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D'Amico, Newell's Old Boys: "Messi, sapete perchè è andato al Barcellona? Era malato, la verità"


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Pubblicato nella sezione Interviste
D'Amico, Newell's Old Boys: Messi, sapete perchè è andato al Barcellona? Era malato, la verità

Il vice presidente del club argentino ha parlato di Leo Messi nel corso dell'intervista rilasciata a tuttomercatoweb.com.


Cristian D'Amico, vicepresidente del Newell's Old Boys, ha parlato di Messi e Maradona in un'intervista rilasciata a tuttomercatoweb.com: "Fin dall'inizio della sua carriera Messi ha fatto vedere a tutti di essere un calciatore esemplare, un professionista dentro e fuori dal campo. Non è certo casuale vincere per ben sei volte il Pallone d'Oro... Anche se nella passata stagione il suo Barcellona non ha fatto una grande Champions League, Messi è stato protagonista individualmente sia in Europa che in tutte le altre competizioni alle quali ha preso parte. Credo che nessuno abbia raggiunto i suoi livelli nel 2019 e questo è stato sicuramente abbastanza per meritarsi un altro Pallone d'Oro".

Da argentino e uomo di calcio, pensa che Leo abbia eguagliato anche le gesta di Maradona?


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"Sono due personalità differenti, hanno giocato in epoche ben diverse tra loro ed è molto difficile compararli. Maradona ha abbagliato il mondo intero con le sue giocate e la sua gambeta, basta ricordare che è stato proprio lui a segnare il miglior gol della storia dei Mondiali. Dal canto suo, Messi è invece un calciatore che sta portando avanti una carriera lunga e incredibile, con un rendimento altissimo e tanta costanza nello stesso club che lo ha visto debuttare tra i professionisti. Da quando ha lasciato la Lepra, Leo ha giocato infatti sempre e solo nel Barcellona e questo lo ha aiutato a concentrarsi principalmente sul calcio per consacrarsi e mantenersi ogni anno battendo record su record. Più che paragonare Messi a Maradona, evidenzierei quindi le similitudini che li accomunano: entrambi sono mancini e saranno sempre i migliori al mondo della loro rispettiva generazione. E tutti e due sono del Newell's, non ce lo dimentichiamo".

Già, perché se al Newell's Maradona ha giocato nel 1993-1994, Messi vi ha mosso addirittura i suoi primi passi da calciatore prima del grande salto nella Masía.

"Tutti noi tifosi del Newell's conserviamo gelosamente le immagini di Leo con la camiseta rossonera. A quell'epoca era ancora un ragazzino, dagli 8 ai 13 anni, ma aveva già le stimmate di un crack. Conosciamo ormai tutti a memoria le storie che tramandano quotidianamente i suoi allenatori e i suoi ex compagni di squadra nel nostro settore giovanile".

A livello personale, c'è un ricordo speciale che la lega a Messi?

"Oltre al momento in cui ho potuto conoscerlo personalmente e realizzarci una gran bella conversazione, ricordo con piacere un aneddoto in particolare. Un giorno il Newell's stava giocando nel vecchio Estadio El Coloso del Parque, era metà 2005, Messi aveva debuttato col Barcellona ed era già diventato una rivelazione per il mondo intero. All'improvviso i nostri tifosi allo stadio iniziarono a indicare una persona che si era avvicinata fin quasi alla ringhiera intorno al campo da gioco: era un giovane come tanti, col cappuccio in testa, che stava assistendo a una partita della squadra del suo cuore, sostenendo i giocatori che aveva sempre ammirato, in mezzo alla sua gente e quasi senza che nessuno lo notasse. Quel ragazzo era proprio Leo Messi, accompagnato da un paio di amici mentre faceva ciò che gli piaceva di più. Quando la gente iniziò ad accorgersi di chi fosse, però, non gli restò altra opzione se non dirigersi in un settore diverso dello stadio".

Che rappresenta per il Newell's essere il club dove è iniziata la sua carriera?

"In primis è un grande orgoglio che il miglior calciatore del mondo si sia formato nella cantera del nostro club. Perché parla bene della nostra società e dà importanza a tutto il nostro lavoro di formazione, che è sempre stato una caratteristica intrinseca del Newell's. Da tifoso rossonero, poi, il fatto che Leo ci ricordi in continuazione ci riempie di allegria e di emozione. Messi parla spesso del suo desiderio di vestire, un giorno, la maglia del club del suo cuore e questo, ovviamente, fa commuovere ogni volta tutti noi Leprosos".

C'è il rimpianto di non averlo visto diventare grande proprio con questa maglia? Se non fosse stato per la sua malattia, l'ipopituitarismo, magari oggi si racconterebbe una storia diversa.

"Ci sarebbe davvero piaciuto vederlo debuttare in Primera División argentina col Newell's. Sono sicuro che così facendo Messi avrebbe realizzato il suo sogno nel cassetto di quando viveva a Rosario. Ma alla fine, purtroppo, le cose non sono andate in questo modo. Se ci guardiamo indietro, non possiamo che rimpiangere la condizione in cui era il nostro club quando la famiglia di Leo decise di portarlo nella Masía, a Barcellona: non c'erano i soldi per pagare le sue cure. Fu un periodo buio per noi, aver lasciato partire un nostro figlio sportivo è stato solamente una delle cose negative di quel Newell's, ma per fortuna ora abbiamo voltato nettamente pagina".


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