guardare oltre, perchè il rischio di essere fagocitati dalla disperazione è dietro l'angolo e si rischiano ulteriori danni per le generazioni che dovranno raccogliere il testimone e contribuire ad una rinascita complessiva. Con la rubrica "Incubo Covid-19 e il Napoli che sogno", proviamo ad indagare su come stanno vivendo questa difficilissima parentesi storica giornalisti e personaggi dello sport ai quali abbiamo chiesto un pensiero positivo per avvicinare il "nuovo che avanza". L'ospite di oggi è Pasquale D'Aniello, allenatore.
Assodato che il calcio in questo momento non è la priorità, come vivi le tue giornate e che consiglio/parere senti di dare al di là delle leggi e regole varie?
"Sinceramente oltre al rispetto della regola principale, ovvero quella del restare in casa non mi sento di dare ulteriori consigli. Come dice Klopp, del resto, ognuno deve fare la sua parte nel suo ambito e dunque non mi sento in grado in questo momento di partorire idee utili alla collettività in relazione all'emergenza. Più che altro, sfruttiamo questi giorni per riflettere e approfondire di più alcuni temi e argomenti che ci stanno a cuore".
Domanda banale, ma necessaria: cosa ti ha insegnato o ti sta insegnando questo momento storico per l'Italia?
"Più che insegnare qualcosa, mi sta confermando che l'Italia non è una nazione. Non siamo e mai saremo un popolo. Ci sono troppe differenze culturali tra varie zone del Paese. Inoltre l'italiano medio è pigro, non è curioso, e preferisce accodarsi alle idee "dell'oratore di turno". Questa tragedia dà una grande occasione al meridione d'Italia per puntare i piedi e rialzar la testa, ma allo stesso tempo ho il gran timore che questa occasione non si concretizzerà!".
Messi e tanti altri calciatori dicono "no" al taglio degli stipendi a causa dell'emergenza. Il tuo punto di vista
"Messi e tutti gli atleti che lavorano nelle massime leghe di ogni nazione non dovrebbero avere nessuna voce in capitolo. Questa è una emergenza mondiale, perdono i governi, perdono gli imprenditori, perdono le società che li pagano, e perdono pure loro: amen! La vergogna è che un'altra, ovvero che il taglio dai compensi dovrebbe partire proprio da loro che possono assorbire una annata con un introito minore sopratutto se può servire a tenere in piedi il carrozzone che arricchisce loro, ma cosa più importante, dà lavoro ad una marea di addetti ai lavori che prendono la paga di un impiegato medio. Perchè nel calcio, allenatori, dirigenti e staff tecnico hanno il contratto collettivo per la loro categoria lavorativa, mentre le altre figure sono dei semplici lavoratori subordinati come un operaio di azienda".
Nel rispetto di tutti, ma facendo emergere il bambino che è in noi e che ama il calcio, che Napoli sogni guardando già al prossimo anno?
"Sogno un Napoli propositivo come quello di Sarri e operaio come quello di Walterone Mazzarri. Gattuso - sul quale sono stato sempre scettico per motivi extra-tecnici - sta dimostrando di essere una persona che ama il lavoro che fa e non il classico ex calciatore che allena solo per inerzia o per grazia ricevuta: lui è uno che cerca di proporre calcio ma con la serenità e l'umiltà di chi non si vergogna di mettersi il coltello tra i denti e mettersi a soffrire come la regina delle provinciali. Sogno un Napoli col rinnovo di Ciro-Dries Mertens e di Josè Callejon, prevedendo per loro un ruolo importante in società e non di facciata: questi uomini hanno dimostrato di aver dato l'anima per questa maglia e questa città. Anni di cuore e abnegazione non possono essere cancellati da una "rivolta" dove i giocatori hanno sicuramente sbagliato - come anche la società - ma il maggior colpevole di quella scellerata gestione se ne è andato oltremanica a rimpinguare i conti correnti di famiglia (chiara l'allusione ad Ancelotti) senza il minimo rispetto per l'intelligenza di noi persone perbene che, come si dice a Napoli, ne sapimmo canzoni".







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